Dal Nepal appello a Cesena per combattere il coronavirus

CESENA. Tra le tante persone in prima linea contro il coronavirus c’è una cesenate che sta combattendo una battaglia particolarmente dura a 6.600 km di distanza dalla sua città d’origine.

È Barbara Monachesi, cooperante della onlus “Apeiron”, che vive a Kathmandu, la capitale del Nepal, Paese incastonato tra le montagne più alte del mondo.

Attraverso un video di poco più di 4 minuti, che ha iniziato a fare circolare sui social due giorni fa, ha lanciato un allarme e una richiesta di aiuto accorata.

La pandemia sembrava avere avuto pietà per la nazione himalayana, e invece da qualche giorno sta divampando ferocemente.

Una mazzata per un popolo già alle prese con una povertà endemica e con altri mille problemi, tra i quali una diffusa violenza contro le donne. Una piaga, quest’ultima, al centro delle cure della 47enne cesenate, fin da quando 13 anni fa aprì “Casa Nepal”, rifugio nella capitale, frutto di un progetto di “Apeiron” per proteggere e rendere autonome tante vittime delle angherie maschili.

Monachesi vive da 16 anni in quella terra, dove ha messo su una bella famiglia e adesso si trova a dovere affrontare una nuova sfida, inattesa e tremenda.

Fino a una settimana fa – ha riferito la volontaria di “Apeiron” – si contano pochi contagi giornalieri. Ma ora c’è un’impennata impressionante. I decessi accertati finora sono solo una decina, ma potrebbero già essere immensamente di più, visti i limitatissimi strumenti diagnostici esistenti là.

Ma soprattutto sta esplodendo il numero di positivi al Covid-19: l’altro ieri sono stati ben 288, un’enormità tenendo conto del fatto che in Nepal vivono circa 30 milioni di persone, la metà che in Italia.

Attualmente i malati “certificati” dovrebbero essere circa 2.500, ma ce ne sono oltre 100.000 in quarantena e di questo passo la situazione rischia di diventare ingestibile.

«Il Nepal non è pronto ad affrontare una pandemia del genere – ha detto Monachesi – ma oltre alla crisi sanitaria preoccupa quella economica, perché le principali fonti d’entrata, derivanti dal turismo e dalle rimesse dei lavoratori all’estero, sono quasi azzerate. Perciò “Apeiron” ha creato un fondo, ce ha chiamato “fondo flessibile”, per per potere aiutare in modo semplice chi altrimenti, per esempio, non riuscirebbe neppure a mangiare».

In un quadro così angosciante, prima dei saluti agli ascoltatori del video con il tradizionale «namasté», Barbara Monachesi ha auspicato che gli italiani possano dare una mano, sostenendo le varie attività messe in campo a Kathmandu e in altre zone del Nepal.

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