RIMINI. L’arte al tempo del Covid-19 entra direttamente in casa nostra. Ne è un esempio Crown.
La fiorentina Radio Papesse unisce le forze con Usmaradio e diventa amplificatore di questo progetto, ovvero una nuova serie di trasmissioni in cui musicisti, artisti e “smanettoni” condividono i loro suoni e suonano insieme, ognuno dai propri studi domestici. Suonare e ascoltare insieme, ma a distanza, attraverso la radio. L’appuntamento è ogni giorno alle 17 sulle frequenze di Usmaradio. Maestro di cerimonia, Roberto Paci Dalò.
Quanto è importante in un periodo come questo che la musica non si fermi?
«Non solo la musica. Crown è un progetto che coinvolge musicisti, scrittori, artisti, attori, radio maker. Storicamente nei momenti di crisi sono nate cose che non sarebbero potute nascere altrimenti. Questo è un periodo da usare al meglio per creare nuove collaborazioni, imparare a usare strumenti che non conoscevamo, studiare. È per questo che abbiamo inventato Crown: un luogo dove si può essere parte attiva e non solo spettatori passivi. Coloro che desiderano partecipare sono invitati a contattarci».
Tecnologia e arte insieme possono fare tanto. Pensiamo ai concerti da casa, possibili appunto grazie alla tecnologia, che sono qualcosa di più intimo rispetto per esempio a un concerto-spettacolo visto in tv. È un modo per sentirsi a casa gli uni degli altri?
«Ho iniziato a lavorare su queste modalità di performance a distanza nei primi anni Novanta, in particolare a Vienna e Berlino dove ho vissuto a lungo. Sulla base di questo lavoro ho creato a Rimini tra il 1991 e 1998 il festival di radio “L’arte dell’ascolto” coprodotto con Rai e Orf (radio nazionale austriaca). Il festival ha permesso di creare la web radio, tuttora in azione, Radio Lada, nel 1995. Ci spostiamo nel 1999 a Roma: Mario Martone mi invitò al teatro Argentina, era appena diventato direttore, e lì creai il progetto infrastrutturale “Itaca” che per due anni ha trasformato la struttura in uno spazio dove si incontrava la tradizione dello spettacolo con Internet e le tecnologie della trasmissione. Ovviamente non si mandavano in onda in diretta immagini di spettacoli bensì si lavorava molto sul suono; il teatro si deve vedere a teatro, nel luogo dell’azione e insieme ad altre persone. E arriviamo al febbraio del 2017 quando – per volere del rettore Corrado Petrocelli – nasce all’interno dell’Università di San Marino la sua stazione radiofonica che ho fondato e dirigo. Usmaradio è perciò il distillato di un paio di decadi di esperienze e fa tesoro di un network ampio e sparso in tutto il mondo. E Usmaradio ospita Crown. Ricordiamo che la radio è un medium, mentre la televisione un elettrodomestico. Rispetto alle dirette on line video (come Facebook e Youtube per intenderci) la radio permette di creare una magia altra. La mancanza dell’immagine permette all’ascoltatrice e all’ascoltatore di creare immagini proprie e infinite. Per questo non tutte le dirette da casa sono uguali».
Ma c’è anche la Scuola di radiofonia.
«A San Marino abbiamo voluto affiancare a Usmaradio la Scuola di radiofonia, un organismo pedagogico unico in Europa dove imparare a fare la radio in tutti i suoi aspetti».
In questi giorni non sono mancate le critiche nei confronti delle tante dirette social da parte degli artisti. Qualcuno sostiene che siano inopportune, qualcuno che siano troppe. Cosa ne pensa?
«Una diretta dovrebbe far parte di una progettazione e non essere semplicemente l’apertura estemporanea di una trasmissione. Con Crown ci siamo imbarcati in un’operazione complessa dove ogni giorno alle 17 presentiamo una performance con un artista col quale suoniamo, insieme, unendo casa a casa. Quindi non è la semplice messa in onda del suo segnale in solitaria, bensì una performance fatta con me asserragliato sulle colline di Rimini. Tanti degli artisti coinvolti non hanno mai utilizzato queste tecnologie per cui è una scuola continua, per tutti. Con alcuni degli ospiti c’è una conoscenza di lunga data, ad esempio la bravissima Lorenza Ghinelli con la quale abbiamo fatto la prima cosa insieme proprio grazie a Crown, con altri magari semplicemente una piccola chat la sera prima. Di alcuni di loro non conosco nemmeno le voci».
Che insegnamento dobbiamo trarre da questo momento?
«Quello che sapevamo già: l’infrastruttura italiana della Rete è un disastro. La cosa tragicomica di questi giorni è l’enfasi data al telelavoro e all’insegnamento a distanza; tutti si stanno arrabattando per ottenere il massimo a fronte di connessioni patetiche. Non si può all’improvviso chiedere a un intero Paese di ridisegnare completamente le proprie modalità di lavoro (e di svago) mettendo a disposizione tecnologie inadeguate».

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