Dal Sangiovese al Pinot Nero, le mille sfide di Vallepicciola

A soli dieci minuti da Siena si trova un’azienda, nel versante orientale di Castelnuovo Berardenga, immersa tra le belle colline del Chianti Classico. Un luogo fatto di mattoni e calce, ma così perfettamente inserito nel contesto da sembrare generato dalla natura stessa. I colori dell’azienda Vallepicciola si impastano con quelli delle vigne e degli olivi creando un luogo unico nel suo genere. Qui tutto è proprietà della famiglia Bolfo, magnati dell’acciaio ligure che nel 1999 decisero di ristrutturare un convento di suore abbandonato da decenni e situato nelle vicinanze della loro casa di campagna a Pievasciata. I fratelli Bruno e Giuseppina sono la mente e l’anima di questo progetto di appena 22 anni, ma già affermato come una delle realtà più interessanti dello storico Chianti toscano.

Quel convento oggi è un hotel a 5 stelle chiamato “Le Fontanelle”, all’interno del quale arrivano turisti da tutto il mondo. Ma al suo fianco è sorta l’azienda agricola Vallepicciola, che produce 14 vini utilizzando solo uve provenienti da vigneti di proprietà. Tredici piccole perle che vanno dal Chianti Classico all’interpretazione di vitigni internazionali in chiave toscanaccia doc, con un particolare focus sul Pinot Nero.

«Distribuiti sui territori collinari a sinistra del fiume Arbia – mi spiega Alessandro Cellai, direttore generale dell’azienda ed enologo interno – i 105 ettari di vigneti sono stati attentamente selezionati e impiantati con cura, seguendo ed assecondando la composizione dei suoli e delle zone». È proprio la grande differenza di terreni la ricchezza di Vallepicciola. Un luogo dove i vini prendono vita propria, raccontando ognuno a modo loro una parte di storia della Toscana più vera e sincera.

Le sfide

L’enologo Cellai ha lasciato il gruppo Panerai, dove lavorava da 25 anni, per prendere il timone della tenuta di Castelnuovo Berardenga, comune senese situato su un colle tra il torrente Malena e il prezioso fiume Ombrone. «Sono arrivato ufficialmente a gennaio di quest’anno – precisa Alessandro Cellai –, ma già dall’annata 2020 ho iniziato a seguire l’azienda, trovando un ambiente disponibile e desideroso di collaborare». La famiglia Bolfo lo ha voluto al suo fianco per via della sua grande esperienza e capacità interpretativa col Pinot Nero prodotto in Chianti. Cellai è infatti titolare dell’azienda Podere Monastero (il cui vino simbolo “La Pineta” è tra i più premiati d’Italia). «Ho accettato la sfida con Vallepicciola perché l’ho trovata fin da subito stimolante e ora sto cercando di portare la mia filosofia di eleganza, equilibrio e freschezza. Questi sono gli insegnamenti che ho appreso da Giacomo Tachis», di cui l’enologo è certamente uno degli eredi.

320mila sono le bottiglie attualmente realizzate ogni anno in una cantina di 6mila metri quadrati, per l’80% interrata, la cui realizzazione è stata terminata nel 2016. Per rendere tutto il più naturale possibile è stato reintrodotto l’antico metodo del processo per caduta naturale delle uve, che cadono tra i due piani sottostanti dove vengono svolte tutte le fasi di produzione vinicola. Il progetto porta la firma dell’architetto Margherita Gozzi e nel 2020 è stato portato a termine con un piano esterno dove si trovano gli uffici e l’accoglienza.

Ambiente

Ma c’è un tema che a Vallepicciola è importante tanto quanto ogni bottiglia prodotta con attenzione e cura maniacale per i dettagli. Si chiama sostenibilità e su questo punto la famiglia Bolfo non è disponibile a fare sconti. Anzi, investe giorno dopo giorno. Il green, un tema spesso usato e abusato, ma che invece qui è un qualcosa di inscindibile con il fare impresa fatta bene. «Anno dopo anno – assicura il direttore generale Cellai – stiamo riducendo sia l’impiego di diserbanti, con l’obiettivo di arrivare a zero entro il 2022, che dei trattamenti in vigna, al fine di preservare l’ambiente e dare vita a prodotti ancora più salubri e genuini». Inoltre, in collaborazione con l’università di Milano stanno investendo sull’agricoltura di precisione, allo scopo di risparmiare acqua, energia e tempo. Corona il tutto un impianto fotovoltaico che rende buona parte della cantina energicamente autosufficiente.

Un mondo di sfide quella di Vallepicciola, alcune vinte, altre che si stanno giocando e molte altre che arriveranno col tempo.

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