Cresce l’appeal del porto di Ravenna tra le aziende del nord

Il porto di Ravenna risale nelle preferenze delle imprese del Nord Italia che dichiarano di utilizzare i servizi dell’infrastruttura romagnola sempre più spesso. È quanto emerge da uno studio commissionato dalla società Contship e realizzato dalla società Srm sui corridoi logistici, con lo scopo di andare ad individuare quei “colli di bottiglia” che rendono difficoltoso l’import-export italiano. Si tratta di un report che viene realizzato annualmente, ascoltando in particolare le imprese di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna con l’intento di capire quali siano i porti più utilizzati dalle stesse. Gli scorsi anni Ravenna ne usciva spesso penalizzata: sostanzialmente assente dalle preferenze degli imprenditori veneti e lombardi ma penalizzato anche in Emilia-Romagna, dove mole aziende sceglievano ii porti liguri (La Spezia e Genova) come porte di riferimento. Nel 2021 le cose sono andate diversamente: Ravenna è stata utilizzata dal 68% delle imprese della regione per esportare e dal 92% per quanto riguarda l’import. Percentuali molto diverse tra loro e la differenza è dovuta probabilmente alla caratteristica del porto romagnolo, più propenso al traffico di inerti, quindi di materie prime, che di prodotti finiti, per i quali vengono utilizzati soprattutto i container.

L’importanza delle ferrovie

Il fatto che il porto sia più scelto dagli imprenditori rispetto al passato, nonostante i fondali non ancora scavati, sottolinea l’importanza delle scelte fatte a livello logistico, ad esempio nella digitalizzazione delle procedure doganali per i quali a primavera del 2020 era stato firmato un primo protocollo, e che sono ritenute decisive oggi dal 98% delle imprese intervistate. Vincente anche la scelta sull’intermodalità del traffico merci, ovvero il trasporto combinato ferrovia/strada per coprire l’ultimo miglio logistico. In Emilia-Romagna lo considera importante il 48% delle imprese, dato in crescita fortissima rispetto al 5% dello scorso anno. Lo spostamento delle merci attraverso collegamenti intermodali è più conveniente, fattore decisivo per il 90% delle aziende, specie specie in un periodo di forte difficoltà per il trasporto su strada. Tra le imprese delle tre regioni interessate dello studio la città ora è scelta come porto di partenza per l’export dal 16% delle imprese delle tre regioni prese in considerazione: dieci punti percentuali in più dello scorso anno. Per l’import la percentuale passa invece dal sette al 28%. Secondo quanto emerge dallo studio, i servizi portuali e la disponibilità dei servizi ferroviari ad alta frequenza sono tra i punti di forza del sistema dei trasporti emiliano-romagnoli. Uno studio, insomma, che rivela quanto sia fondamentale puntare non soltanto sul pescaggio dei fondali ma anche e soprattutto sul cosiddetto “retroporto”.

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