Il racconto di un cesenate a Londra: “L’immagine di Elisabetta a Piccadilly e il lutto composto dell’Inghilterra”

Piove su Buckingham Palace quando arrivo, più o meno verso le 19.30. Non è ancora buio – l’estate inglese è meno calda ma anche più luminosa di quella italiana – ed è passata poco meno di un’ora da quando la Bbc ha annunciato al mondo la morte della Regina Elisabetta II. Dopo settant’anni di regno e novantasei di vita. Nonostante l’aplomb britannico, i conduttori tv sono visibilmente commossi e quando devono parlare di Carlo, prossimo a salire al trono, ancora si confondono e dicono: “Sua Maestà la Regina”. Forza dell’abitudine: e del resto, chi si ricorda un Re in Inghilterra?

Non è un giorno come gli altri, non può esserlo: si chiude il sipario su un’epoca, qualcuno addirittura dice sul Novecento. Alcune cose, però, restano immutabili: la linea Piccadilly della metropolitana che ferma ad Green Park, gli inglesi che scendono, tanti con mazzi di fiori comprati poco prima, e una grande folla che marcia silente verso Buckingham Palace. L’Union Jack è già a mezz’asta, piove ma non è freddo, e c’è un’atmosfera strana. Sarà per i tantissimi turisti che si mischiano ai londinesi, sarà perché gli inglesi sono… Inglesi, insomma c’è ovviamente una grande commozione, mista però a compostezza. Difficile da capire per chi viene da un paese sanguigno e melodrammatico come l’Italia, eppure è così. L’unica immagine diversa dalle altre è quella di un signore sulla sessantina che è avvolto in una bandiera con le effigi di Elisabetta ragazza, sovrana e poi grande matriarca. È il solo flash colorato in una serata che volge al cupo, illuminata dai selfie dei cellulari e dai lampi delle telecamere collegate da mezzo mondo.

Difficile capire cosa provino davvero i britannici, alle prese con lo sconvolgimento finale di anni difficili, iniziati con la Brexit, passati attraverso il Covid, la crisi economica e politica, e culminata con la morte di Elisabetta. Dai pub spuntano fuori i primi cartelli che celebrano la Regina, alle fermate degli autobus ecco i led luminosi con il volto della sovrana incoronata, che solo pochi mesi fa aveva celebrato il giubileo per i 70 anni di regno. Sul grande schermo di Piccadilly Circus non scorrono più le pubblicità, ma c’è una sola grande immagine: quella di Elisabetta, con l’immancabile cappellino turchese. Non sembra, questo, un paese sul punto di fermarsi e atteso da due settimane di lutto nazionale, da un funerale di stato e dalla proclamazione di un nuovo Re. Alla loro maniera – sbrigativa, essenziale, sobria, forse un po’ ipocrita – gli inglesi sono pronti a rendere omaggio alla propria monarca, e poi ad andare avanti. Alla fine, quel che resta di una giornata a suo modo storica, è il senso di un Paese difficile, che poggia su pilastri gloriosi ma fragili, alla ricerca di un posto nel mondo. E che si avventura in mari inesplorati senza la donna che ne ha silenziosamente guidato la rotta attraverso due secoli.

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