Da RivieraBanca Rimini agli Under 13 di Cesena: i disastri della Fip al tempo del Covid

Due storie diverse, ma ugualmente paradossali. Due classici esempi di come la mancanza di regole o la rigida applicazione delle stesse possano portare allo stesso modo a decisioni assurde. Di mezzo, purtroppo, c’è sempre il Covid, e le società colpite, oltre che dal virus, pure dalle incomprensibili sentenze del giudice sportivo sono la Rbr Rimini e il Cesena Basket 2005.

La storia della squadra biancorossa di serie B è la più nota: la positività di 10 elementi fra staff tecnico e giocatori a poche ore dal match con Ancona di domenica 19 dicembre ha portato al rinvio dello stesso. Una scelta logica e conforme pure al protocollo, visto che Rimini si è ritrovata all’improvviso senza il numero minimo di giocatori per disputare la partita (condizione sufficiente a chiedere il rinvio della stessa). Tutto a posto? No, perché nella tarda serata di mercoledì 23 dicembre arrivava l’incredibile comunicato del giudice sportivo, con partita omologata sul punteggio di 0-0 e, nella sostanza, sconfitta a tavolino per entrambe le contendenti (nel basket il pareggio non esiste, quindi neanche la possibilità di attribuire 1 punto a testa). Motivo? La mancata richiesta di rinvio della partita, come così spiegato: “nessuna comunicazione di richiesta rinvio gara risulta inviata al Settore Agonistico presso la FIP, in violazione dei prescritti obblighi di informativa”.

Bene, posto che le tempistiche molto ristrette di quanto successo a Rimini quella domenica pomeriggio sembrano già una ragione ampiamente comprensibile per il mancato invio della richiesta rinvio, proprio non riusciamo a capire come il giudice sportivo abbia potuto partorire una decisione del genere. Rbr e Ancona faranno ricorso assieme e lo vinceranno. Se dietro c’è un semplice inghippo burocratico, allora la Fip avrebbe fatto meglio a soprassedere, risparmiandosi così una figuraccia. Se qualche mancanza c’è stata, come l’invio da parte di Rimini solo il 22 dicembre e solo su richiesta formale della documentazione attestante la positività al test molecolare dei 10 tesserati, non sembra sufficiente a motivare un provvedimento del genere. Insomma, da qualsiasi parte lo giriate questo somiglia ad un clamoroso autogol della Fip e bene farebbe il suo presidente Petrucci, invece di scagliare quotidiani strali contro l’Eurolega, a preoccuparsi di questi ben più grossi problemi. Se nella stesso turno Cecina perde 20-0 a tavolino con Legnano per non aver voluto giocare in presenza di un positivo tra i lombardi (tutti negativi gli altri test) e, pochi giorni dopo, Torino si lamenta per essere scesa in campo a Udine in condizioni simili (positività di un bianconero), significa che il fallimento della Fip nella gestione di questa emergenza Covid è totale. C’è un protocollo e andrebbe rispettato, sempre: se hai il numero minimo di giocatori per scendere in campo, giochi, altrimenti chiedi il rinvio. Il problema nasce quando vengono permessi accordi fra i club (come con Rimini-Jesi) o, ancora peggio, quando vengono messe di mezzo le Asl (ogni tanto compiacenti) dalle stesse società, che trovano più vantaggioso rinviare una partita piuttosto di affrontarla con alcuni atleti indisponibili per Covid.

La storia dell’Under 13 Silver del Cesena 2005 è, se possibile, ancora più incredibile. Sempre domenica 19 dicembre la formazione romagnola va a Morciano per affrontare la capolista del girone C. I cesenati di coach Guidi, falcidiati dalle assenze (pure per Covid), si presentano in 6 e riescono a vincere per 22-41. Una soddisfazione incredibile, annullata dalla decisione del giudice sportivo, che assegna il 20-0 a tavolino per Morciano, “non avendo (Cesena, ndr) schierato un numero minimo di 8 atleti, così come previsto dalle DOA regionali”.

Domanda, ma allora perché gli arbitri hanno fatto disputare la partita? Altra domanda. Quindi scendere in campo in condizioni di assoluta emergenza, solo per amore dello sport e della competizione, diventa una colpa? Speriamo che, pure qui, il provvedimento del giudice sportivo venga presto modificato. Resta il terrificante messaggio educativo lanciato a ragazzini di 13 anni, che passano da una gioia immensa ad una delusione ancora più grande senza capirne il perché. Speriamo che, prima della fine della Pandemia, la Fip riesca a capire come gestire tutto questo. Le saremmo grati.

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