«Per capire il vegetarianismo dobbiamo scardinare ciò che pensiamo di sapere». La filosofa riminese Cecilia Muratori lo spiega domani al Lapidario

Cultura
  • 03 settembre 2026

di BENEDETTA ZAVATTA

RIMINI. Che cosa significa essere vegetariani? Il vegetarianismo è una scelta che oggi può sembrare legata soprattutto alle abitudini alimentari, ma che nasconde una storia filosofica, morale e culturale molto più ampia.

Per dipanare questa vicenda nasce il volume Vegetarianismo. Storia antologica di un’idea moderna, pubblicato da Carocci nel 2026 e curato da Cecilia Muratori, Michele Merlicco e Sergio Filippo Magni. Il volume verrà presentato domani venerdì 4 alle 18 al Lapidario del Museo della Città di Rimini, nell’ambito della rassegna Ogni donna una storia, curata dalla Casa delle Donne del Comune di Rimini con la Rete delle associazioni che vi fanno capo, in collaborazione con il Coordinamento Donne Rimini. Saranno presenti due dei curatori del volume, Cecilia Muratori, riminese, professoressa ordinaria di Storia della filosofia all’Università di Pavia, e Sergio Filippo Magni, professore ordinario di Filosofia morale nello stesso ateneo.

Professoressa Muratori, quando nasce la scelta di non nutrirsi di animali, e in base a quali motivazioni?

«Il vegetarianesimo era praticato già nell’antichità, anche se lo si chiamava diversamente: ad esempio si parlava di astinenza dalla carne, o di dieta pitagorica. Il filosofo greco Pitagora (VI secolo a.C.) sosteneva l’idea della metempsicosi, cioè della trasmigrazione delle anime da un corpo all’altro dopo lo morte – questo implica un’uguaglianza tra gli esseri viventi, che si rispecchia nella scelta di non mangiare animali. Nel III secolo dopo Cristo, Porfirio scrisse un importante trattato che discute diverse ragioni per astenersi dal consumo di carne, tra cui argomenti che sono dibattuti ancora oggi, come il riconoscimento che gli animali pensano, o che la dieta vegetariana può essere più salutare di una dieta a base di carne».

Nell’Ottocento il vegetarianismo comincia a presentarsi come un vero e proprio movimento, dotato di associazioni, pubblicazioni e programmi. Come mai una scelta privata assume tanto rilievo sociale?

«Sì, non è un caso se la parola vegetarianesimo viene proprio coniata a metà Ottocento. Dietro alla nascita della parola si nasconde infatti un intero movimento di riforma della società, che ha origine in Inghilterra, suscitato, per contrasto, anche dal rapido processo di industrializzazione. La dieta vegetariana è proposta come una via pratica alla convivenza pacifica tra esseri umani, e viene promossa come la cura per ritrovare la sanità sia fisica sia dello spirito: vegetariano deriva infatti da vegetus, che significa sano, energico».

I testi raccolti nel volume sono piuttosto eterogenei. Filosofi, scrittori, medici, pensatori politici e figure impegnate nel dibattito sociale danno ognuno un taglio differente alla questione. Qual è il fil rouge che li accomuna? Perché li avete scelti?

«Il libro è una sorta di fotografia d’insieme di un dibattito che attraversa in effetti diverse discipline, perché la dieta riguarda tanto l’individuo quanto la società. L’obiettivo era quello di rendere disponibili in italiano una serie di testi composti intorno al momento in cui comincia a circolare la parola vegetariano. Abbiamo così costruito un percorso che attraversa il lungo Ottocento europeo, per valorizzare una pluralità di posizioni».

Molte delle questioni affrontate da questi autori sono sorprendentemente attuali. Il rapporto tra esseri umani e animali, la sofferenza degli esseri viventi, la sostenibilità dei nostri modelli di produzione e consumo, il rapporto con la natura e la responsabilità delle nostre scelte alimentari sono oggi al centro di un dibattito pubblico sempre più ampio. Che cosa aggiunge la prospettiva storica?

«Dallo studio dei percorsi storici di un concetto si esce di solito con più dubbi e meno certezze. Questo libro cerca di contribuire al dibattito contemporaneo prima di tutto scardinando ciò che pensiamo di sapere del vegetarianesimo, le cui radici sprofondano nello sforzo utopico di ripensare le basi della società, a partire da qualcosa di quotidiano e controllabile come la dieta».

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