Da Imola alla Romagna toscana: ecco 140 km per i virtuosi delle salite

Tanti chilometri più tanta salita, uguale tanta fatica. Fatica, però, ampiamente ripagata da panorami mozzafiato e una natura selvaggia e incontaminata, in quello che è uno degli angoli più belli dell’Appennino tosco-romagnolo. In questo itinerario, infatti, da Imola si sconfina nel Mugello e nella Romagna toscana, mettendo nel carniere la bellezza di 140 km e collezionando ben quattro salite (valico del Paretaio, passo della Sambuca, valico del Carnevale e del Mazzolano), con un dislivello intorno ai 3mila metri.

L’itinerario

Imola – Coniale – valico del Paretaio – Palazzuolo sul Senio – Passo della Sambuca – Marradi – valico di Monte Carnevale – Palazzuolo sul Senio – Riolo Terme – valico di Mazzolano – Imola

Distanza: 140 km circa

Le salite

  1. Valico del Paretaio (880 m), lunghezza 10,2 km, pendenza media 5,9%, max 8%, dislivello 583 metri

2. Passo della Sambuca (1.061 m), lunghezza 10,5 km, pendenza media 5,9%, max 10%, dislivello 625 metri

3. Passo Carnevale (718 m), lunghezza 6,5 km, pendenza media 6%, max 16%, dislivello 390 metri

4. Passo del Mazzolano (248 m), lunghezza 2,4 km, pendenza media 6,5%, max 11,2%, dislivello 156 metri

Da Imola verso il Valico del Paretaio

Partenza dunque da Imola, risalendo per 36,5 km la valle del Santerno, lungo la Strada provinciale 610, fino a Coniale. Dopo un tratto inizialmente pianeggiante, la pendenza aumenta, prima con qualche sali e scendi, poi con qualche strappo più deciso. Contemporaneamente, anche il paesaggio cambia: la valle si stringe progressivamente e diventa sempre più verde. Si attraversano Borgo Tossignano, Fontanelice e Castel del Rio (km 26), famoso per i marroni omonimi e, forse, il più caratteristico dei centri della vallata, col Palazzo Alidosi, che ospita il Museo della Guerra e della Linea Gotica, e il maestoso ponte Alidosi, a schiena d’asino, unico al mondo per la sua ampiezza. Superato il borgo montano, la valle si stringe ulteriormente, e si procede in pendenza, con diversi mangia e bevi, per 10,5 km, attorniati da colline cinte da boschi e castagneti secolari. Si arriva, così, all’imbocco della prima ascesa dell’itinerario, quella del Valico del Paretaio (880 m). A Coniale (307 m), infatti, si svolta a sinistra prendendo la strada provinciale 32 della Faggiola, che collega la valle del Santerno a quella del Senio. La salita, estremamente panoramica vista la prevalenza di bassa vegetazione, è lunga (10,2 km) ma non troppo e non presenta pendenze impossibili, tant’è che non si supera mai il 10%, tuttavia, richiede un discreto impegno, con diversi tratti al 7-8% e una pendenza media che sfiora il 6%, mentre il dislivello è di 583 m. Pronti via, la carreggiata si arrampica con una serie di tornanti per 3,1 km (7-8%) lungo le pendici del Poggio di Stigliano, in mezzo ai bei castagneti. In corrispondenza del bivio per Tirli, dove si incrocia l’antica parrocchiale di San Patrizio a Tirli, la strada spiana (3-5%) per 2,5 km, più lineari, attraverso i piccoli centri di Albignano e Stigliano, lasciando momentaneamente la valle del Santerno per incunearsi nella stretta valletta del fosso Biatrica, con la carreggiata che si restringe sensibilmente. Compiendo una lunga U di circa un km, si risale il versante destro di quest’ultima e si raggiunge il Poggio di Stignano. A questo punto (km 5,5), si affronta il troncone più impegnativo della scalata, 4 km con pendenza costante al 6-7% e, in più, l’insidia del vento, che spesso spira in senso contrario. Si tratta, infatti, di una zona aperta, in cui le correnti tendono a incanalarsi, ma che, proprio per questo, regala scorci meravigliosi sull’alta valle del Santerno e le vette circostanti. L’ultimo tratto, invece, è più agevole: un km circa prima del valico, la pendenza molla e si procede con una lieve inclinazione sino agli 880 m (anche se il cartello indica 905 m) dello scollinamento, dove il panorama si apre sul contro crinale che divide la valle del Lamone da quella del Senio, con ampie zone boscose interrotte, a tratti, da verdi prati.

Palazzuolo e poi la Sambuca

Oltrepassato il passo, la strada punta decisamente all’ingiù lungo la vallata del fosso di Visano, tant’è che in appena 5 km si supera un dislivello di circa 300 m. Con una serie di tornanti intervallati da brevi rettilinei, si guadagna ben presto il fondovalle, attraversando zone coltivate e bassi boschetti misti. Nei successivi 3 km, invece, la pendenza diminuisce sin quasi ad azzerarsi in corrispondenza di Palazzuolo sul Senio (437 m), piccolo centro d’impronta marcatamente medioevale entrato, nel 2018, nel novero dei “Borghi più belli d’Italia”. Al termine degli 8 km di discesa, si svolta a destra nella Strada provinciale 477, puntando al secondo passo di giornata, la Sambuca (1.061 m), che divide la valle del Senio dal Mugello. Lunghezza (10,5 km) e pendenza media (5,9%) sono in linea con quelle del valico del Paretaio, tuttavia, in questa ascesa, si incontrano anche alcuni strappetti al 10%, e, se possibile, panorami ancora più belli. Da Palazzuolo, dunque, si prosegue lungo la Strada provinciale 447, costeggiando il torrente Senio. Dopo circa 2 km in falsopiano si raggiunge la frazione di Quataldo, dove sorge il Santuario di Santa Maria della Neve, risalente al 1630-1639, si attraversa un ponte, e si inizia a salire con decisione: per 2 km si viaggia fra l’8% e il 7,2%, fino alla deviazione per Piedimonte (da ignorare). Seguono altri 2 chilometri altrettanto impegnativi ma con qualche tratto per rifiatare, in cui, grazie a una serie di tornanti, si supera uno scalino naturale, procedendo in cresta, con vista magnifica su Poggio Roncaccio (1044 m) a destra e Poggio Cavalmagra (911 m) a sinistra. Dopo il km 5,5, la salita diventa tutto sommato pedalabile, con inclinazione che non supera mai il 6,7% anche se, di converso, non scende mai sotto il 5%. Prima di raggiungere il passo, c’è ancora un segmento impegnativo, fra il km 8,5 e il km 9,5, in cui ci si attesta di nuovo fra 7-8% con qualche punta che rasenta la doppia cifra. In questo tratto, la strada sembra scavata nella montagna, incisa com’è da una serie di tornanti e brevi rettilinei che permettono di guadagnare ulteriormente quota e raggiungere un masso, posto sulla destra, su cui svetta un’enorme croce in ferro, a picco sulla valle sottostante. Il più è fatto, restano alcune curve con pendenza più abbordabile e si taglia il traguardo a quota 1.061 m (dislivello totale da Palazzuolo, 634 m).

