Dalle acque di pioggia a quelle reflue: strategie contro la siccità

Il cambiamento climatico mette a rischio la sicurezza dei territori. La repentina escursione dei livelli idrici minaccia l’equilibrio ambientale e idrogeologico. Ne sono prova tangibile i drammatici fatti di cronaca delle ultime settimane, che hanno riguardato anche la nostra regione, dove per altro continua lo stato di marcata sofferenza dei corpi idrici con l’unica eccezione del fiume Savio. «La crisi idrica di quest’anno – mette in guardia Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – è la settima in 19 anni a testimonianza di un accadimento che non è casuale, ma ormai endemico e che abbisogna di risposte strutturali anche sul piano della governance, oltre che in opere come quelle proposte nel Piano Laghetti, presentato da ANBI insieme a Coldiretti. È necessario – continua Vincenzi – ottimizzare e monitorare la distribuzione dell’acqua; bisogna infrastrutturare il territorio con nuove opere idrauliche ed invasi plurifunzionali per aumentare la capacità di trattenere le acque di pioggia, migliorando la salvaguardia idrogeologica e creando riserve per i momenti di necessità; infine, va affrontata la questione delle acque reflue, un’importante opportunità, per il cui utilizzo in agricoltura, però, servono innanzitutto assolute garanzie di salubrità».

In attesa di un piano infrastrutturale tanto fondamentale quanto complesso nella sua realizzazione, è importante ottimizzare consumi e gestione dell’acqua. In Italia, il suo consumo medio ad uso civile rappresenta il 20% di quello totale e una percentuale impressionante si disperde nella rete di distribuzione: circa il 42%, con punte in alcune regioni di oltre il 60%.

L’attenzione domestica e i comportamenti corretti dei singoli sono misure doverose, ma realmente strategico è il ricorso a digitalizzazione e tecnologie innovative, quali gli ultimi sistemi di scarico con impianti di riduzione di flusso. Lo sottolinea Carlo Capogrossi Colognesi, Amministratore Delegato e co-fondatore assieme a Luciano Brusadelli di Greenvest, una delle più innovative aziende italiane che opera sia nel settore dell’energia rinnovabile che della digitalizzazione del processo idrico.

«Il grande investimento tecnologico – spiega – è da farsi sulla rete idrica totale che si estende per 550mila chilometri, con sistemi di monitoraggio da remoto e tramite una rete di sensori».

Capogrossi punta soprattutto l’attenzione sull’agricoltura: «Dovranno essere cambiate le modalità di irrigazione e di coltivazione attraverso sistemi sostenibili che assicurino la giusta quantità di acqua necessaria alla pianta: i sensori posizionati sul suolo, accanto a una determinata pianta, indicano alla centralina collegata quando accendere il sistema di irrigazione in base alla quantità di umidità del terreno». Innovazione e digitalizzazione, insomma, come migliori alleati per fare fronte alla crisi idrica.

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