Da Telegram alla vita reale, il passo non è breve: il flop dei “No green pass” alle stazioni

A guardare i treni nelle stazioni della Romagna ci sono solo cronisti e poliziotti. «Abbiamo fatto una figuraccia! Per un po’ ho temuto di essere l’unica ad avere aderito alla manifestazione». Rossella è a Rimini. Si guarda attorno e consulta l’ora. Non è una fanatica “no vax”, ha la mascherina rosa al gomito ed è qui perché ritiene che il “green pass” non debba essere obbligatorio. Ha risposto “presente” alla chiamata alle armi arrivata dai social, ma non le interessa boicottare i treni a lunga percorrenza: «Mai mi sognerei di commettere un reato». Ha appena realizzato che gli unici assembramenti alla stazione di Rimini sono quelli dei giornalisti e delle forze dell’ordine. C’è anche la camionetta dell’esercito e agenti della Digos in borghese disseminati davanti agli ingressi dello scalo ferroviario. Sopra quello laterale campeggia la scritta di Missiroli: «Io sono già qui e ti aspetto». Aspetta e spera. Va così pure a Cesena, Forlì e Ravenna: manifestanti che si contano sulle dita di una mano, forze dell’ordine accorse in massa per garantire il servizio ai viaggiatori. Adriano, corianese, si avvicina a Rossella. E due. Anche lui è «per la libertà», ma indossa la maschera e si informa sulla curva dei contagi di Israele sulla stampa estera «perché i media in Italia sono asserviti al potere». Spiega il flop della manifestazione proprio con le “minacce” anticipate dei “poteri forti” che tentano in ogni modo di chiudere la bocca al dissenso. «Non sono qui per bloccare niente, ero soprattutto curioso». Li raggiunge un’infermiera in pensione. Ora sono in tre. «Quaranta anni al servizio dei malati, quelli veri colpiti da malattie serie, gravi». Il Covid per loro non lo è. Eppure, solo in Italia, la pandemia ha fatto 129mila vittime. «I numeri non tornano, nel conto ci sono anche gli infarti o gli incidenti, le vecchiette nelle Rsa le hanno fatte morire loro, non parliamo di cure alternative bocciate e interessi farmaceutici prevalenti».

Una coppia rifugge sdegnosamente ogni contatto con i cronisti, ma nelle facce di marito e moglie si legge la delusione. Fuori della “bolla” di Telegram c’è la dura realtà. Alex si sfoga in chat: «Ma dove siete tutti?». Lui però neanche si palesa.

«Non cedo ai ricatti», dice invece un signore con i baffi. «Sono pensionato, sono qui per una battaglia di libertà per i più giovani». Ma intanto il tempo passa e il fiasco è sempre più evidente. Chi scende dai regionali, ancora affollati, si rammarica che sui treni a breve percorrenza non si esiga il green pass. Altro che limitazione alla libertà. «A me lo hanno chiesto», conferma un passeggero appena sceso da una “Freccia”. Il treno veloce proveniente da Lecce ha invece un ritardo di un’ora e mezza. Mica c’entra il boicottaggio: i pendolari lo sanno bene. «Siamo alle solite». Sui telefonini appaiono nuovi appelli al boicottaggio per oggi, nuove discese in piazza per sabato. Una donna con l’accento russo smanetta sul cellulare: con lei si sale a quota sette manifestanti. Prima di battere anche lei in ritirata senza avere messo piede in stazione mostra un video che chiarisce le sue ragioni: «Una calamita che si attacca al braccio di uno appena vaccinato». Una bufala. «Mi dispiace per voi giornalisti – fa uno piccato per il blitz fallito, il contestatore numero otto – vi sarebbe piaciuto che fossero scoppiati dei casini, eh?». No, anzi. Da cittadini c’è solo di che rallegrarsi: con tanto distanziamento sociale ci siamo evitati nuovi contagi.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui