Letture: Ghinelli e un domani possibile

Cultura

RIMINI. "Vorrei potervi dire che impareremo da questi giorni, vorrei poterlo dire, ma ho troppo rispetto della nostra condizione umana. Siamo piccoli, vulnerabili, spaventati. Portiamo la scienza e la cultura sulle spalle come le formiche il pane ignorando il piede che da un momento all’altro può oscurare il sole. La nostra incapacità di rispettare le norme più ovvie, i divieti più sensati, dovrebbe indignarci, innescare una rivoluzione dentro, e invece pascoliamo nei giorni incuranti del dissesto che portiamo e che nulla ha a che fare con le pandemie e i cataclismi, ma con l’incapacità di ascoltare il rumore dei pianeti, di collocarci su una giusta scala, di fare i conti con la nostra misura umana, di pensarci animali. E mi fiorisce nel petto una tenerezza cruda perché vorrei potervi dire che c’è una vittoria in fondo alla strada, che non abitiamo una stella alla fine, che le nostre spoglie non sono poi così mortali, ma ho troppo amore per la nostra condizione terrestre che l’unica cosa che mi sento di dire è che dovremmo sforzarci di rallentare la distruzione che muoviamo a ogni passo. Perché è di questo che vorrei parlarvi, di rallentare la distruzione. Ché ci vuole coraggio a difendere la bellezza quando la strada conduce comunque alla fine. Ci vuole coraggio per non ridursi indifferenti. Ci vuole visione, sforzo di vene, capacità di rinunciare alle faide, alla vendetta, al rancore e al lieto fine.
Non siamo la cura di questo pianeta. Non serviamo al pianeta, ma abbiamo comunque il diritto alla vita". L'articolo completo sul Corriere Romagna in edicola oggi, 26 marzo.

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