CESENA. È come se la lente del nostro cristallino mettesse a fuoco le cose a noi esterne, insieme a immagini dettate da parole e suoni che ci chiedono di essere ascoltate, come un’altalena giocosa che ricerca un brivido emozionale. È uno degli intenti del festival d’arte contemporanea Cristallino di Roberta Bertozzi, che apre i suoi “Cantieri” al tempo del Covid, con l’incipit Art as virus; sollecita una pandemia intellettiva scoppiettante, vorace di assorbire inediti input artistici. Senza per ora entrare fisicamente nella galleria cesenate di Corte Zavattini 31, ma aprendo l’omonima galleria digitale sul sito di Cristallino, e pure su Facebook e Instagram. Per raggiungere un pubblico più ampio, anche meno abituato all’arte contemporanea, sollecitando un dialogo aperto attorno alle ragioni di Cristallino, in sinergica azione tra artista e visitatore.
Roberta, da anni “Cristallino” in primavera apre la finestra “Cantieri”, prologo al festival autunnale; cosa contiene di speciale questo inedito cantiere virtuale?
«Partirei dalla linea di continuità – risponde Roberta Bertozzi –. Eravamo soliti, prima del festival autunnale, proporre “Cantieri” quale riflessione condivisa fra artisti e pubblico. La continuità sta nell’essere un progetto estemporaneo, un work in progress privo di programmazione precisa, analogo alla formula precedente, dove esordivamo con uno spettro di interventi e avvenimenti, ai quali la gente collaborava intervenendo».
Alla continuità si unisce questa volta un’inevitabile differenza legata ai cambiamenti di questi mesi.
«Il progetto infatti si costruisce di mano in mano, c’è una dinamicità fortissima poiché, su contenuti da noi proposti, l’artista ha continuato a lavorarvi durante la quarantena, creando serie di veri e propri work in progress. “Cantieri” non offre progetti definitivi che invece continuano a muoversi, a svilupparsi. Ne siamo compiaciuti in quanto offriamo anche un servizio agli artisti, facciamo conoscere la loro progettualità in itinere».
L’uso della rete social e capillare sta sollecitando nuovo interesse.
«In effetti l’utilizzo di medium come i canali social ci permette di ampliare il raggio, di raggiungere persone che fisicamente non sarebbero venute in galleria, di attivare un dialogo forte con l’utenza. In questi giorni stiamo ricevendo molti feedback e interazioni. Anche i bambini possono sviluppare la propria creatività artistica con “Il tavolo dei giochi” di Lia Maggioli».
Chiamate “Diari di quarantena” le creazioni artistiche di “Cantieri”; come vengono recepite da chi vi segue?
«L’arte di questo momento stimola una riflessione, dà input per una visione in prospettiva, regala alle persone una forma peculiare di questo presente. Il senso è dunque questo: io artista dono a te questo mio diario di quarantena affinché tu possa mettere a fuoco percezioni, sensazioni, pensieri che stai maturando in questo mio stesso tempo. È una modalità del festival che ci apre a una nuova forma di contatto, che si cala nell’intimità domestica e familiare dell’artista, da Filippo Venturi a Valentina D’Accardi a Cristiano Buffa. E, aggiungo, anche di musicisti come Toffolomuzik a Kabeki. Mi fa pensare a Il mio cuore messo a nudo di Baudelaire».
Le forme d’arte che ne derivano sono “necessarie” o resteranno anche quando si tornerà a una condizione più serena?
«Ciò che emerge da questi lavori è il cuore pulsante, l’onestà intellettuale dell’artista; il lavoro che regala al pubblico acquista un valore anche etico, pensando ad esempio alle persone schierate sui fronti di emergenza. I protagonisti sono comunque una ventina di artisti da noi selezionati per la qualità poetica del loro percorso che, nel lavoro attuale, si trova a includere anche fattori diversi da prima, più esperienziali, di spaesamento, di esposizione del proprio privato…».
Un’altra novità sono le conferenze intitolate “Art as virus”, perché arte come virus?
«Cristallino si nutre pure di una parte di contenuti più teorica da me condotta. In questa edizione seleziono retoriche discorsive del nostro momento, parole che tornano con maggiore insistenza e con significato diverso da prima, come “positivo” che in questa pandemia ha assunto un senso negativo. Ho intitolato la prima videoconferenza “Spora” perché il virus nasce da una spora che genera un organismo cellulare nuovo. L’arte contemporanea ha sempre avuto questo tipo di fenomenologia, ha attinto da qualcosa che si è poi mutata, la trasformazione ha distinto il XXI secolo. Altre parole sono “apocalisse” e “palingenesi” come opposte visioni di quanto sta accadendo; nell’arte possono trovare una equivalenza fra “L’orinatoio” di Duchamp e il lavoro di Andy Warhol. In questi giorni ho aggiunto la conferenza “A distanza”. Tento dunque di stabilire una ipotetica equivalenza fra il discorso della dimensione virale e del tempo di quarantena con il tema delle arti contemporanee. Ecco perché arte come virus».
www.cristallino.org
Info: 333 1473442

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