Varchiamo la soglia con Stefano Ronconi: a Rimini la sua mostra fino al 15 maggio / PHOTOGALLERY

Cultura
  • 27 aprile 2026

Alla galleria Primo Piano di Rimini fino al 15 maggio è visitabile la mostra La ripetizione differente di Stefano Ronconi a cura di Franco Pozzi.

Stefano Ronconi rientra nella categoria di artisti che sentono l’impulso irrefrenabile di nutrire gli occhi attraverso l’opera di altri artisti. «È un collezionista di sguardi, secondo il curatore Pozzi. «Si circonda di opere d’arte degli autori che ama, soprattutto della seconda metà del Novecento, e quando non può comprarle se le costruisce da solo, ripetendole in infinite varianti. Le tocca con gli occhi e con la mano, con un atteggiamento che non posso che definire devoto, innamorato. Esistono intere serie dove si è esercitato sulle Woman’s di De Kooning, o sui dipinti di Mark Rothko, di Howard Hodgkin o di Ellsworth Kelly».

In questo, Ronconi ha dei predecessori illustri, da Arshile Gorky che aveva eletto a suoi maestri pittori non conosciuti direttamente, come Cézanne, Picasso, Kandinsky, Miró, a Bruce Chatwin, che a diciott’anni entrò a lavorare nella casa d’aste londinese Sotheby’s con la mansione più umile, facendo rapidamente carriera. E di quel mondo, lasciato nel 1966, rimane una testimonianza nel libro Utz, che racconta di un collezionista di ceramiche di Meissen.

La Biennale di Venezia del 2013, intitolata Il Palazzo Enciclopedico, fu per Stefano l’occasione per vedere una serie di dipinti su carta risalenti agli anni Sessanta e Settanta del Novecento, eseguiti da maestri anonimi della comunità tantrica del Rajastan, in India. La medesima forma ovale (yantra), ripetuta ritualmente variandone colore e fondo, aveva la funzione di evocare energie cosmiche e favorire la meditazione. Quella suggestione è maturata nel 2023, concretizzandosi in dipinti a tempera acrilica su carta, in cui Ronconi ha distillato tutto la sua vasta cultura figurativa, in una sintesi autonoma e matura.

«La forma che campeggia in basso al centro dei dipinti, staccandosi da un fondo vibrante ottenuto sovrapponendo due o più colori che spesso rivelano la loro presenza ai margini del foglio, ricorda metaforicamente una soglia. A noi la scelta di varcare quello spazio o meno. I supporti non sono casuali, trattandosi di pagine di una rivista di qualità che non viene purtroppo più editata: Cahiers d’art. Ronconi le utilizza per la loro capacità di ricevere il pigmento, e sostenere la pressatura una volta realizzate, operazione necessaria affinché tornino perfettamente lisce».

Quasi a ricordarci che l’arte custodisce un senso di sacralità ineludibile, una selezione dei suoi yantra – esposta ora alla Galleria Primo Piano di Rimini – pare dirci, come il Pavese di Dialoghi con Leucò, che «l’inquietudine è più vera e tagliente quando sommuove una materia consueta. Sappiamo che il più sicuro – e più rapido – modo di stupirci è di fissare imperterriti sempre lo stesso oggetto. Un bel momento quest’oggetto ci sembrerà – miracoloso

– di non averlo visto mai».

Primo Piano Gallery

Vicolo S. Bernardino n. 1, Rimini

24 aprile - 15 maggio 2026

Aperta su appuntamento: 393.0721717

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