«Molti cacciatori protestano per il divieto di spostarsi per la caccia: occorre rendere possibile da subito l’attività venatoria anche fuori dal proprio Comune».

Un amante della caccia, con un passato anche da esponente politico, assieme a un gruppo di appassionati di caccia e pesca, lancia una protesta vibrata.

Luciano Maroni, fondatore della Lega nord Romagna, ex attivista nei Comuni del Rubicone, consigliere comunale a Gambettola (dal 1999 al 2009) e a Longiano (dal 2010 al 2012), primo dei non eletti con 21.000 preferenze alle elezioni europee del 2009, per anni punto di riferimento per i cacciatori della Lega, ma ora svincolato da qualsiasi partito, scende sul piede di guerra. Ha raccolto le istanze di un gruppetto di amici cacciatori e pescatori e spara a zero sulle attuali limitazioni territoriali: «Un divieto senza fondamenta e un castigo nei confronti di cacciatori e pescatori – afferma – In particolare i cacciatori per svolgere l’attività venatoria sono legati a un Ambito territoriale provinciale, un cosidetto Atc. A Gambettola e nei Comuni di pianura non ci sono luoghi idonei e quindi in molti andiamo sia nelle colline dell’Alto Rubicone o nelle colline forlivesi e ravennati».

«Tanti cacciatori hanno residenza diversa dal proprio ambito per la caccia – prosegue Maroni – però oggi gli spostamenti fuori dal proprio Comune se fatti per caccia e pesca sono vietati. Quindi chi ha fatto questo decreto o è incompetente oppure è contro l’attività venatoria. Se si può svolgere l’attività lavorativa anche fuori dal proprio Comune perché non si può cacciare dove uno ha la propria residenza per l’esercizio venatorio? Visto che è permesso per lavoro spostarsi anche fuori provincia o Regione, con l’autocertificazione, che lo si renda possibile anche ai cacciatori».

«Chi pagherà i danni agli agricoltori visto che questo decreto elimina la caccia al 99 % e non si possono organizzare battute al cinghiale, non si può attivare la caccia in deroga al piccione o allo storno? Sono altri danni in più agli agricoltori. Se questo decreto non verrà cambiato le associazioni venatorie dovranno attivarsi a richiedere i soldi indietro della tassa nazionale, regionale e della quota dell’Atc per il periodo in cui non hanno potuto svolgere l’attività venatoria, alla pari di bar, ristoranti e le altre attività. Così anche le armerie che non hanno potuto vendere le cartucce dovrebbero chiedere i danni».

E minaccia di fare un gruppo per presentarsi alle elezioni. «Al momento delle consultazioni amministrative, regionali e nazionali, tutti gli esponenti politici vengono a chiedere ai cacciatori di votarli e promettono di essere dalla stessa parte. Invece la realtà è ben diversa. È’ il momento di togliere la fiducia ai politici attuali e si dovrebbe pensare a costituire un partito trasversale, e nuovo, che curi veramente gli interessi di cacciatori, agricoltori, pescatori».

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