Dalle cozze alle alghe, così il mare diventa un hub biotecnologico

Coltivare cozze può voler dire fare un “carbon sink blu”: i molluschi, infatti, sono in grado di “sequestrare” l’anidride carbonica che si trova in acqua per realizzare i loro gusci. Ogni 3 tonnellate di cozze fresche una sarebbe quella della CO2 intrappolata. Ma questi animali, oltre a comporre con il mercato ittico un’economia per chi il mare lo vive, possono anche far chiudere il cerchio: i gusci, che normalmente dopo una spaghettata si butterebbero, si trasformano di nuovo in cibo. Basta triturarli e addizionarli a ciò che tutti i giorni mangiano le galline per aumentare la resistenza dei gusci delle uova. Ecco, questo è un esempio di un’economia circolare. Ed a questo sta puntando Enea con la realizzazione della Blue Biotechnology Community, un hub delle biotecnologie blu per la sostenibilità del Mediterraneo. All’Omc di Ravenna partecipa anche Cristian Chiavetta, del Laboratorio di valorizzazione delle risorse nei sistemi produttivi e territoriali dell’Agenzia nazionale che si occupa di sviluppo economico sostenibile. Enea è impegnata nel progetto della “comunità blu” e ha nell’Adriatico una delle sue centralità. L’attività di ricerca riunisce dieci partner di otto Paesi rivieraschi: oltre all’Italia, ci sono la Spagna, la Francia, la Grecia, la Slovenia, il Portogallo, la Croazia, il Montenegro. «Nelle città costiere e, in particolar modo, nelle isole minori, è possibile proporre un nuovo approccio sostenibile che ci permette di valorizzare diverse peculiarità in modo molto efficace – spiega Chiavetta – La crescita blu, sostenibile, ha una potenzialità enorme di sviluppo, può generare una crescita economica con una contestuale tutela dell’ambiente – prosegue – I porti rappresentano l’anima di queste città».

L’intera iniziativa della Blue Biotechnology Community è coordinata dall’Enea e ha un finanziamento di 1,5 milioni di euro. I laboratori sono impegnati a sperimentare diversi progetti come quelli dei gusci dei molluschi. Ma un filone particolarmente promettente è l’uso di microalghe per bonificare siti marini contaminati e, allo stesso tempo, produrre energia. Secondo stime della Commissione europea l’economia blu occupa in Europa circa 4,5 milioni di persone, generando un fatturato pari a 660 miliardi ogni anno. In Italia si tratta di una fetta molto importante: l’intero comparto, se fosse tutto insieme, comporrebbe una grande città. Infatti, conta circa 530 mila occupati. Una delle parole chiave del futuro e della sostenibilità può essere, secondo Chiavetta, «rigenerazione». «È una regola che non vale solo per gli spazi in ambito urbano – aggiunge – Bisogna andare oltre la visione di conservazione degli ecosistemi e creare modelli di sviluppo. Si può riportare l’ambiente, quanto più possibile, alle sue dinamiche naturali».

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