«Siamo molto contenti e guardare la lista dei donatori è veramente molto emozionante: perché ci sono anche persone importanti, amici, agenti anche dall’estero e tanta gente di Cesena e di tutte le generazioni. Dai 18enni fino a quelli come me che di anni ne hanno 60. Insomma abbiamo visto che tanta gente, di tante generazioni, ci vuole molto bene ed è commovente e gratificante».

Non possiamo ripartire senza aiuto. Era questo il messaggio del Vidia Club all’indomani delle riaperture dopo il lockdown da coronavirus. Riaperture che per molti ambiti, tra cui quelli dello spettacolo, è significato una ripartenza gioco forza ancora molto lenta e piena di insidie.

Il rischio concreto era che a settembre il “Vidia” restasse chiuso. A quel punto «Niente palco. Niente birrine. Niente “se non metti l’ultima noi non ce ne andiamo”». Così sulla piattaforma di crowdfunding “Idea Ginger”, la stessa che venne usata per la prima impresa di “Rockin’1000” è stata avviata una raccolta con la formula “tutto o niente”: se non si fossero raggiunti i 10.000 euro, primo obiettivo del crowdfunding, i soldi raccolti sarebbero stati restituiti. Ieri, a tre settimane dall’apertura della campagna, il crowdfunding ha raggiunto il 103% cioè quota 10.295 euro (a quando questa edizione del Corriere è andata in stampa). Sono stati finora 292 i sostenitori che hanno donato da 5 euro in su. E c’è tempo ancora fino al 31 agosto perché la campagna continuerà.

Le donazioni

«Le donazioni sono tutte importanti – spiega Libero Cola, deus ex machina del Vidia – Una in particolare però la sentiamo tantissimo. È quella arrivata dal fratello di Maurizio Rossi, “Icio” o “Il presidente” per tutti noi: uno dei nostri Pr storici (nella foto scontornata in alto) morto prematuramente nel 2018. A lui ora sarà intitolata la pista centrale del Vidia. Una ulteriore grande emozione in una dimostrazione d’affetto che era già enorme».

Ora la campagna di crowdfunding prosegue. «Mancano ancora 20 giorni e la teniamo aperta. Aggiungeremo qualche altra ricompensa, mascherine ed altri gadget. Riforniremo la parte di prevendita di cose acquistabili per il futuro. Cosa è stato più richiesto finora? Ci sono state tante micro donazioni da 5 euro importantissime e graditissime. I soci onorari sono due o tre.

In tanti hanno chiesto i poster dei vecchi concerti, quasi tutta esaurita questa parte ma dobbiamo controllare bene. L’emozione di aver superato il 100% ci ha un po’ travolti».

Attesa per il futuro

«Teniamo aperto il crowdfunding per avere una prossima stagione “il più forte possibile”. Sarà una stagione complicata da gestire perché stiamo attendendo quali saranno le disposizioni a livello ministeriale per poter lavorare al chiuso. E noi speriamo di poter lavorare in maniera dignitosa e volgiamo farlo col massimo dei protocolli applicabili per l’igiene». Fosse per Libero Cola si potrebbe introdurre l’uso delle mascherine sempre e comunque: «Una soluzione “alla coreana” che capisco sia un argomento delicato in Italia e si scontri con la voglia di divertirsi della gente senza costrizioni particolari. Ma siamo di fronte ad una situazione sanitaria che non va presa sotto gamba. E chi come noi lavora creando punti di contato tra le persone non può permettersi il rischio di non avere le condizioni minime di sicurezza».

Filiera da riorganizzare

Tutti i luoghi anche all’aperto che stanno provando a ripartire chi più chi meno hanno già avuto qualche scontro con le nome e con le relative sanzioni.

«Dal punto di vista psicologico il Covid ha toccato parecchio tutti. Non possiamo sottovalutare nessun aspetto, nemmeno quelli di come possano reagire le persone alla ripresa. Abbiamo promosso e partecipato a un tavolo congiunto tra club, agenzie di promozione e artisti. Per vedere di ragionare sul prossimo futuro, Dai cachet ai distanziamenti fino al beverage: tutta la filiera va rivista ed adeguata al coronavirus ed alle regole conseguenti».

Il sogno ora è che l’emergenza possa aprire gli occhi alla pubblica amministrazione: dallo Stato ai Comuni. Cultura musicale e club viaggiano a braccetto. I finanziamenti no.

«Senza fare nomi per spiegare faccio un esempio. Un cantautore va a suonare in un teatro cittadino: quel concerto avrà una sostenibilità che al 25% arriva dal botteghino. Ma il 101% lo raggiungerà con i fondi che il teatro riceve da Comune o Regione, i finanziamenti di fondazioni e sponsor privati.

La cultura musicale nei club invece deve essere sostenibile al 100% dagli incassi al botteghino e dalle bevande erogate durante l’evento. Coi i locali “ristretti” dai distanziamenti la cultura musicale può continuare a diffondersi al meglio soltanto se il clubbing viene riconosciuto come meritevole anche di fondi e di appoggi pubblici. Solo alleggerendo l’importanza per il locale del numero di ingressi si può continuare a fare scouting con le realtà emergenti della musica. Con quelli che in futuro diventeranno i nuovi big della musica.

Un argomento questo che negli States ed in Gran Bretagna hanno capito. Sia le amministrazioni che i grandi artisti foraggiano le attività di club alla scoperta dei talenti che verranno».

Intanto la raccolta fondi prosegue incrociando le dita: «Nella speranza che vengano indicate dai protocolli delle condizioni dignitose per lavorare. Noi di sicuro azzardi non ne vogliamo fare. Staremo molto attenti alle condizioni sanitarie ed a fare tutto quanto nelle nostre possibilità per coniugare divertimento e salute pubblica».

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