Damiank: voglio trasmettere positività

Lo scorso anno in pieno lockdown, il Corriere Romagna aveva sentito Damiano Ramberti, in arte Damiank, in occasione dell’uscita del singolo “Vorrei vedere il mare”. A distanza di 12 mesi il giovane artista esce con una seconda canzone “4/5 portaceneri”, il primo di una serie che pubblicherà nel corso di tutto l’anno, a cadenza mensile, per trovare nuovi stimoli e poter sfruttare questo tempo di quarantena.

Damiank, a distanza di un anno dall’inizio della pandemia che ha investito il mondo esce il suo nuovo singolo. È una coincidenza o la cosa è voluta?

«Diciamo pure che è una coincidenza, in realtà dall’anno scorso non mi sono ancora fermato: sicuramente con la pandemia è aumentato il tempo libero e quindi anche il tempo che riesco a dedicare alla musica».

“4/5 portaceneri”: perché mai questo titolo?

«Il portacenere è un simbolo, spesso diamo poca importanza ai dettagli, a me piace invece riempire di significato oggetti e situazioni della vita quotidiana. Che poi alcuni mi hanno fatto notare che si usa più spesso il termine “posacenere”, ma ormai è troppo tardi…».

Nella canzone cita Rimini, cosa rappresenta per lei?

«È la mia città, molte delle storie che racconto nelle mie canzoni sono state ispirate o ambientate o Rimini. È il luogo in cui sono cresciuto e con cui ho stretto un forte legame, dal punto di vista creativo mi stimola molto e sento come un senso di responsabilità nei suoi confronti che mi sprona a scrivere e descrivere ciò che vedo con occhio critico».

Come ha vissuto lo scorso anno allo scoppiare della pandemia?

«Come tutti, in casa. Però ho avuto l’enorme fortuna di poter dividermi fra studio e scrittura di brani musicali e questo è stato molto utile per far fruttare il tempo passato in casa. Questa condizione mi ha aiutato ad affrontare meglio la pandemia e le gravi conseguenze che ha portato».

#andràtuttobene, come si diceva?

«Sicuramente usciremo da questo periodo e ce ne ricorderemo per molto tempo. Bene o male dipende dai punti di vista, la speranza che nutro è che tutto possa concludersi entro breve e nel migliore dei modi».

La musica, in quarantena, può essere salvifica?

«Assolutamente! La musica impegna il corpo e la mente, permette di viaggiare pur standosene a casa, fa pensare e rilassare: sicuramente ha aiutato molti (tra cui il sottoscritto) a dare un senso a questo tempo molto particolare».

Com’è nata la passione per la musica?

«Non saprei dire come, ma è nata quando ero molto piccolo: rimanevo affascinato dalle canzoni alla radio, dai musicisti di strada, dalle colonne sonore dei film. Da più grandicello, verso i 12 anni, il Conservatorio mi ha dato modo di sistematizzare le conoscenze che avevo acquisito e mi ha fatto assaggiare la potenza e l’universalità del linguaggio musicale. Da quel momento in poi mi sono convinto che nella mia vita avrei avuto a che fare con la musica».

Quale messaggio le piacerebbe arrivasse con il suo singolo?

«Mi piacerebbe che venisse cantato e ballato e che trasmettesse un po’ di positività, poi ognuno è libero di interpretare la canzone liberamente».

E adesso?

«Il 26 marzo è uscito “Cringe”, una canzone a cui ho lavorato in questo ultimo mese assieme a Pietro Piccari. Progetto poi di fare una o piu uscite al mese per tutto il 2021, quindi state allerta, ci sarà tanta nuova musica in arrivo».

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