Dal mare alla montagna fino al Fumaiolo: ecco 163 chilometri pieni di storia

Dal mare alla montagna. Stavolta, partendo dalla costa, si arriva alle falde del Fumaiolo, attraversando l’entroterra a cavallo fra Rimini e Cesena. Tanti chilometri, dunque, ben 163, e tanta salita, anche se le ascese vere e proprie sono di fatto due, la Botticella dal versante di Novafeltria e la semisconosciuta sella della Rocchetta. Per il resto, abbondanza di sali e scendi in quota fino al ritorno lungo la splendida valle del Senatello, popolata da boschi, rocche e speroni rocciosi. Oltre agli aspetti tecnici e paesaggistici, non mancano quelli storici, visto che nella parte centrale dell’itinerario si toccano territori fortemente segnati dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale, in particolare dagli eccidi perpetrati dal 4° Battaglione di polizia italo tedesca, di stanza a S. Piero in Bagno, Sarsina e Balze.

Itinerario

Rimini – Novafeltria – passo della Botticella – Sant’Agata Feltria – Sarsina – Sella della Rocchetta – Tavolicci – Senatello – Casteldelci – Novafeltria – Rimini. Distanza: 163 km.

Salite

  • passo della Botticella (799 m) : lunghezza 11 km; pendenza media 4,7%, massima 8,4%; dislivello 541 m;
  • sella della Rocchetta (806 m): lunghezza 8,6 km; pendenza media 7,5%, massima 12%: dislivello 600 m.

Da Rimini verso Novafeltria

Il via, quindi, è da Rimini, in direzione Novafeltria, 34 km più a monte. I primi chilometri, pianeggianti, sono di riscaldamento: appena usciti dalla città, si imbocca la Strada provinciale 258 attraverso Sant’Ermete, Corpolò, e Villa Verucchio. In corrispondenza di Dogana Verucchio, si incrocia il Marecchia e il percorso inizia a farsi un po’ più ondulato. Si risale il corso del fiume prima sulla destra poi sulla sinistra orografica, si supera Secchiano e si entra, infine, a Novafeltria, situata nella media valle del Marecchia. Centro commerciale e industriale adagiato in mezzo alla vallata, Novafeltria riserva alcune perle come l’Oratorio di Santa Marina, in stile romanico, o l’elegante piazza Vittorio Emanuele, dove spicca il seicentesco Palazzo dei Conti Segni, attualmente sede del Municipio. Proprio in corrispondenza della deviazione per il centro cittadino (a sinistra) si prosegue per un centinaio di metri e si prende a destra via A. Manzoni che diventa poi via Sarsinate (Strada provinciale 28).

Il passo della Botticella

Inizia qui la prima ascesa di giornata, verso il passo della Botticella. Complessivamente, sono quasi 11 km, di cui 6,8 per arrivare al bivio di Perticara (pendenza media 5,8%, massima 8,4%, dislivello 395 m) e altri 4, più agevoli (pendenza media 3,6%, massima 8,2%; dislivello 146 m), fino al valico. Il primo troncone, affrontato in discesa nella Nove Colli, è, quindi, il più impegnativo: dopo un avvio facile (4,7%), la pendenza si attesta intorno al 6-7%, mollando un po’ solo fra il km 1,5 e 2 (4%), e fra il km 4 e 4,5 (4%). Prima di quest’ultimo, si incontra il tratto più duro, un centinaio di metri all’8,4%. La scalata è caratterizzata da lunghi rettilinei e si svolge quasi tutta allo scoperto, con belle vedute sui massicci del monte Pincio, del Carpegna e sulla sottostante valle del Marecchia. Nella parte finale, invece, si affronta una serie di tornanti, sino al bivio (661 m), dove la strada spiana prima di riprendere a salire verso la Botticella. In realtà, questo secondo troncone è una serie di mangia e bevi lungo il crinale con tratti in falsopiano, leggera pendenza e addirittura contropendenza, intervallati da qualche breve strappo al 6-7% tranne uno, intorno all’8%, al km 0,5. Si guadagna così senza problemi il valico (799 m), da dove inizia la lunga discesa verso Sarsina. Per raggiungere la valle del Savio, sono 14 i chilometri da percorrere, estremamente vari: i primi 3, fino a Sant’Agata Feltria sono piuttosto ripidi e tecnici, specie alle porte del piccolo borgo del Montefeltro, con alcuni tornanti in rapida successione; poi, per 5 km, si scende più dolcemente, mentre gli ultimi 6 sono in falsopiano con alcuni tratti in contropendenza, specie nel finale. Al termine della discesa, infatti, si risale per un chilometro, passando sotto il viadotto dell’E45, fino a immettersi nella Strada regionale 71, poco prima di Sarsina, in direzione San Piero in Bagno. Si gira a sinistra e si segue la Strada regionale 71 per un paio di chilometri, fino al bivio per Tavolicci (località Molino Saraffa), dove si prende a sinistra imboccando la Strada provinciale 135 che scende per qualche centinaio di metri caratterizzati da un paio di ripidi tornanti.

