Dalla Francia alla Grecia Tutte le mille sfumature di un continente

Sembra incredibile pensare quanto la cultura greca e quella romana abbiano influenzato la storia e lo sviluppo del Mediterraneo. Un’influenza che si riverbera anche nel vino francese, oggi senza dubbio il più celebrato al mondo, che tuttavia deve le sue origini proprio alle migrazioni di questi popoli. Furono infatti i Greci, seicento anni prima della nascita di Cristo, a introdurre per la prima volta in Francia delle tecniche di viticoltura. E furono poi i romani a svilupparle, intraprendendo un primo percorso di qualità nella Valle del Rodano. Col passare del tempo, la nazione attorno a quelle tecniche vi ha costruito tutto il suo successo, grazie anzitutto ai monaci del sesto secolo che coltivavano la vite per la produzione di vino da utilizzare durante le liturgie. Tre aree, più di altre, hanno saputo costruire col tempo un nome che è entrato nel dizionario alla voce prestigio. La prima è la Borgogna, situata nella zona centro orientale della Francia, nota soprattutto per i suoi Pinot Noir – tra cui svetta il vino più caro e pregiato del mondo, il famoso Romanée-Conti, prodotto su solo 1,8 ettari dell’omonimo Grand Cru di Vosne-Romanée – e i suoi Chablis. Sull’Oceano Atlantico si trova invece Bordeaux, rinomata per le sue straordinarie caratteristiche climatiche e patria del Cabernet franc, del Cabernet Sauvignon, del Merlot, del Petit Verdot e del Carménère. Infine, come non citare la regione dello Champagne, 150 chilometri a nord-est di Parigi, dove nel 1600 l’abate benedettino Dom Pierre Pérignon diede vita a quello che, più avanti, sarebbe divenuta la bollicina più famosa del pianeta. Chiudono il cerchio la Valle del Rodano con i suoi Viognier e i suoi Syrah e la stupenda Valle della Loira, dove i bianchi assumono note assolutamente uniche. Un esempio perfetto ne è lo Chenin Blanc.

Spagna

Molti forse non lo sanno, ma in Spagna c’è la superfice vitata maggiore al mondo, anche se in quanto a produzione si trova al terzo posto, dietro a Italia e Francia. La cultura del nettare di Dioniso, all’interno della nazione, si deve principalmente ai cartaginesi, che per primi qui importarono la vite, e agli inglesi, che nel 1500 contribuirono in maniera fondamentale al successo commerciale dei vini dello Jerez, capaci di reggere senza problemi i lunghi trasporti via mare. Le zone di produzione più importanti sono sei: la Rioja, a sud dei Paesi Baschi, la Ribera del Duero, a nord di Madrid, il Priorato e il Penedès, nel sud di Barcellona, il Rias Baixas in Galizia e infine, nell’estremo sud del paese, lo Jerez. Nota per i vini rossi della prestigiosa zona della Rioja, l’uva più coltivata è però l’Airén a bacca bianca.

Portogallo

Porto e Madeira, basta pronunciare questi due nomi per essere subito in Portogallo. Siamo in una terra interessantissima, ricca di varietà antiche portate dai Fenici e dai Cartaginesi. I vitigni francesi, a differenza di altre aree mondiali, qui non hanno preso molto piede, a vantaggio dei vitigni autoctoni. Nel solo Douro, la celebre regione del Porto caratterizzata da pendii scoscesi, ne vengono coltivate centinaia di varietà. In particolare: Tinta Barroca, Tinta Roriz, Tinto cão, Touriga Francesa e Touriga Nacional. A 850 chilometri a sud del Portogallo e ad ovest delle coste del Marocco si trova invece Madeira, l’isola celebrata per il suo vino liquoroso. Oltre alle due aree storiche bisogna menzionare il Minho, nell’area nord della nazione, particolarmente conosciuta per il giovane Vinho Verde fruttato e floreale.

Germania

Un nome, più di altri, rappresenta le sfumature del tutto uniche della viticoltura tedesca. Questo nome è Riesling, la cui coltivazione venne introdotta già a partire dal 1435. Punto di riferimento mondiale per questa qualità particolare, la Germania ha un modo tutto suo di far esprimere le uve. Il clima caratteristico influisce considerevolmente, restituendo prodotti poco maturi e con bassi contenuti di zuccheri. I due “polmoni” del vino tedesco sono senza dubbio il Reno e la Mosella, due fiumi attorno ai quali è stato costruito il successo del Riesling Renano. In particolare il Rheingau, lungo le rive nord-est del Reno, è universalmente rinomato come la zona migliore al mondo per la produzione di questa varietà, che qui assume una rotondità tutta particolare. Equilibrio è invece la parola chiave che caratterizza il Riesling della Mosella.

