Cinema. Sorrentino: «Senza Federico Fellini nessuno dei miei film esisterebbe»

All’annuncio che lui, il “divo” della giornata Paolo Sorrentino - Premio ad honorem dell’ottava edizione de La settima arte Cinema e industria - sarebbe stato presente alla cerimonia di consegna dei Premi solo in collegamento streaming, un leggero brusio si è levato ieri pomeriggio dalla platea del Teatro Galli. Ma appena il regista napoletano è apparso sul grande schermo, producendo un effetto Gulliver rispetto alla presentatrice Paola Saluzzi, non è mancato l’applauso del pubblico che ha potuto ascoltarlo per una quindicina di minuti intervistato dalla giornalista e conduttrice televisiva. Un collegamento che si è chiuso con la consegna virtuale del Premio di Confindustria Romagna da parte del presidente Mario Riciputi. «Vi ringrazio per questo premio e mi dispiace non essere lì con voi» ha dichiarato il regista de La grazia, promettendo una prossima visita a Rimini.

«Sono molto felice - aveva esordito a inizio collegamento - perché i premi per noi che facciamo un lavoro così poco concreto danno concretezza», per poi aggiungere con il suo ironico understatement «sono affezionato ai premi da quando ho iniziato a vincerli» (risate in sala).

Un premio nella città di Fellini al regista italiano vivente più dichiaratamente felliniano: non poteva mancare la domanda sul legame con il maestro riminese. «Fellini ha enormemente influenzato il mio lavoro. Non esisterebbe nessun film che ho fatto senza il cinema di Fellini». Qualche imbarazzo al sentirsi chiamare “maestro”, Sorrentino ha riposto di nuovo con dosi di ironia per stemperare la cerimoniosità di domande e contesto: «L’aggettivo felliniano viene usato in termini positivi, sorrentiniano invece viene spesso utilizzato in termini spregiativi» si è schermito. Quindi, tra il racconto su come nascono i suoi film e personaggi e qualche curiosità sui più recenti E’ stata la mano di Dio e La grazia, c’è stato spazio anche per una precisazione sulla battuta fatta nei giorni scorsi davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Se il mondo fosse abitato solo da lei e dagli artisti vivremmo gioiosi e pacifici, purtroppo ci sono anche gli altri» aveva detto: «Con gli altri intendevo certi potenti che stanno facendo sì che il mondo non sia né gioioso né pacifico». Applausi, e saluti.

Oltre a Sorrentino, a ricevere il Premio Confindustria Romagna Cinema e Industria 2026 anche il romagnolo Fabio De Luigi (Premio Speciale alla carriera e alla valorizzazione del territorio) che ha ricordato «i maestri che questa terra ci ha dato: Federico Fellini, Raffaello Baldini, Tonino Guerra, Nino Pedretti», «maestri inarrivabili, che hanno raccontato la complessità di questa terra in maniera non superficiale». Già concentrato intorno al nuovo monologo teatrale Biol – In carne e ossa che lo vedrà tornare sul palco del Teatro Galli il 5 e 6 novembre prossimi, De Luigi si è rallegrato alla notizia che arriva dalla sezione mercato di Cannes sulle vendite all’estero del suo ultimo film Un bel giorno.

Tra i premiati anche Riccardo Tozzi (Premio alla Produzione), fondatore della casa di produzione Cattleya, tra le maggiori società di produzione europea. Per il Premio alla Distribuzione a Minerva Pictures ha ritirato invece il riconoscimento Gianluca Curti per il quale essere a Rimini, nella città di Fellini, ha avuto un sapore tutto particolare. È infatti figlio dell’attrice Leonora Ruffo (pseudonimo di Bruna Bovi), la Sandra de I vitelloni. «Per me venire a Rimini è un po’ come tornare a casa - ci ha detto -. Per mia madre recitare nel film di Fellini, che fu il suo primo successo (Leone d’argento alla Mostra del cinema di Venezia, ndr), fu molto importante. Quando fu scelta per la parte lei veniva comunque dal successo del film La regina di Saba, perciò il suo cachet fu più alto di quello di Alberto Sordi» col quale lavorò in seguito anche ne Il vedovo ma che invece prima de I vitelloni aveva faticato ad affermarsi nel mondo del cinema.

Gli altri premi sono andati a Giogiò Franchini (Premio al montaggio), Francesco Vedovati (Premio al casting director). Mentre alla riccionese Valentina Cenni (presente con lei al Galli anche Stefano Bollani) è stato consegnato il Premio Fondazione Roberto Valducci per il Cinema dedicato alle professioniste del settore.

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