Il Medioevo marinaro nel Riminese nel libro di Oreste Delucca

Cultura

RIMINI. «Una città sul mare e che col mare ha avuto un rapporto stretto e necessario fin dalla sua nascita e che anche oggi le è indispensabile». Così l’editore Giovanni Luisè nella nota che introduce il nuovo volume di Oreste Delucca “Rimini e il mare nei documenti del Tre-Quattrocento”, uscito in libreria nello scorso mese di novembre.
Quanto a Delucca, nella Premessa mette subito le mani avanti: «Lungi da me la presunzione di redigere una storia della marineria medievale riminese; questo lavoro, molto più semplicemente, vuole offrire una serie di spunti ricavati dal vivo della documentazione originale acquisita nel corso delle mie ricerche d’archivio».
Ricerche
E di ricerche d’archivio Delucca se ne intende. Dall’analisi di documenti spesso dimenticati e inediti ha ricavato innumerevoli studi e approfondimenti, pubblicati in volumi e articoli monografici. Un lavoro ultratrentennale che gli è valso nel 2013 l’assegnazione del “Sigismondo d’oro”, il riconoscimento riservato ai riminesi illustri. Le ricerche di Delucca si concentrano soprattutto sull’epoca medioevale e sul territorio di Rimini e dintorni, e l’ultimo volume non fa eccezione.
“Rimini e il mare” è diviso in due parti. Nella prima («a carattere divulgativo», precisa l’autore) sono sviluppati alcuni temi legati al rapporto della città con il mare e con le acque interne, dalla difficoltà di spostamenti utilizzando le vie terrestre alla preminenza di utilizzo dei percorsi marittimi e fluviali, dalla storia del porto di Rimini alle tecniche di pesca, dalla descrizione delle barche di Sigismondo Malatesta al resoconto delle attività commerciali dell’epoca. E poi la legislazione marittima, le battaglie navali su fiumi e laghi, i naufragi… Per finire con la migrazione tra le due sponde dell’Adriatico e con la scoperta dell’America.
Quattrocento documenti
La seconda parte del volume contiene, elencati in ordine cronologico, la sintesi di oltre quattrocento documenti riferiti al periodo preso in esame, e ricollegabili direttamente o indirettamente al tema del mare. A chiusura del libro, prima della Bibliografia, vi è anche un breve glossario, utilissimo per comprendere alcuni dei vocaboli usati nel testo, come il nome delle barche (brigantino, caravella, marano, ecc.) o dei pesci (baldegara, buratello, morona), senza dimenticare la terminologia tecnica dell’attività marittima (cavi, funi, reti e altro).
Tante immagini
Ma quello che più colpisce, sfogliando il libro, sono le tantissime immagini di cui è corredato. Si tratta di riproduzioni di carte nautiche, monete, disegni, affreschi, mappe, acquerelli, ma soprattutto di affascinanti miniature del XIV e XV secolo (custodite in musei e biblioteche di tutto il mondo) che raffigurano scene quotidiane dell’epoca medioevale: banchi della pescheria, carico di merci, vedute di guerra e di naufragi.
Aglio e cipolla
Tornando al testo, in “Rimini e il mare” Delucca – mentre scrive di pesca, barche e battaglie – tratteggia uno spaccato del Tre-Quattrocento, raccontando le vicende di Sigismondo e della sua signoria, ma anche notizie curiose, come il commercio di aglio e cipolla che da Rimini venivano esportati in grande quantità, via mare, verso Venezia o addirittura la Siria. Altri squarci di vita quotidiana rivelano che il Medioevo era epoca di “camminatori”. «Lungo le strade prevaleva una mobilità di carattere individuale, rappresentata essenzialmente da persone a piedi, fossero viaggiatori, pellegrini, mercanti, religiosi, studenti, militari, sbandati o altro – scrive Delucca, riportando le sue fonti documentarie –. Nei secoli del Medioevo si camminava e camminava; pertanto si consumavano scarpe e altri calzari in gran quantità. Non a caso nelle città, il mestiere artigiano più diffuso in assoluto era quello del calzolaio». Anche in una località di mare come Rimini.

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