Criptovalute che crollano: quali sono le ragioni principali?

Quando le borse crollano, le criptovalute precipitano e questa ormai può essere considerata una legge in un mondo così instabile come quello del mercato delle monete digitali. Da molti finora considerate ancora sicure e quasi intoccabili, anche grazie alla sofisticata sicurezza delle blockchain, si è ormai capito che non è più così.

Criptovalute in discesa libera

Nell’ultimo mese si è assistito ad un nuovo grande crollo dei Bitcoin sul mercato, tracollo che si è trascinato dietro anche le altre più importanti criptovalute tra cui Ethereum, Solana, Xrp e BNB. Precedentemente erano stati tempi fiorenti, con record registrati nei mesi di Ottobre e Novembre, soprattutto se guardati in prospettiva di confronto con il deprezzamento attuale.

Il Bitcoin in due mesi ha perso oltre il 50% del suo valore, di cui soltanto il 17% in questi ultimi giorni. Stessa sorte per la seconda criptovaluta più importante sul mercato, Ethereum, che da Novembre a oggi ha letteralmente dimezzato il suo prezzo.

Per comprendere la gravità della situazione, solo nella giornata del 21 Gennaio si è stimata una perdita complessiva di oltre 205 miliardi di dollari in appena 24 ore.

Crollo delle criptovalute, cause e correlazioni

Stabilire le cause esatte di questa enorme perdita di valore è molto difficile: il mondo delle criptovalute è già di per sè molto effimero e spesso soggetto a improvviso ritracciamento dei prezzi. Non è caso raro, infatti, che si possano avere fluttuazioni anche di diversi punti percentuali in poche ore, come segnala qualsiasi sito di miglior trading online italiano. Ora siamo davanti ad un crollo davvero drastico e all’apparenza senza fine. Per tentare di comprenderlo meglio si potrebbero ipotizzare ragionamenti su alcune delle circostanze che principalmente hanno portato a questo:

–       Banca centrale Russa: a differenza di molti altri paesi, la Russia si è sempre fermamente dimostrata contraria alle criptovalute, considerandole una minaccia per la stabilità del proprio paese, notando poi l’enorme traffico di monete digitali mosso dai propri cittadini. Quindi, la Banca centrale Russa sta lavorando sottobraccio con il governo russo per stilare e imporre leggi che proibiscano il traffico e anche la produzione di criptovalute. La Russia, dopo la chiusura della Cina a tale attività, e grazie anche alla loro disponibilità di energia a basso costo, è diventata uno dei centri principali per il mining, ovvero l’estrazione di criptovalute. Tramite enormi quantità di computer che lavorano all’unisono giorno e notte generando enormi operazioni di calcoli, si riescono a minare appunto le blockchain e ad estrarre o produrre monete digitali. Operazioni sicuramente proficue ma ad altissimo impatto di dispendio energetico;

–       Paesi Balcani: anche questi paesi stanno vietando la produzione di criptovalute in quanto l’enorme implemento delle attività di mining ha portato ad un sovraconsumo energetico tale da causare il blackout delle linee elettriche e portando il paese in una situazione di forte crisi;

–       Europa: è arrivata sul tavolo della Commissione Europea la proposta di proibire la circolazione e l’estrazione di criptovalute che utilizzino il modello Proof of Work perchè anche qui il grande dispendio energetico generato dalle attività di mining ostacolerebbe gli obiettivi europei di ridurre significativamente i livelli di inquinamento. L’algoritmo Proof of Work è usato da alcune tra le più importanti criptovalute sul mercato, Bitcoin ed Ethereum. Inoltre, in Spagna e nel Regno Unito sono state fatte avanti proposte più rigide riguardo l’informazione in ambito Bitcoin e criptovalute, mettendo fuori legge alcune campagne promozionali a riguardo e informando meglio i cittadini su tutti i rischi a cui sono esposti scegliendo queste alternative forme di investimento;

–       Federal Reserve americana: brusco rialzo dei tassi di interesse messo in atto con largo anticipo dalla Federal Reserve degli Stati Uniti con l’intento di arginare l’inflazione. L’unico risultato però ottenuto finora è stato quello di provocare crolli repentini sul mercato con un conseguente e certamente giustificato ritiro degli investitori dagli investimenti più speculativi e inevitabilmente anche chi ha sempre visto nelle criptovalute il futuro.

Analisi sul futuro delle criptovalute

Queste sono soltanto alcune delle cause più plausibili dietro l’enorme crollo sul mercato delle criptovalute e la situazione futura si preannuncia, sentendo il parere di alcuni esperti analisti, tutt’altro che rosea.

È stata confrontata la situazione attuale del crollo delle criptovalute con quella del famoso venerdi nero, uno dei giorni peggiori nella storia degli Stati Uniti. Era il 29 ottobre del 1929 quando la borsa crollo bruciando circa 14 miliardi di dollari. Soltanto pochi mesi dopo le perdite salirono a quota 40 miliardi di dollari. Facendo un paragone, 40 miliardi di dollari persi nel 1929 in un arco di tempo simile a quello del crollo delle monete digitali di questi mesi, corrispondono a circa 600miliardi nel 2022. Ciò sta a significare che l’attuale crollo di mercato delle criptovalute ha fatto più danni di quello di quel venerdi nero degli Stati Uniti d’America e andando a ritroso nel tempo si ricorda che le ripercussioni negative furono perpetuate per decenni dopo il crollo di quella borsa.

Intanto dall’America giungono notizie su di una possibile strategia che verrà rilasciata nei prossimi mesi dal governo Biden e che in parole povere conferirà alle agenzie federali la mansione di valutare tutte le possibili opportunità e tutti gli eventuali rischi che le criptovalute potrebbero effettivamente portare sul mondo finanziario. Difficile dire però se questa soluzione porterà ad una effettiva stabilità nei mercati delle criptovalute.

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