Dalla parte di medici e infermieri

Confesso di essere miope, in tutti i sensi, e attento al presente. Bisogna immaginare il futuro, certo, ma se oggi mi imbatto in una persona svenuta cerco di aiutarla e non perdo tempo a capire come passerà il Natale. Primo comandamento tenerla in vita, poi il resto.
Negli ultimi giorni il Corriere Romagna si è occupato più volte del Pronto soccorso di Rimini andato in tilt, con il personale sotto stress e i pazienti esasperati per le lunghe attese.
“C’è qualcosa che non va in questo cielo…” canta Vasco Rossi nel brano “C’è chi dice no” e ha ragioni da vendere. Le risposte dell’Ausl Romagna riportano al titolo del film di Filippo Vendemmiati dedicato a Pietro Ingrao: “Non mi avete convinto”.
Ora, che manchino medici e infermieri è risaputo e non riguarda solo questa regione.
Ma chi amministra è tenuto a risolvere i problemi, se sono stati commessi errori in passato bisogna correggere il tiro. Il fatto che la costa d’estate sia piena di turisti non è una novità: in tutte le località di mare cresce la domanda di prestazioni sanitarie. Se non sono dovute, bisogna creare un filtro prima che il paziente o non paziente arrivi al Pronto soccorso.
Se il meccanismo non funziona chi è al timone deve risponderne ai cittadini e ai dipendenti dell’ospedale, veri eroi in camice bianco come sono stati definiti da chi li rappresenta.
Non c’è dubbio che sia un errore il numero chiuso nelle facoltà di Medicina e che si paghi oggi il conto di scelte azzardate. Ma prima della reputazione dei manager vengono il diritto alla salute e il rispetto per chi è in trincea, spesso costretto a turni massacranti.
“C’è qualcuno che non sa più cos’è un uomo, c’è qualcuno che non ha rispetto per nessuno…”.
Mai una canzone è stata così attuale, grazie Blasco.

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