Marradi e il Passo Carnevale

Di qui, si scende per 2 km immersi nel verde fino al fosso Ravigo (930 m), quindi si sale nuovamente per 1,8 km sino ai 1.010 m di Prato dell’Albero, e, infine, si scende per 2 km alla Colla di Casaglia, in prossimità della quale la vista si apre sul Mugello. Dalla Colla, dove sorge un piccolo bar ristorante in cui rifocillarsi, è tutta discesa fino a Marradi, 17 km più a valle. I primi 2 km disegnano una serie di curve e controcurve in mezzo a una fitta abetaia frammista a aceri e faggi, poi, si esce allo scoperto fra pascoli e campi coltivati, mentre la valle si apre e un alternarsi di curve ampie e veloci porta alla frazione di Casaglia. Superata quest’ultima, la valle torna a stringersi e 3 km tortuosi conducono a Crespino sul Lamone, dove ci si avvicina al fondovalle e si incrocia la linea ferroviaria Faenza-Firenze che accompagna nei successivi 10 km, scorrendo ora poco più in alto della carreggiata ora su alti piloni che la sovrastano, fra i quali si compie una serie di slalom, mentre in altri tratti scompare, ingoiata dalla montagna. Si arriva, infine, a Marradi, pittoresco borgo dell’alta valle del Lamone, celebre, oltre che per le castagne e per essere la città natale del poeta Dino Campana, per una struttura urbanistica sui generis, dato che, percorrendo le sue vie, si possono ammirare abitazioni e palazzi signorili più in linea con il centro storico di Firenze che con una località montana. Una sosta, dunque, è d’obbligo, anche perché poi si torna subito a salire per affrontare il passo Carnevale, che coi suoi 11,5 km unisce le valli del Lamone e del Senio. Da questo versante, l’ascesa misura 6,5 km, con un dislivello di 390 m e una pendenza media del 6%. Poco dopo il centro, si lascia la Strada regionale 302 e si prende, a sinistra, la Strada provinciale 306 Casolana-Riolese. I primi 4 km, ai margini della stretta valle del fosso di Collecchio, non sono da sottovalutare: la pendenza oscilla costantemente fra l’8-10%, con una sola breve tregua poco dopo il km 2. Per di più, non ci sono tornanti a facilitare la scalata, ma una lunga teoria di curve e controcurve che tengono costantemente impegnati. Superato il km 4, il discorso cambia radicalmente, dal momento che la pendenza crolla e, a parte una coltellata intorno al km 4,5 (breve rampa al 16%), si guadagna senza problemi il passo (718 m), con l’ultimo km e mezzo praticamente pianeggiante e altamente panoramico. Alle spalle, infatti, si possono ammirare il Monte di Gamogna, di Lavane e l’Alpe di San Benedetto, mentre davanti si staglia la dorsale appenninica che fa da corona a Palazzuolo. Una vista che accompagna anche per il chilometro dopo la cima, in falsopiano, poi, nei successi 3,8 km, la strada si fa ripida, scendendo la vallata del torrente Salecchio, in mezzo a un basso bosco misto di frassini e carpini. Una volta a Palazzuolo, si svolta a destra, mantenendosi sulla Strada provinciale 306, e si discende tutta la valle del Senio, fino a Riolo Terme, con qualche saliscendi e qualche tratto in falsopiano. I chilometri da percorrere sono 29, costellati da diversi punti di interesse. Dopo 5 km, ad esempio, si incrocia la deviazione per l’antica badia di Santa Maria a Susinana, antico complesso monastico Vallombrosano, risalente al 1090, posto fra un piccolo poggio fra due fiumi, il Senio e il Rio Cesare, nel cui cimitero riposta Maghinardo Pagani, citato nel XXVII canto dell’Inferno di Dante. Nei pressi sorge anche un imponente mulino fortificato che immette all’antico ponte ad arco dal quale partiva il sentiero, oggi in disuso, per raggiungere la badia. Altri 14 km, e si attraversa Casola, subito dopo la quale si passa davanti al “Cardello”, edificio in cui Alfredo Oriani trascorse gran parte della sua vita e scrisse tutte le sue opere. Due km più a valle, si può ammirare l’Abbazia di Valsenio, fondata dai monaci benedettini intorno all’anno 1000 e ritenuta il primo nucleo abitato della vallata. Quindi, si percorrono 5 km e si arriva a Borgo Rivola, patria di Loris Capirossi, campione di motociclismo e appassionato di bicicletta. L’ultima tappa, 6,2 km più giù, è Riolo Terme, definita “Città delle Acque” per le sue acque termali, già usate in epoca romana a scopi terapeutici. Si entra nel piccolo borgo dalla zona nuova, edificata intorno al lussureggiante Parco delle Terme, quindi, una salitella conduce alle porte del borgo antico, edificato nel ‘300 e protetto da una cerchia di robuste mura, al cui interno sorge la Rocca (XIV sec.) con le sue tre torri e il maschio quadrato.

Ultime fatiche sul Mazzolano

Di qui, per far ritorno a Imola, distante 11 km, c’è ancora un’ultima asperità, la salita del Mazzolano, celebre nella zona anche perché inserita nell’ex gran fondo Conti di Lugo. Rispetto alle precedenti, si tratta di un dentino, visto lo sviluppo di appena 2,4 km, tuttavia non va presa sotto gamba sia perché presenta, comunque, una pendenza media niente male (6,5%) sia per due belle coltellate in doppia cifra. Dopo aver costeggiato la cinta muraria, si lascia, quindi, la Strada provinciale 306 e si svolta a sinistra nella Strada provinciale 110 (via Mazzolano). Poche centinaia di metri, e inizia la salita, subito tosta. Nel primo chilometro, infatti, si oscilla fra l’8,5-10%, poi, un breve tratto per rifiatare e si deve affrontare il segmento più duro, 300 m all’11,2%. Superato questo scoglio, si viaggia, comunque, sempre sopra il 5%, con una punta fra l’8-9% poco prima del secondo km e una tregua di 100 m (2,3%) al km 1,5. Gli ultimi 500 m sono tutti al 6,2% fino a Cà Santa Lucia, dove inizia un breve falsopiano che porta a Cà la Torre, da cui si plana, infine, su Mazzolano con una ripida discesa (2,7 km in tutto). A questo punto, Imola è vicina, ma le fatiche non sono finite: dopo il ponticello sul Rio Sanguinario, che segna il confine fra i Comuni di Riolo e Imola, si procede per 1,5 km e si deve superare un’ultima rampa impegnativa. A questo punto, si segue per 4 km via Bergullo e si arriva finalmente a Imola, in corrispondenza della curva Rivazza del circuito automobilistico “Enzo e Dino Ferrari”.

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