Don Winslow, dopo venticinque romanzi, aveva detto addio alla letteratura, per occuparsi di politica, con una martellante campagna sui social contro Donald Trump. Poi, per fortuna, ci ha ripensato ed è tornato sui suoi passi, pubblicando “L’ultimo colpo”, edito da HarperCollins. Una raccolta composta da sei storie che tratteggiano un mondo di rapinatori, poliziotti corrotti, uomini della mala, trafficanti, surfisti-detective, in cui lo scrittore americano va ad esplorare quel connubio di nobiltà e violenza che definisce, da sempre, la condizione umana. Racconti - “che non sono ambientati in un tempo e in un luogo, sono del loro tempo e del loro luogo”, per dirla con le parole di Reed Farrel Coleman - in grado di guardare al substrato della società, al suo ventre molle. Winslow sa coniugare il virtuosismo tecnico con le infinite possibilità dello stile, avvalendosi di una scrittura che a tratti mostra una “densità” fuori dal comune e riuscendo nell’intento di farci tremare e sorridere, commuovere e riflettere, grazie al suo superbo senso della realtà, alla sua capacità di essere profondo senza alcuna ostentazione. Una formula, quella dell’autore newyorkese, molto personale, sempre in bilico tra narrativa di genere e analisi sociale, tra intrattenimento di qualità e quadri di vita vissuta di matrice naturalista.
“Chrissy? Chrissy è un tipo strano.
Alle superiori era uno di quelli di cui si notava a malapena la presenza. Non praticava sport, non frequentava nemmeno il club di teatro o la banda. Era basso e magro e sarebbe stato vittima di bullismo, se non fosse che gli aspiranti tormentatori erano per lo più compagni di hockey e football di Doug. Avevano molta stima di Doug e sapevano che avrebbe picchiato a sangue chiunque se la fosse presa con il cugino.
Doug proteggeva sempre Chrissy.
Dopotutto, era uno di famiglia e non riusciva a trovare pace. Il suo vecchio era un pezzo di merda che aveva tagliato la corda quando Chrissy aveva solo quattro anni e mandava al figlio un biglietto di auguri ogni tanto, quanto bastava per mantenere aperta la ferita. La madre, Janine, faceva del suo meglio, ma doveva fare due lavori, per tirare avanti a forza di Wonder Bread e SpaghettiOs, quindi non stava molto in casa.
Chrissy tornava da scuola, prendeva un libro e leggeva.
Fino a quando non aveva scoperto l’alcol. Allora tornava a casa da scuola, prendeva un libro e una bottiglia, leggeva e beveva.
A volte si presentava a scuola mezzo sbronzo, ma gli insegnanti non se ne accorgevano perché si sedeva sempre in fondo all’aula e non spiccicava una parola.
Doug se ne accorgeva”.
Sono tanti gli elementi che colpiscono ne “L’ultimo colpo” (vi segnaliamo due racconti su tutti: “Collisione” e quello che dà il titolo alla raccolta...): basti pensare alla misura che caratterizza la costruzione dei personaggi, spesso legati a categorie ben riconoscibili ma lontani dal rischio di cadere nello stereotipo; alla sovrapposizione tra crudeltà del vero ed effetti metaforici; all’abilità con cui Winslow inserisce, nella narrazione, squarci di puro umorismo; o, ancora, al suo orecchio per i dialoghi.
“Don Winslow - ha scritto Luca Briasco - ha sempre avuto la capacità di sussumere e rielaborare l’intera tradizione del poliziesco americano, offrendone una versione che sa essere nuova e inventiva, senza però ricorrere alle rivoluzioni o alle deliberate distorsioni di un Ellroy”.