The Rolling Thunder Revue 1976: tutto sul nuovo box set di Bob Dylan in uscita a novembre

Cultura

Esce il 6 novembre “The rolling thunder revue the 1976 recordings” di Bob Dylan. Il box set da 39 cd che documenta il tour del 1976 del Nobel per la letteratura insieme a uno straordinario gruppo di musicisti (Rob Stoner, Scarlet Rivera, Howie Wyeth, Mick Ronson, Steven Solet, David Mansfield e T Bone Burnett). Partito il 18 aprile da Lakeland, Florida, e conclusosi a Salt Lake City il 25 maggio, il tour si articolò in 27 date, quasi tutte rappresentate nelle 371 tracce live inedite, che ci danno l’opportunità di analizzare, seppur brevemente, la musica del songwriter di Duluth, artefice di canzoni che sono state fonte di ispirazione per molti altri artisti. Brani, quelli del musicista americano, contraddistinti da una certa libertà di articolazione strofica e nei quali, il più delle volte, si riscontra una fusione altissima tra penetrazione poetica e musica: i testi (vettori di nuove modalità di conoscenza, visionari, a tratti surreali, pieni di metafore bibliche e coscienti del Rinascimento americano e dei poeti europei) si uniscono alla melodia per creare profondità. “Il suo modo di dividere metricamente - ha scritto Gino Castaldo a proposito di Dylan - è stato innovativo, geniale, proprio perché ha reso musicale ciò che sulla carta non lo sembrava affatto”. Nelle sue canzoni, gli elementi in gioco - folk, blues, country, rock - sono ben rifusi e, soprattutto, assolutamente personalizzati; e lo stesso si può dire per quanto attiene al canto: la voce del cantautore statunitense, assai poco regolare e incredibilmente espressiva (e che crea costantemente contromelodie rispetto a quella lineare che viene in qualche maniera resa implicita...), ha dato il via ad una vera e propria rivoluzione riguardo a un modo di cantare, levigato e artificiale, tipico della musica leggera americana precedente gli anni Sessanta.
“Le scalette dei concerti di questo tour del 1976 - ha scritto Mattia Fumarola - macinano classici immortali stravolgendoli con un’aggressività elettrica quasi punk, mentre i brani dell’album ‘Desire’, pubblicato solo pochi mesi prima, trovano qui la loro declinazione più teatrale e viscerale, toccando picchi d’intensità drammatica. Un regesto sonoro imprescindibile per cogliere la costante metamorfosi dell’artista del Minnesota”.

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