Crisi Gattelli, la fornace chiude ma trovato accordo per i lavoratori

RUSSI. Sembravano ristrettissimi gli spazi di trattativa per una risoluzione condivisa della crisi Gattelli, che chiuderà l’ultima fornace di mattoni rimasta in provincia. L’attività è del resto ferma da due mesi e la proprietà era stata ben chiara: non c’era più modo di dare competitività al sito produttivo, la perdita economica era ormai strutturale e lo storico gruppo del comparto edile decideva così di chiudere la propria attività di San Pancrazio per tenere comunque attivo lo stabilimento di Russi. Alla fine sarà confermata la perdita per la provincia dell’ultima fornace rimasta in attività, ma sulla soluzione relativa ai 22 lavoratori coinvolti ieri fra sindacati e Gattelli si è firmato un accordo condiviso che sulle prime sembrava insperato. Verbale che peraltro nella stessa mattinata è stato messo alla votazione dei lavoratori riuniti in assemblea ed è risultato accettato all’unanimità.

«La discussione con l’azienda si è protratta ben oltre il previsto e nell’ultimo mese ci siamo visti e rivisti per vari incontri – racconta il referente della Fillea Cgil, Roberto Martelli -. Uno spiraglio per una soluzione condivisa si è aperto quando la nostra controparte ha dato disponibilità a ragionare su un principio: la volontarietà dell’esodo. All’inizio ci veniva solo proposta la necessità di chiudere tutti i contratti lavorativi, nel più breve tempo possibile».

Aperta questa breccia le due parti hanno aggiunto alla discussione opportunità che hanno aiutato alla redazione dell’accordo finale: «Da parte nostra abbiamo capito che alcuni lavoratori potevano essere accompagnati al pensionamento – prosegue Martelli -, la proprietà invece ha aiutato nell’opera di ricollocamento garantendo fra altri attori del settore che potevano ampliare il personale per i lavoratori che si è potuto far riassumere altrove». Alla fine senza lavoro rimanevano poche unità: «Dobbiamo ammettere che anche su questo fronte si è registrato un certo impegno da parte della proprietà, perché sono stati messi in campo incentivi all’esodo accettabili per quegli addetti a cui non si poteva dare una soluzione di reddito – conclude Martelli -. Ovviamente non chiudiamo questa trattativa col sorriso, abbiamo perso una attività produttiva con un valore strategico. Se non altro abbiamo potuto proporre ai lavoratori un accordo con opportunità che all’inizio non sembravano raggiungibili e questo ci soddisfa».

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