Da Viñales a Rossi, la gioia di correre con gli occhi di un bambino

Bambini attesi, bambini cresciuti e bambinetti impertinenti: il debutto di Losail ci regala una serie di fotografie sulla gioventù. La più bella è quella di un Maverick Viñales che appare finalmente sereno e celebra la sua vittoria mimando le carezze alla pancia della moglie in dolce attesa. Lo spagnolo sembra aver guadagnato in tranquillità dalla bella notizia, di certo non abbiamo visto più lo sguardo dubbioso e tormentato del un ragazzo che, davanti alle difficoltà, si chiudeva e “faceva il muso”. Vedremo se l’arrivo dell’attesa figlia lo ha fatto crescere, dandogli la possibilità di reggere meglio la pressione, in modo più leggero, o quello che abbiamo vissuto è stato solo uno dei suoi “alti e bassi”, che tanto lo hanno frenato in passato.

Alcuni anni fa si pensava che un pilota, diventando padre, perdesse qualche decimo di secondo di velocità; Andrea Dovizioso e Cal Crutchlow hanno dimostrato che non è così; anzi che la paternità dona a questi assi, spesso consacratisi al motociclismo poco più che bambini, una maturità e una tranquillità maggiore in pista ed una miglior gestione delle proprie forze. Fra i bambini cresciuti, gli uomini che hanno lasciato da tempo i giochi, ma non vogliono smettere di essere giovani, la palma d’oro tocca a Valentino Rossi. Alcune settimane fa si è lasciato sfuggire il desiderio di diventare padre pure lui; continua intanto ad essere un brillante giamburrasca. Certo nell’Accademy Vr46 ha già il ruolo di padre/chioccia di tanti giovani talenti. Se è stato un imbattibile campione da ragazzo, sta dimostrando di essere uno stupendo sportivo da uomo maturo, proprio seguendo quella genuina passione propria dei fanciulli. Tanti, in queste ore, lo hanno massacrato per il 12° posto in Qatar. Un sacco di giudici ed esperti che gli suggeriscono la pensione onorata, invece che una posizione di rincalzo. Sbagliano! Vale ha il denaro e la posizione per potersi ritirare e fare come Jorge Lorenzo: postare da mattina a sera stupende immagini in hotel di lusso. A differenza dell’ex compagno di squadra ed avversario, inoltre, Rossi si è già costruito, con lungimiranza, un futuro da team manager e scopritore di talenti: il team Sky Vr46 e la Vr46 Academy.

Se Vale scende in pista è per soddisfare la voglia di quella parte bambina che c’è in ognuno di noi: il desiderio di giocare e mettersi alla prova, di sfidare tutto e tutti e di sorriderne. Se il campione dei primi due decenni del 2000 era indiscutibile, il pilota che non getta la spugna a 42 anni suonati è un monumento alla sportività ed alla voglia di mettersi in gioco: tanto di cappello Vale! Ci piaci ancora di più. Ci sono poi i bambini che hanno smesso di giocare con macchinine e soldatini l’altro ieri, continuano a dilettarsi con i video giochi, e si stanno consacrando come baby campioni. Che dire di Raul Fernandez in Moto2, che, appena ventenne, ha cercato di prendere a “schiaffoni” gli esperti Sam Lowes, Remy Gardner e Marco Bezzecchi, al debutto? O di Pedro Acosta e Izan Guevara, arrivati al mondiale Moto3 a 16 anni, e rispettivamente 2° e 7° in gara. Per non parlare del nostro Enea Bastianini, che ormai è un “vecchione” visto che è nato nel 1997, ma quanto avrà gioito la sua parte bambina a superare in gara quel Valentino Rossi che vedeva battagliare con il suo idolo Casey Stoner? Insomma i bambini crescono, ma una parte bambina resta in ogni adulto e la sua forza pare farci vivere meglio. Forse serve un bambino nostro per farci diventare grande; ma dobbiamo anche mantenere vivo il bambino in noi per farci restare vivi e vivaci.

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