Da “salotto buono” dell’estate a “baraccone ingombrante”

Sul finire di maggio del 1927 il Comune di Rimini abroga il contratto con la Società Bagni e da quell’estate le attività balneari divengono pubbliche. Il 27 gennaio 1928 si insedia il Comitato dell’azienda di cura, soggiorno e turismo, che assume in proprio la gestione di tutti servizi collegati alla bella stagione. L’impulso che la nuova istituzione imprime al lido è talmente energico e coraggioso da conferire alla riviera, nell’arco di pochi anni, una rilevanza europea per ricettività alberghiera, funzionalità di prestazioni e pluralità di strutture sportive, ricreative e mondane.

Questa ventata di rinnovamento investe anche la Piattaforma. Nel 1928 l’Azienda di soggiorno, accogliendo le sollecitazioni degli operatori turistici, la ripulisce, la allarga e le dà un aspetto più dignitoso. Sono potenziati i programmi musicali con due concerti giornalieri: la mattina, dalle 11 alle 12, musica sinfonica; il pomeriggio, dalle 17 alle 19, jazz-band e dancing. Anche la sera, dopo cena, le orchestrine hanno i loro momenti magici sullo storico tavolato.

Gestita da imprenditori privati, ma controllata a vista dall’ente pubblico, la Piattaforma sembra vivere una seconda giovinezza. Il Popolo di Romagna del 14 luglio 1930 illustrando le notevoli trasformazioni che avvengono nella marina, scrive che anche quel delizioso assito, nella nuova abbellita veste, è ora «sistemato in modo signorile degnissimo». Su questo simpatico ritrovo al mattino tornano ad intrecciarsi le conversazioni galanti e nel pomeriggio prendono il via i balli, animatissimi, che riscuotono «l’incondizionato favore degli ospiti». «L’orchestra del Maestro Partel – informa il Corriere del bagnante il 14-15 agosto 1933 – si produce nei brani migliori e suona senza interruzione fino all’imbrunire».

Nel 1934, sotto la direzione del cav. Ricci, concessionario della Piattaforma, ai pomeriggi danzanti si aggiungono le serate di gala. Ogni martedì, piacevoli «notturni mondani» richiamano il pubblico delle grandi occasioni. Memorabile il successo che ottiene il trattenimento del 24 luglio. In quella occasione «il salotto sul mare» è trasformato «in una fantastica isola della laguna veneta» (Corriere del mare, 31 luglio 1934; 2 agosto 1934).

L’impeto di vitalità che travolge questa «incantevole isola sul mare» incrementa le cronache dei giornali e i pettegolezzi della bagnatura. Ma è solo un’illusione, perché dietro le apparenze di un rinnovato slancio, la Piattaforma, rimane un ammasso di legno ingombrante e sgradevole, che ricorda sì i vecchi tempi, ma che contrasta ormai con la nuova realtà della Rimini moderna, dinamica, tutta protesa verso il futuro.

Con un provvedimento ritenuto da tutti opportuno e tempestivo, all’inizio dell’estate del 1935 la gloriosa «rotonda sul mare» viene “cortesemente” «sloggiata dalla sua abituale residenza» e sistemata nei pressi di piazza Tripoli. Il Corriere Padano, dandone notizia, sostiene che ormai, nella zona del Kursaal, «l’imbarazzante baraccone», protagonista ultrasessantenne delle vicende balneari riminesi, «rappresentava una stonatura così stridente, da suscitare spesso le critiche più acerbe da parte dei cittadini come dei forestieri». Lo spostamento della Piattaforma in una località «a carattere popolare» – l’antica zona dei Traj –, destinata per la sua felice posizione a diventare un importante centro di traffico e di smistamento turistico, si inserisce in un piano di decentramento delle attività della marina. Scrive il Corriere Padano il 13 giugno 1935: «Con le enormi migliorie apportate dall’attuale Amministrazione comunale il quartiere di via Tripoli, con l’ampio piazzale creato e con lo sventramento di due ville, assume l’aspetto sorridente di un vero e proprio centro, che l’attività dei commercianti di quella zona completerà definitivamente con tutti quegli abbellimenti complementari che sono naturale conseguenza di ogni saggia iniziativa».

Si sostiene, insomma – ma senza troppa convinzione –, che quel «magnifico ornamento», per il significato che ancora rappresenta nell’opinione pubblica, «darà l’esatta illusione a coloro che vivono e frequentano quel tratto di riviera, di aver finalmente spostato il centro vitale della spiaggia riminese dallo Stabilimento alla nuova chiesa» La chiesa di cui parla il Corriere Padano è quella di Maria Ausiliatrice, retta dai padri salesiani.

L’esperimento, che avrebbe dovuto valorizzare nel tempo l’ex quartiere dei Traj, riproponendosi ogni anno, fallisce sul nascere. Quell’estate la Piattaforma lontana dalla sua sede originaria e naturale, privata della vicinanza del Kursaal e del Grand Hotel, conclude, nella segregazione di un ingiusto esilio, la sua tormentata storia. Un anno dopo, il 24 giugno 1936, un ingrato e anonimo cronista del Corriere Padano, parlando della imminente estate, senza tatto e con un pizzico di cattiveria, dà l’annuncio della definitiva scomparsa di quel «magnifico ornamento» rallegrandosi che «la visione panoramica della spiaggia» d’ora in avanti non sarà più «turbata da nessun ostacolo sgradevole».

L’eliminazione dell’ormai inutile Piattaforma, simbolo di un’epoca lontana, che ancora, però, nei più anziani risveglia amabili e mai sopiti ricordi di giovinezza, chiude un importante capitolo dell’estate riminese.

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