Austria

Spesso nel mondo del vino Austria e Germania vengono viste sotto un unico cappello. Niente di più sbagliato, perché le differenze superano di gran lunga le somiglianze. Il clima è molto differente, il territorio pure e il patrimonio di vitigni autoctoni dell’Austria assolutamente vario. Stando agli storici, la vite venne introdotta in questa terra dai Celti e col tempo è evoluta assumendo un valore di grande rilievo, grazie soprattutto al lavoro di qualità fatto attorno all’autoctono e maggiormente rappresentativo Grüner Veltliner. Note per i loro vini bianchi e per quelli dolci, le zone più interessanti dell’Austria sono tre e la prima è certamente la Bassa Austria, a sua volta suddivisa nei distretti Carnuntum, Kamptal, Thermenregione, Wachau e Weinviertel. Interessante è poi il Burgenland, al confine con l’Ungheria, patria dell’Ausbruch. Morillon e Sauvignon sono invece i simboli della Stiria.

Slovenia

La Slovenia è una nazione molto piccola, ma sorprendentemente ricca di vigneti, che rappresentano oltre il 3% della superficie totale. Enologicamente parlando, si tratta di una terra baciata dagli Dei, perché i vini che vi si producono sono tra i più interessanti al mondo. E, non a caso, spesso i suoi prodotti finiscono nelle classifiche dei migliori al mondo. Specialmente quelli dell’“artista” Marjan Simcic. Il boom dei vini sloveni è iniziato nei primi anni ’90, con l’indipendenza della nazione, e nel giro di un decennio si sono affermati nei mercati di tutto il mondo. Tre sono le aree principali di produzione: il Podravje a nord est – conosciuta in particolar modo per i frizzanti e dove si trova ancora oggi la vite più vecchia del mondo – la Posavje a sud-est – dove prende forma il particolare assemblaggio Cvicek – e infine la Primoska ad ovest – è qui che si trovano le due perle, ossia il Brda (Collio Sloveno) con la sua sopraffina Ribolla Gialla, e l’Istria con la sua Malvasia Istriana.

Georgia

La viticoltura in Georgia è tra le più antiche del mondo, perché risalirebbe addirittura al neolitico. E la cultura del vino è talmente intrecciata con la storia dei suoi abitanti, che la tradizione vitivinicola viene considerata come inseparabile dall’identità nazionale. Per via del suo clima peculiare, i georgiani hanno sviluppato un sistema di vinificazione completamente differente da qualunque altro presente nel mondo. Si tratta di un metodo antico, che prevede l’utilizzo di vasi di argilla Kvevri invece delle più rinomate botti in acciaio o in legno. Il suo sviluppo è talmente importante, che nel 2013 l’Unesco ha inserito questo metodo di vinificazione negli elenchi dei patrimoni culturali immateriali tutelati. Le regioni principali di produzione sono cinque: Kakheti, Kartli, Imereti, Racha-Lechkhumi e Adjara. I vini georgiani prendono il nome della regione nei quali vengono prodotti, come avviene in Francia, e sono il frutto di assemblaggi tra due o più vini. La vinificazione in anfora, oggi, si sta rapidamente diffondendo anche in Italia, alimentando la corrente di vignaioli che producono vini naturali.

Grecia

Storicamente sono la Macedonia, la Tessaglia, il Peloponneso, le Isole dell’Egeo e Creta ad aver identificato, nel tempo, la Grecia con il vino. Stiamo parlando di un territorio particolarmente vocato per via delle zone montane e collinari che garantiscano le giuste escursioni e il clima adatto alla corretta maturazione dell’uva. Assieme alla Turchia, la Grecia è stato il primo Paese ad accogliere la vite nel grande bacino del Mediterraneo, contribuendo poi a farlo conoscere al resto delle aree limitrofe grazie a importanti operazioni di esportazione. In Grecia i vitigni autoctoni sono circa 300. Tra quelli a bacca bianca vi sono Assyrtiko, Moscophilero, Moscato Bianco, Robola, Roditis e Savatiano, l’uva principalmente utilizzata per la produzione del celebre Retsina. Guardando a quelli a bacca rossa troviamo: l’Agiorgitiko, Kotsifali, Limnio, Mandelari, Mavrodaphne, Negoska, Stavroto, Krassato e Xynomavro.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui