Dalla pensione torna in cattedra contro le piaghe web per i minori

Un esperto di cyber bullismo e rischi della rete, molto ricercato per corsi nelle scuole ed ai genitori.

Marcello Rocca, 67enne di Longiano, da qualche anno è in pensione ma lo cercano anche scuole lontane, per tematiche legate ai rischi della rete. Nei giorni scorsi ha fornito supporto anche a una scuola di Rende (Cosenza). «Hanno visto il mio profilo e alcuni video – dice Rocca – mi hanno contattato per una didattica a distanza da tenersi da febbraio ad aprile ed ho accettato. In questo momento poi collaboro con scuole di Cesena, Cesenatico, Savignano e Longiano dove ho appena realizzato un video. Insegnavo motoria, ma mi sono appassionato di informatica da oltre 30 anni. Così ho fatto corsi a Roma e mi tengo aggiornato. Sono il responsabile del progetto Cl@sse 2.0 della scuola secondaria di 1º grado “Via Pascoli” di Cesena. Dal 2018 faccio parte del Training team di joomla.it realizzando tutorial relativi alla gestione di siti web, dal 2014 al 2017 sono stato formatore per il Piano nazionale scuola digitale, mentre da oltre 10 anni svolgo incontri di informazione sull’uso consapevole del web. ll progetto si chiama “Per un web sicuro” e prevede tre moduli diversi: per famiglie, docenti e alunni con particolare riguardo a sicurezza online e privacy, pericoli della rete (cyberbullismo, sexting, adescamento online, pedopornografia online, ecc), sicurezza sui social network».

Bullismo e cyberbullismo

Rocca ha approfondito le tematiche legate alla prevenzione dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo, nonché ai pericoli derivati dalla pratica del sexting. Nel progetto “Per un web sicuro” inizia col chiarire l’aspetto legato all’età che gli alunni devono avere per potersi iscrivere ai social network più diffusi.

«In Italia l’età minima per Instagram è di 13 anni. Sotto tale soglia il consenso per essere ritenuto lecito dovrà essere prestato da chi esercita la potestà genitoriale. Ma non tutti i social rispettano la cosa. E quando si registrano per un account, spesso i giovani mentono sull’età. Occorre fare di più per evitare che questo accada. Sappiamo purtroppo che la verifica dell’età online è complicata ed è un tema che molte aziende nel nostro settore stanno affrontando».

Età a rischio

Si legge nel sito ufficiale di Google che per YouTube occorre compiere 13 anni. Si possono attivare la modalità con restrizioni per escludere potenziali contenuti inappropriati. «Ma nessun filtro è sicuro al 100%. C’è il Decreto n. 101 del 10/08/2018, per regolamentare l’età minima per iscriversi a un social network, ma non tutti i social lo rispettano. Nei prossimi incontri del Webinar “Identificare, prevenire e gestire fenomeni di bullismo e cyberbullismo” cercherò di capire come mai esiste questa difformità di utilizzo dei vari social. Concludo questa prima analisi dei fenomeni di bullismo e cyberbullismo, analizzando una delle pratiche più pericolose del web: il Sexting. Il termine sexting, derivato dalla fusione delle parole inglesi sex (sesso) e texting (inviare messaggi), fa riferimento ad una pratica diffusasi negli ultimi anni con la crescita a dismisura dell’utilizzo del web. Scambiare foto e video “piccanti”, con espliciti riferimenti alla sessualità, è diventata una “moda” tra giovani e giovanissimi. Sono purtroppo molti i casi negli ultimi anni che si sono tolti la vita a causa del sexting. A giudizio di molti psicologi, pediatri ed etologi che condivido appieno, questa pratica spesso viene incentivata, involontariamente, proprio dai genitori che già prima della nascita dei loro figli, postano sui social immagini e commenti. Sempre più spesso, sui profili degli adulti, vengono pubblicate le foto delle ecografie, del primo bagnetto, dei primi passi, dei primi compleanni con il video di un balletto e sottofondo di risate e applausi e tanto altro ancora. Questa sovraesposizione dei nostri ragazzi fa nascere la convinzione, errata, che ogni momento della vita possa essere resa pubblica, anche in situazioni intime e riservate».

Il risultato è che sui social si trovano immagini e video di ragazzine anche di 9-10 anni che danzano sensualmente in top e shorts e mostrano le loro forme. «Spesso poi queste stesse immagini e video, vengono scambiate con amici e amiche che per invidia, risentimento, vendetta, le rendono pubbliche con conseguenze devastanti per le vittime».

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