Svelata oggi a Milano la scultura “Le Pieghe” dell’artista romagnolo Nicola Samorì, ispirata al motociclista Luca Salvadori scomparso in seguito a un incidente di gara due anni fa, donata al Comune di Milano dal padre Maurizio Salvadori.
«La scelta di lasciare una traccia della breve e intensa vita di Luca si è fatta strada man mano che mi sono reso conto che il dolore e il gran vuoto lasciato dalla sua scomparsa non erano vissuti solamente dalla famiglia e dagli amici più stretti ma trovavano eco anche nella comunità di appassionati che Luca era riuscito ad aggregare attorno a sé» ha detto Maurizio Salvadori. «Nicola Samorì è riuscito nel difficile compito di dare una forma poetica, con un linguaggio universale, alla storia di Luca. Ha creato una scultura in cui coraggio, slancio e fragilità convivono in una figura apparentemente sbilanciata, come un motociclista che affronta una curva piegando al limite. La memoria, volgendosi al passato, può ancorarsi alla tristezza e rimanere inerte di fronte agli eventi traumatici. Può anche, però, elaborare una prospettiva che si apra al futuro, indicando percorsi costruttivi e di solidarietà. Dall’elaborazione del trauma possono così nascere progetti rivolti ai più deboli e ai più fragili. Con questo spirito è stata istituita la “Fondazione Luca Salvadori,” il cui fine primario è essere di aiuto ai motociclisti coinvolti in incidenti, sia in circuito che su strada, oltre a promuovere la cultura della sicurezza nel mondo delle due ruote. L’opera “Le Pieghe” di Nicola Samorì, installata tramite una donazione al Comune di Milano, condivide lo stesso spirito e gli stessi obiettivi della Fondazione».
Aggiunge Demetrio Paparoni, critico d’arte: A suggerire il luogo dove collocare la scultura è stato il padre di Luca, che si è assunto l’onere di un progetto insieme artistico e urbano. Lì il figlio aveva affrontato le sue prime pieghe. Le curve hanno poi suggerito all’artista la forma a «S» della scultura, spingendolo contestualmente a concepirla come un’installazione ambientale in cui forma e paesaggio si integrano. La forma a «S» della scultura, determinata dall’incontro delle due parti unite come le due curve gemelle assolve una duplice funzione. Infatti, oltre a essere un elemento che concorre a costruire la narrazione cui l’opera fa riferimento, risponde alla necessità di conferire stabilità alla scultura che, vista frontalmente da via XX Settembre, si impenna verso destra, trovando così il proprio equilibrio sul tronco, che, al contrario, si inarca verso sinistra. Lo sviluppo verticale conferisce inoltre alla scultura l’impatto visivo necessario a dominare il paesaggio e a farsi scorgere da lontano, in particolare dal lungo viale che conduce alla gradinata delle curve gemelle».