La Sella della Rocchetta

Giunti al ponte, si attraversa il fiume Savio e si attacca la seconda salita di giornata, la Sella della Rocchetta, tanto poco conosciuta quanto affascinante. Si tratta di un’ascesa che esalta gli scalatori, con diversi strappi in doppia cifra e una pendenza che non scende quasi mai sotto il 7%. La pendenza media, non a caso, si attesta su un significativo 7,5% mentre la massima arriva al 12%. Anche lo sviluppo chilometrico è di tutto rispetto (8,6 km) come il dislivello, pari a 600 m. A ripagare dalla fatica, è lo scenario in cui si svolge la scalata, incontaminato e selvaggio, con ampie vedute su Sarsina, la valle del Savio e le cime circostanti: a metà percorso, in particolare, la strada taglia a mezza costa la montagna e, mentre a sinistra incombono imponenti formazioni rocciose, a destra forma una sorta di balcone naturale da cui si gode un panorama unico. Superato il ponte, dunque, si fa subito sul serio e per 6 km non c’è praticamente tregua: il nastro d’asfalto s’impenna, incuneandosi in un boschetto di latifoglie, con pendenze fra l’8-9% fino al km 2,5 quando si esce allo scoperto e si deve affrontare una rasoiata che sfiora la doppia cifra mentre si costeggia una maestosa parete di marnoso arenacea. La salita molla un po’ intorno al km 3 ma è un’illusione perché poi ci si deve alzare sui pedali per affrontare 300 m al 10%. Si giunge così a un bivio (Km 4) dove occorre tenere la destra, proseguendo in direzione Tavolicci. Inizia qui il segmento più duro, 2,5 km quasi in apnea, visto che sono tutti fra l’8 e l’11%. Solo intorno al km 7 la pendenza torna su percentuali meno vertiginose, abbassandosi, si fa per dire, al 6-7%. Superato il fabbricato Belvedere, breve tratto in falsopiano prima dei 200 m finali al 6% che consentono di conquistare la cima, a quota 806 m. Complessivamente, sono ben 11 i tornanti da scalare, concentrati, però, all’inizio e alla fine: 4 ravvicinati nei primi 2 km, e altrettanti nel penultimo, mentre il 5° e il 6° si trovano a metà ascesa (km 3,6 prima del bivio San Martino/ Pagno) e l’11° poco prima della vetta, in corrispondenza del fabbricato Belvedere. Per il resto, la strada procede tortuosa, in mezzo a boschetti, prati, campi coltivati e pascoli con tratti ombreggiati e altri allo scoperto.

Tavolicci e l’Eremo di Sant’Alberico

Raggiunto il culmine, si prosegue lungo la provinciale 135 per altri 4,7 km, in discesa piuttosto ripida intervallata da tratti in cui si riprende quota, arrivando a Tavolicci, tristemente famosa per l’eccidio consumato il 22 luglio 1944, quando i volontari del IV Battaglione della polizia nazifascista trucidarono 64 civili, di cui 19 bambini sotto i 10 anni. La casa in cui si consumò la rappresaglia è oggi sede del Museo Casa dell’eccidio di Tavolicci in cui si trovano la mostra fotografico documentaria “Stragi e uccisioni in provincia di Forlì-Cesena” e opere d’arte di vari artisti. Attraversata Tavolicci, si prosegue con percorso ondulato fino a incrociare la sotto montana del Fumaiolo (Strada provinciale 130); al bivio si prende a sinistra e si segue tale arteria sin quasi alle Balze. Si tratta di un segmento eccezionalmente panoramico in cui, dopo aver lambito il piccolo nucleo abitato di Capanne (898 m), si transita sotto le pendici del brullo monte Aquilone, mentre lo sguardo può spaziare dalla sottostante valle del Marecchia all’enorme sagoma del monte Carpegna, che campeggia di fronte con le due torri del Sasso Simone e Simoncello. Dalla strada parte anche il sentiero che conduce all’Eremo di Sant’Alberico (1.147), fondato intorno all’anno mille da San Romualdo accanto a una fonte considerata miracolosa e abitato nel corso dei secoli da diversi eremiti. Qualche chilometro prima di arrivare alle Balze, si lascia la strada provinciale 130 e si svolta a sinistra nella provinciale 91, raggiungendo in breve Senatello, piccolo paesino al confine fra Marche, Toscana ed Emilia-Romagna, alle falde del Fumaiolo (15,6 i km percorsi da Tavolicci). Di origine addirittura preromanica, si presenta come un tipico borgo contadino del ‘300, con case in pietra raccolte intorno alla piazza centrale, e offre una splendida vista sulle valli del Senatello e del Marecchia. Dal 2009 fa parte della provincia di Rimini, di cui costituisce la parte più estrema a sud-ovest e la più alta (950 m).

Si torna verso Rimini

Di qui, si inizia a scendere lungo la valle del Senatello (Strada provinciale 91) attraversando le piccole frazioni di Torricella, borgo medioevale fortificato, Schigno, e Casteldelci (8,4 km da Senatello), patria di Uguccione della Faggiola, di dantesca memoria. Il paesino, posto su uno sperone roccioso, a quota 618 m, e immerso in un “mare verde”, è una piccola chicca, ricco com’è di tracce medioevali, testimoniate dal ponte vecchio e dalle torri di Gattara, del Monte e Campanaria. Una sosta, dunque, è doverosa, prima di proseguire lungo la Strada provinciale 76, percorrendo il fondovalle del Senatello, in uno scenario caratterizzato da boschi, paesini arroccati, e montagne con grandi pareti rocciose modellate dagli agenti atmosferici. Poco dopo località Molino Sant’Antimo, il Senatello confluisce nel Marecchia, e si entra nell’omonima valle. Si continua così fino a Novafeltria, dove si chiude l’anello. Per tornare a Rimini, infatti, è sufficiente ricalcare a ritroso il tracciato dell’andata.

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