La cultura presidio contro i mali

La cultura presidio contro i mali

Una, cento, mille pecore elettriche. Perché la storia ci insegna che quando si bruciano i libri è sempre un gran brutto segnale. E perché ogni attacco al sapere, ogni tracotante ignoranza, ogni sfregio alla cultura, grande o piccolo che sia, è un colpo alla civiltà. L’attentato alla libreria “Pecora elettrica” di Centocelle deve farci riflettere. Sembra che i sospetti degli inquirenti si stiano concentrando sugli spacciatori di droga del quartiere. Se fossero loro i colpevoli, da questo odioso episodio possiamo anche trarre un’altra lezione.

La cultura, di cui secondo me il buon vecchio libro resta un pilastro fortissimo, anche dal punto di vista simbolico, è una componente fondamentale della nostra vita, e non solo perché è la fonte che può appagare un po’ la nostra sete di conoscenza. Una libreria, così come un teatro, una sala mostre, un auditorium, un museo, una biblioteca o un cinema, sono potenti spazi di socialità che creano relazioni, alimentano il dialogo, fanno sbocciare idee, tirano fuori emozioni. In una parola, ci rendono più umani. E nel fare questo, tra i tanti frutti che danno, riescono persino a garantire la sicurezza in modo molto più efficace rispetto a qualsiasi ronda. A Centocelle quella libreria data alle fiamme era anche un presidio contro chi smercia stupefacenti in quella che è una realtà sociale difficile. Perché la cultura è un antidoto individuale contro tanti mali del nostro tempo e anche perché aggrega le persone e riempie luoghi strappandoli all’abbandono dove si annida spesso il peggio.
Per questo sono gravi e ignobili anche gesti più piccoli come i vandalismi inflitti alle “casette dei libri” a Borello, che un cittadino illuminato aveva voluto donare alla propria comunità, installandole nei giardinetti della frazione cesenate.
Ma sia qui che là nella periferia romana, la cultura ha dimostrato la propria forza, mettendo in moto salutari energie di chi non vuole arrendersi all’ignoranza e alla vigliaccheria. A Centocelle duemila residenti sono subito scesi in piazza dicendo che quella libreria è anche la loro e che vogliono che risorga al più presto dalle ceneri, come una splendida araba fenice. E a Borello, con una splendida ostinazione più forte dell’amarezza provocata dalle distruzioni dei vandali, l’ideatore delle casette le ha fatte riparare e riempite con libri ancora più belli.
Forse è da queste due reazioni che dobbiamo ripartire per riattivate le connessioni tra i nostri neuroni e al tempo stesso per ricostruire rapporti con altri esseri umani, spezzando egoismi e isolamenti e respingendo odio, paure e ignoranza.

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