Dalla “lanterna magica” alla “fotografia vivente”

Il periodico Italia del 3 febbraio 1894 rende noto che durante una serata danzante in casa Massani, l’estroso conte Nino Spina sbalordisce gli ospiti con «uno spettacolo di projezioni di lanterna magica» imperniato su vedute di città e illustrazioni di quadri artistici. La notizia, anche se avvenuta un po’ in sordina, non è di poco conto: quella sera Rimini – probabilmente “a sua insaputa” – muove i primi passi nel campo della cinematografia. Aiutati, come sempre, dalle cronache dei vecchi giornali ripercorriamo la fase sperimentale di questa «stupefacente avventura» che susciterà tanto clamore.

Nel gennaio del 1897 – a tre anni da quell’esordio di casa Massani – Il MarecchiaL’Ausa e La Patria informano i propri lettori della presenza «nell’ex locale dell’ufficio telegrafico» del Cinematografo Edison, chiamato anche «fotografia vivente». Il primo periodico, di tendenza repubblicana, riferisce che «il pubblico riminese è accorso sino ad oggi numeroso a questo nuovo divertimento» e invita gli indecisi a non perdere «l’occasione per vedere un tale fenomeno scientifico» (23 gennaio). Il secondo, di indirizzo clericale, impressionato dalla bellezza delle immagini, sollecita gli abbonati a non lasciarsele sfuggire (23 gennaio). Il terzo, di orientamento liberale, oltre a ripetere le stesse meraviglie per un «prodigio» che «unisce il divertimento alle cognizioni scientifiche», dà anche le indicazioni sui prezzi d’ingresso: 30 centesimi per i posti distinti e 20 per quelli più popolari (20 gennaio).

L’interesse che queste prime prove di «fotografia vivente» destano nella gente è ben evidenziato nello stelloncino che troviamo su La Patria del 27 gennaio 1897: «Il sig. avvocato Luigi Bianchini, assessore della pubblica istruzione, ha voluto che gli alunni delle nostre scuole secondarie, accompagnati dagli insegnanti, assistessero ad un esperimento di cinematografia. E giovedì mattina l’Istituto nautico G.B. Ramusio, il Ginnasio e la Scuola Tecnica si sono tutti recati nel locale, dove prima era l’ufficio telegrafico, dove ora è in azione il cinematografo. Sono state riprodotte 12 o 13 scene migliori del repertorio. Gustatissime dagli scolari quelle del boulevard di Parigi, scena animatissima; quella del giardiniere burlato; l’arrivo del treno; il pittore; la danza serpentina. Sappiamo che gli insegnanti di scienze hanno poi spiegato nelle scuole i principi sui quali si fonda il fenomeno. Dobbiamo compiacerci che non si trascuri nessuna occasione per mostrare ai giovani i progressi della scienza, giunti oggi a un limite che apparirebbe portentoso ai nostri vecchi se potessero ritornare in mezzo a noi».

Dopo questo strepitoso debutto, Rimini continua ad essere deliziata da altre varianti di «illustrazioni in movimento». Ricordiamo il Cinematografo Sereni, che nel settembre del 1904 propone «bellissimi e istruttivi trattenimenti» all’interno di un padiglione innalzato in piazza Malatesta (L’Ausa, 17 settembre 1904), e il «Grande cinematografo a colori» assestato accanto al Villino Solinas che, nell’estate del 1905, tutte le sere propone «proiezioni esclusive» (L’Ausa, 27 maggio 1905).

Il susseguirsi dei «progressi della tecnica» rendono le “pellicole” sempre più coinvolgenti. Nel 1906 il «grandioso e sfarzoso Cinematografo Europeo Dacomo» invade la città di locandine che annunciano «strepitose sorprese della scienza». «In piazza Malatesta – riporta L’Ausa il 14 aprile 1906 – questa sera vi sarà l’inaugurazione del grande cinematografo, proprietario sig. Eugenio Dacomo. Il nuovo padiglione si presenta al pubblico con una magnifica facciata tutta intagliata ed indorata, decorata da otto bellissime figure di donna. Il pregevole lavoro è opera della rinnovata casa Gavioli di Parigi. Quello che assolutamente farà rimanere meravigliati sarà il “grande organo orchestra”, composto di tutti gli strumenti musicali; lavoro pure del Gavioli, di unica novità, di cui l’eguale si troverà alla prossima esposizione di Milano. L’organo sarà illuminato da 150 lampade elettriche. Tutte le proiezioni saranno a colori e le pellicole di 2400 metri di lunghezza dureranno 45 minuti. Fra molte novità si ammirerà: “Il regno di Luigi XIV” e i “Redivivi estratti dalle miniere di Parigi”. Il padiglione sarà illuminato sfarzosamente a luce elettrica e tutto funzionerà per mezzo di un motore della forza di 18 cavalli. Trattandosi di un trattenimento istruttivo e morale chiunque vi potrà intervenire. Al proprietario sig. Dacomo auguriamo affari ottimi».

Una settimana dopo questa sviolinata, il settimanale cattolico riminese – in questo momento molto attratto dalle moderne tecnologie -, ne aggiunge un’altra che termina con una particolare annotazione. Leggiamola: «Al cinematografo Dacomo ogni sera accorre un pubblico numeroso, il quale rimane meravigliato per le bellissime proiezioni. Il magnifico organo, di cui abbiamo parlato nel passato numero, è assolutamente sublime, per intonazione e precisione con cui eseguisce i vari pezzi delle più applaudite opere italiane. Tutti i venerdì si terrà trattenimento con proiezioni religiose».

Già, le «proiezioni religiose»! I rapporti un po’ troppo stretti tra Eugenio Dacomo e la «sottana nera» non sono graditi a tutti. Specialmente a La Riscossa. Il settimanale mazziniano, che non perde mai l’occasione di manifestare la propria intonazione anticlericale, dopo avere magnificato il Cinematografo Dacomo – «elegantissimo nella sua costruzione dove v’è una profusione di luce e di colori»; un raffinato ritrovo che «oltre allo splendore delle proiezioni luminose offre il piacere di sentire della buona musica che esce dalle canne di un organo maestoso» (La Riscossa, 21 aprile 1906) – cessa di botto di elogiarlo. Un silenzio molto eloquente. Che riguarda gli argomenti dei film in visione, ritenuti troppo «preteschi». Un appiglio, questo, che d’ora in avanti si ripresenterà spesso e che darà adito alle solite querelle tra “papalini” e “libertini”. Ne parleremo.

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