RIMINI
MARIA TERESA INDELLICATI
Thomas Casadei, docente di Filosofia del diritto all’ateneo di Modena e Reggio Emilia, e direttore del Crid, il Centro di ricerca interdipartimentale su discriminazioni e vulnerabilità, il 14 febbraio partecipa, con una sua riflessione, al ciclo “Diritti umani alla sfida dei tempi. Crisi internazionali e nuovi scenari politici” promosso da un liceo riminese.
Professor Casadei, come nasce il suo intervento?
«L’occasione è stata favorita da una interlocuzione con gli insegnanti nel corso di una conferenza all’Università di Bologna sui diritti umani. Credo del resto che il dialogo tra mondo della scuola e università debba essere costante su temi così centrali, oltre che sull’orientamento e le scelte post diploma».
Secondo lei c’è attenzione per questi argomenti in ragazzi così giovani?
«Da molti anni faccio incontri nelle scuole, in enti istituzionali e associazioni: nel generale disorientamento e smarrimento rispetto a quello che sta avvenendo nel mondo, c’è forte interesse su questi argomenti. Siamo di fronte infatti a fenomeni drammatici che hanno un duro impatto per le nostre vite, sul piano emotivo, e con riferimento all’idea di futuro».
Oggi infatti parlare di “diritti” e “pace” non è scontato.
«Ma è necessario e doveroso. Il mio intervento sarà incentrato sulla “regressione” in corso su questi temi centrali, un rischio di regressione epocale che ci sta facendo tornare a contesti in cui la forza prevale sul diritto, i diritti fondamentali possono essere “sacrificati”. Tutto ciò mette in discussione i presupposti della “Dichiarazione universale dei diritti umani” che a partire dal 1948 ha segnato in maniera profonda non solo gli assetti planetari ma il modo stesso di intendere l’esistenza, il rapporto con le istituzioni e le relazioni internazionali».
La sua conversazione, fra l’altro, avrà come riferimento il “Lessico per la pace” (Carocci editore) elaborato dalla rete “Università italiane per la pace”.
«La Rete, RUniPace, è promossa dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane. Vi aderiscono ad oggi 75 atenei che ispirano la propria azione ai principi fondamentali della Costituzione, della Carta delle Nazioni Unite, dei Trattati istitutivi dell’Unione Europea, dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, del Consiglio d’Europa, nel ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli. Valori fondanti sono il rispetto nei diritti umani fondamentali, l’obbligo di cooperare al fine del mantenimento della pace, il contrasto alle diseguaglianze. Sono stato coreferente per l’Università di Modena e Reggio Emilia sin dalla nascita della Rete, nel 2019, e faccio parte del gruppo di lavoro sulle migrazioni. Il volume, che raccoglie una cinquantina di contributi entro un percorso multidisciplinare, fornisce una bussola per orientarsi nella complessità odierna e per riscoprire il senso, e le pratiche, del fare pace, invitando a pensare e attuare la pace come orizzonte realizzabile e imprescindibile».