Proseguono fino a mercoledì 14 ottobre alle 21, al teatro Stignani di Imola, le 10 repliche dello spettacolo di prosa “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” coproduzione del Teatro dell’Elfo e Stabile di Torino. Spettacolo intrigante, è tratto dal romanzo di Mark Haddon, adattato da Simon Stephens per una pièce londinese nel 2012; dopo la traduzione di Emanuele Aldrovandi, è ora in Italia per la regia di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani dell’Elfo di Milano, con le musiche originali di Teho Teardo e dieci attori sul palco. Racconta del quindicenne Christopher colpito da sindrome di Asperger (disturbi che possono ricondursi all’autismo). Da appassionato di Sherlock Holmes quale è, il ragazzo indaga sulla morte del cane dei vicini; la sua inchiesta lo condurrà da tutt’altra parte, a riscoprire cose di sé e dei suoi stessi genitori, eventi che faranno luce anche sul perché della sua condizione disturbata. Il ruolo dell’adolescente protagonista è affidato a Daniele Fedeli (1994), originario di Montecelio vicino a Tivoli, menzionato fra i giovani attori di interesse al Premio Hystrio del 2012, quand’era solo 18 enne e in giuria c’era il regista Ferdinando Bruni.

Dalla sua biografia, Fedeli, sembra non aver fatto altro che il teatro.

«Diciamo che la mia strada è stata chiara fin dall’inizio. A Montecelio mio padre aveva una compagnia di teatro amatoriale e fin da piccolo seguivo le rappresentazioni. A 12 anni mi buttò sul palco in una “Medea”. Ho continuato a fare teatro durante il liceo e subito dopo ho dato vita a un mio gruppo».

Non si è iscritto prima a qualche accademia?

«Rifiutai di fare dei provini perché sentivo che la mia formazione stava già procedendo in maniera autonoma e giusta. Capivo subito i meccanismi teatrali e vocali, gli argomenti trattati, avevo capacità intuitiva e soprattutto imitativa. Sono stato favorito in questo da mio fratello Mario Fedeli, di undici anni maggiore, che si è formato a Milano alla “Paolo Grassi”. Con lui e con la sua compagna ho fatto teatro per anni. Poi, l’arrivo della loro primogenita mi ha lasciato da solo; così tre anni e mezzo fa, con la mia compagna Maria Bacci Pasello, pure allieva della “Paolo Grassi”, mi sono trasferito a Milano».

Ed è arrivato al Teatro dell’Elfo.

«Non subito; prima ho cominciato nella compagnia indipendente Phoebe Zeitgeist di Giuseppe Isgrò e Francesca Frigoli, ho pure conosciuto Alberto Astorri e Paola Tintinelli dell’omonima compagnia. Isgrò mi ha presentato a Ferdinando Bruni che mi aveva visto nel 2012 al Premio Hystrio e mi ha proposto la parte di Christopher».

I gruppi con cui collabora manifestano interesse per la ricerca, complice forse gli studi che ha compiuto su Carmelo Bene?

«Certamente, dal 18 ai 20 anni, facendo teatro con mio fratello, ci siamo imbattuti in questa figura che non conoscevo e che ci ha rapito. Bene portava una visione del teatro tutta diversa da quella che praticavo; ciò che più mi ha aperto è stata la sua ricerca vocale, ha cambiato il mio modo di concepire l’uso della parola. Ogni qualvolta devo emettere un suono, mi concentro sulla musicalità con cui viene emesso».

Il suo interesse potrebbe trovare stimoli in una compagnia come la Societas cesenate.

«A dire il vero la Societas è il gruppo con cui preferirei lavorare, quello che più mi interessa. A Milano ho visto Chiara Guidi e Claudia Castellucci in “Nel regno profondo perché sei qui”, strepitose. E mi piace tantissimo Romeo Castellucci per la potenza dell’immagine, anche politica, così legata alla “polis”. Amo pure l’autenticità del Teatro Valdoca di cui ho seguito un laboratorio».

Quale interesse incontra per lei uno spettacolo come “Il cane” più legato alla prosa tradizionale?

«È importante per introdurmi a un mondo teatrale e a un pubblico che non conoscevo, con la compagnia del Teatro dell’Elfo che racchiude un pezzo di storia del teatro italiano. Ci siamo subito intesi e anche in questo spettacolo, dove sono sempre in scena per due ore e mezza, trovo momenti di autonomia».

Il teatro l’ha pure condotta a spettacoli musicali.

«“Felina” è il mio ultimo progetto musicale insieme a un amico chitarrista. Consiste in 45 minuti di improvvisazione musicale e vocale. I musicisti improvvisano in libertà, mentre io scelgo poesie di vari autori, da Lorca a Ginsberg, che liberamente rielaboro, le rimescolo, le cito per frammenti, come se fossi un cantante. Frutto, pure questo lavoro, del mio studio su Carmelo Bene e del mio interesse per la Societas». Info: 0542 602600

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