Danilo Rea a Bertinoro con lo scrittore Luca Damiani

È legato alla Romagna, Danilo Rea, «per i tanti amici che ho in questa regione, per la cucina, per la sua incredibile popolazione… Anche le vicende recenti hanno dimostrato che qui se si ha un problema ci si rimboccano le maniche con forza e determinazione: un esempio per tutti noi italiani!». Danilo Rea, che era stato recentemente ospite alla chiesa dei Servi di Forlimpopoli, torna su un palco romagnolo questa sera alle 21.30, a Bertinoro in piazza della Libertà (e non a Fratta Terme come originariamente annunciato), su invito di “Entroterre Festival” e di “Bertinoro Estate” insieme a Luca Damiani, che di “Entroterre” è direttore artistico. Il jazzista romano (nato però a Vicenza) e lo scrittore e conduttore radiofonico propongono Invenzioni a due voci, un format collaudato in cui il musicista improvvisa al pianoforte melodie nate dai suggerimenti, musicali e non, del suo compagno di strada.

«Luca è colto e intelligente – commenta Danilo Rea – e queste sue qualità ci permettono di lavorare a braccio sulla musica e sulle parole, qualcosa che mi piace molto»: tanto che ha scelto di inserire l’impegno romagnolo fra i vari altri dell’estate.

«Impazzirò, infatti! – commenta l’artista con comica disperazion –. Il giorno prima e il giorno dopo sarò in Sicilia con Fiorella Mannoia in un tour che ha visto moltiplicarsi le date. All’impegno di Bertinoro però tenevo molto… e poi questa è la vita del jazzista, che collabora con diverse formazioni anche in contemporanea: e vive di incontri. Sono abituato a questi ritmi da 23-24 concerti al mese, e mi diverto ancora tanto. Poi l’emozione amplificata che deriva dal contatto con il pubblico ripaga di ogni fatica!».

Quindi la lontananza dal palco negli anni della pandemia le è pesata.

«All’inizio del lockdown, abbiamo fatto tanti collegamenti. Ma, lo ammetto, non sono molto social, inoltre ho proprio bisogno, quando suono, di sentire l’energia di chi ascolta, l’applauso… ma anche il colpo di tosse, e quando suono da solo, suono in modo diverso. Quindi è bello che quest’anno finalmente siamo tornati a non essere più sospettosi del contatto con gli altri, cosa che reputo una grande vittoria».

Lei ha una lunga e brillante carriera alle spalle, con studi classici ma anche un grande interesse per il rock e il pop. E l’improvvisazione?

«Improvvisare è la libertà assoluta, quando però sai come gestirti. Occorrono infatti esperienza e maturità, senso della regia di quello che stai facendo per non rischiare di perdere il filo. Io, a questo punto della mia strada artistica, mi siedo al piano e non so né da dove comincio né dove finirò: ma propongo agli spettatori melodie innanzi tutto note a loro, attraverso le quali intesso un viaggio che emoziona prima di tutto me, perché impiega brani e sonorità che fanno parte della colonna sonora della mia vita e che voglio condividere».

Ma il pubblico lo comprende?

«Certo, è un vero e proprio dialogo. Il pubblico riconosce quello che gli indico, e mi segue: e ogni volta si crea qualcosa di diverso, una storia in musica di cui non devi leggere o interpretare il testo. Ecco, se si vuole fare un parallelo, il musicista classico è come un attore, invece chi improvvisa è un compositore, del tutto estemporaneo».

A Bertinoro tornerà a improvvisare con il suo piano solo.

«Sì, certo, come dicevo, un’avventura e un dialogo sempre nuovi. E in autunno probabilmente proporrò qui in Romagna un altro appuntamento di storie in musica per il suo bellissimo pubblico». Libero.

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