Da Faenza a Sanremo alla strada, “è l’ultimo spazio per la musica”

Il caso è esploso un paio di settimane fa, poco prima che la Regione da zona Gialla diventasse Arancione. Protagonista è Rodolfo Santandrea, il musicista, compositore e cantautore faentino, di cui si ricordano le partecipazioni a Sanremo (dove ha vinto il premio della critica nel 1984 con La Fenice) e in diverse trasmissioni tv. Stava suonando il violino al mercato di Gambettola quando è stato “cacciato” perché privo di autorizzazioni. L’episodio è poi montato sui social ed è diventato emblematico di una situazione di grave difficoltà in cui versano i musicisti e un indotto di migliaia di persone, pesantemente penalizzate dalla pandemia. Il talento di Santandrea da anni viene espresso in pubblico, per strada in diverse città italiane e straniere come ha scelto di fare, portando ovunque la genialità e la gioia tipiche dei menestrelli di un tempo. «Adesso l’arte e la cultura sono senza spazi – afferma -: sono represse e confinate. Siamo chiusi dietro le sbarre all’ultimo piano di una torre: lasciamo almeno che qualcuno tenga viva l’arte per strada».

Ma cosa è successo a Gambettola?

«Stavo suonando dal vivo, perché suonare on line o in una sala di registrazione non è la stessa cosa. E’ venuto il vigile dicendo che l’ordinanza prevedeva che io andassi in ufficio per ottenere il permesso. Non l’ho presa bene, ma non sono uno che davanti alla forza pubblica si mette a fare proteste eclatanti».

Come ha fatto allora a diventare un caso?

«Si è radunata gente, qualcuno ha fatto delle foto, e altri mi hanno seguito mentre mi allontanavo. Così ho spiegato la situazione in cui ci troviamo noi artisti. C’era un giornalista e la cosa è finita sulle cronache locali».

Una sorta di campagna a difesa della categoria fatta al mercato?

«Ho focalizzato sulle problematiche in corso: non ci si rende conto che quella del musicista può essere una professione, molto complessa: con uno che si espone a volte sono centinaia le bocche da sfamare».

Tutto questo è stato spazzato via dal Covid…

«Esatto. Se spazzi via le maestranze, fino all’ultimo degli ultimi è la fine. Già adesso il 50 per cento degli artisti ha dovuto cambiare mestiere, figuriamoci chi gli sta appresso. Ci sono tecnici che quest’anno hanno fatto due giorni di lavoro. E se suoni per strada si mette la burocrazia davanti, in altre parti d’Europa non funziona così. E in Italia c’è differenza tra nord e sud».

Lei ha girato il mondo col suo violino, come funziona?

«Ho iniziato dal Giappone, poi Spagna, Francia, Regno Unito, Belgio: l’Italia è rimasta indietro. Ci sono artisti autonomi di una caratura incredibile: a Venezia ho incontrato musicisti che venivano dalla Siberia. Nel Nord Italia qualcosa in più è concesso. Occorre il contatto individuale con le persone se si vuole incentivare la creatività: cosa amano, cosa vogliono, cosa sentono, quali sono i linguaggi. Se De Andrè non avesse suonato la chitarra in spiaggia, non avrebbe scritto Bocca di Rosa. Lucio Dalla se non fosse andato in giro col clarinetto, non avrebbe scritto ciò che ha scritto».

Nel frattempo vista la situazione se ne sta a Faenza?

«Sì faccio il violinista solitario: sono presente al mercato, sotto la torre dell’orologio. Almeno ci risolleviamo un attimo».

E’ vero che sta pensando ad un nuovo Cd?

«Sì, durante il primo lockdown, guardando il ciliegio del giardino ho rimesso in ordine le idee e spulciato tra l’enorme materiale mai pubblicato che ho scritto. Ci sto lavorando. Devo sintetizzare stando legato ai suoni naturali, armonici, a strumenti come il violino, il corno che vibrano nello spazio, che superano le montagne. E’ come riassumere in una letterina un’enciclopedia».

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