La Regione ridisegna la mappa del sistema culturale: welfare culturale, imprese creative, rigenerazione urbana e memoria storica in un unico testo organico
BOLOGNA. L’Assemblea legislativa ha approvato la prima legge quadro sulla cultura dell’Emilia-Romagna. Il provvedimento, proposto dalla Giunta, accorpa una quindicina di normative di settore e viene presentato come l’intervento di riforma più significativo mai realizzato in questo ambito. L’obiettivo è armonizzare, aggiornare e innovare il sistema culturale regionale, riconoscendo alla cultura un ruolo strutturale nelle politiche pubbliche e nella vita delle comunità.
La legge è stata illustrata in conferenza stampa, nella sede della Regione a Bologna, dal presidente Michele De Pascale e dall’assessora alla Cultura Gessica Allegni.
Un unico testo per tutta la filiera
La norma è composta da 76 articoli e riunisce in un testo organico patrimonio, servizi culturali, spettacolo, cinema e audiovisivo, editoria, promozione della lettura, memoria storica, welfare culturale, imprese culturali e creative. Mette in rete indirizzi, obiettivi e strumenti di programmazione, con una visione di filiera che tiene insieme produzione, distribuzione e fruizione.
Il testo è il risultato di un percorso partecipativo avviato circa un anno fa, che ha coinvolto oltre 600 realtà: enti locali, associazioni di categoria, reti associative, sindacati, hub della cultura e della creatività, realtà dello spettacolo dal vivo, musei, biblioteche e archivi storici. Il lavoro è partito dal Forum permanente degli assessori alla cultura di tutti i territori ed è poi passato dal confronto in Commissione e in Assemblea.
Come è strutturata la legge
Il testo è articolato in cinque titoli.
Titolo I, “Disposizioni generali e comuni ai diversi ambiti”. Definisce principi, finalità e funzioni della Regione. Riconosce il valore del welfare culturale e promuove le imprese culturali e creative, le competenze e i luoghi della cultura, anche attraverso la rigenerazione urbana.
Titolo II, “Patrimonio culturale, istituti e servizi culturali”. Disciplina la valorizzazione del patrimonio materiale, immateriale e digitale, dei paesaggi culturali e dei beni riconosciuti a livello internazionale. Comprende l’organizzazione dei servizi archivistici, bibliotecari e museali, le politiche per l’editoria e la lettura e la tutela dei patrimoni linguistici e dialettali dell’Emilia-Romagna.
Titolo III, “Attività culturali”. Riunisce gli interventi per lo spettacolo dal vivo, la musica contemporanea, il cinema e l’audiovisivo, la promozione culturale in ambito regionale e all’estero, le manifestazioni storiche e la qualificazione dell’educazione e della formazione artistica.
Titolo IV, “Storia e memoria dell’età contemporanea in Emilia-Romagna”. Definisce obiettivi e interventi per valorizzare la storia contemporanea e preservare la memoria collettiva, riconoscendo il ruolo degli istituti storici e degli altri soggetti impegnati in questo campo.
Titolo V, “Disposizioni attuative, finanziarie e finali”. Stabilisce gli strumenti di programmazione e attuazione e istituisce organismi di supporto alle politiche culturali, tra cui il Comitato scientifico per la cultura e l’Osservatorio sulla cultura e la creatività. Disciplina inoltre le risorse finanziarie, le disposizioni transitorie e le abrogazioni delle normative precedenti.
Le principali novità
Welfare culturale. È una delle direttrici più innovative. La legge lo riconosce per la prima volta, mettendo a sistema il legame tra cultura, salute e benessere. Arte, spettacolo e fruizione del patrimonio diventano strumenti di prevenzione, inclusione e contrasto al disagio. Al centro ci sono accessibilità, partecipazione, inclusione sociale, sostenibilità e superamento dei divari territoriali. Questo approccio dovrebbe rafforzare anche la collaborazione tra i diversi assessorati, sotto una comune responsabilità politica.
Imprese culturali e creative. Previsto il sostegno alle startup innovative, alla qualità del lavoro, all’innovazione e all’internazionalizzazione, insieme alla valorizzazione delle nuove competenze professionali, considerate un elemento qualificante per il futuro delle giovani generazioni.
Rigenerazione urbana a base culturale. La cultura diventa leva per riqualificare spazi e luoghi. I centri culturali polifunzionali sono pensati come nuovi presìdi di prossimità, con priorità alle aree interne e ai piccoli comuni.
Patrimonio, biblioteche e lettura
La legge recepisce e consolida il sistema regionale di archivi, musei e istituti culturali e rafforza la tutela e la valorizzazione del patrimonio materiale, immateriale e digitale, dei giardini storici, delle case museo, dei paesaggi culturali e dei siti Unesco.
Viene riconosciuta la crescente funzione sociale delle biblioteche pubbliche come presìdi culturali di comunità. Un articolo è dedicato agli ecomusei, indicati come contesti capaci di promuovere processi partecipativi, attività di ricerca e iniziative di comunità. Si introduce inoltre una logica di filiera integrata editoria-libro-lettura, che include pienamente il digitale e si fonda sull’educazione alla lettura. Ne è strumento il Patto regionale per la lettura, che punta a coinvolgere tutte le biblioteche e i servizi territoriali.
Spettacolo, musica, cinema e arti visive
Sono confermati e sviluppati gli strumenti di sostegno allo spettacolo dal vivo, alla produzione musicale, al cinema e all’audiovisivo. Viene valorizzato il ruolo della Film Commission e della Music Commission regionali, così come quello di arti visive, fumetto e fotografia. Tra le novità figurano nuove misure per i locali di musica dal vivo, il rafforzamento del sistema regionale dei festival e la qualificazione delle scuole di musica, teatro, danza e cinema.
Entrano tra le competenze della cultura anche le rievocazioni storiche e i carnevali, riconosciuti come espressioni di identità culturale, di tradizioni e di patrimonio immateriale delle comunità emiliano-romagnole.
La memoria del Novecento e dell’Ottocento
La legge consolida l’impegno sulla memoria del Novecento, estendendo lo sguardo anche al XIX secolo, con particolare attenzione al Risorgimento e alla nascita del Tricolore, indicati come radici profonde della democrazia italiana.
Le parole di De Pascale e Allegni
Per il presidente e l’assessora si tratta di una riforma profonda e innovativa, che parte dal riconoscimento della cultura non come ambito accessorio delle politiche pubbliche, ma come diritto e risorsa fondamentale per la crescita e il benessere delle persone. La definiscono una leva di sviluppo e un elemento costitutivo della qualità democratica e della capacità dei territori di costruire il proprio futuro.
Con la legge, sottolineano, la Regione amplia in modo sensibile il raggio di azioni, obiettivi e possibilità di intervento, per rispondere ai bisogni di chi produce e promuove cultura, dei pubblici e delle comunità, e di un sistema economico in cui pesa sempre di più la ricchezza generata dalla filiera culturale e creativa, settore in cui l’Emilia-Romagna si distingue a livello nazionale.
De Pascale e Allegni si dicono orgogliosi di aver scelto ancora una volta la strada del percorso partecipativo per una riforma ambiziosa ma il più possibile condivisa, e parlano dell’approvazione come dell’inizio di un cammino per consolidare una rete “più attrattiva, plurale e all’altezza delle sfide contemporanee”.
Norme transitorie ed entrata in vigore
Sono previste norme transitorie per garantire la continuità dei procedimenti e dei programmi già avviati. La legge entrerà in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nel Bollettino ufficiale telematico regionale.