Crac Mercatone Uno: Valentini assolto, ma il processo continua

Crac Mercatone Uno. La Cassazione conferma la sentenza d’assoluzione per Gianluca Valentini e Ilaro Ghiselli. Dovranno invece essere nuovamente processate ma questa volta dalla Corte d’Appello di Bologna le tre eredi di Romano Cenni e Giovanni Beccari. Lo ha stabilito venerdì la 5ª sezione della Suprema corte cui aveva presentato ricorso, dopo la sentenza d’assoluzione del febbraio 2020, la Procura della Repubblica di Bologna. Una procedura insolita. Il pubblico ministero che aveva richiesto condanne non esaudite da un minino di due a un massimo di quattro anni e quattro mesi, infatti, certo del proprio operato avvalendosi di una possibilità sfruttata assai di rado, per avere “giustizia” ha preferito non confrontarsi con le difese degli indagati in Corte d’Appello a Bologna ma direttamente in Cassazione. Ed i giudici romani in parte hanno dato ragione al pubblico ministero annullando la sentenza d’assoluzione con rimando alla Corte d’Appello di Bologna per Elisabetta, Susanna e Micaela Cenni (figlie di Romano altro fondatore scomparso nel 2017) e Giovanni Beccari. Per i quattro resta quindi in piedi la contestazione della bancarotta fraudolenta del colosso del commercio all’ingrosso il cui nome è legato indissolubilmente alla figura di Marco Pantani. Un crac da 300 milioni di euro che ha messo in mezzo alla strada centinaia di lavoratori ed ha lasciato a bocca asciutta migliaia di clienti in tutta Italia. Ne escono invece completamente riabilitati Gianluca Valentini, assistito dal collegio difensivo composto dagli avvocati Paolo Righi e Mariano Rossetti, e Ilaro Ghiselli, difeso dall’avvocato Lorenzo Maria Corvucci.

Fine di un incubo

«La notizia il mio avvocato me l’ha data ieri (venerdì ndr) alle 23,30. Finalmente è finita. Grazie a Dio non siamo più tra “color che siam sospesi”. Dopo cinque anni e una giornata trascorsa in trepida attesa è stata una notte di buon sonno». La voce di Gianluca Valentini è comprensibilmente piena di gioia. Questa sentenza è «com’era giusto che fosse» e chiude definitivamente «un capitolo triste della storia della mia famiglia, iniziato alle 5,45 della mattina del 17 gennaio del 2017 quando la Guardia di finanza suonò al campanello della mia abitazione. Un capitolo a cui purtroppo mio padre non ha potuto assistere. Conferma quello che abbiamo sempre sostenuto: la mia famiglia non ha mai contribuito in nessun modo al crac. Ora anche la giustizia ha riconosciuto che abbiamo cercato in tutti i modi di salvare il gruppo».

Nelle parole dell’imprenditore non c’è astio. Anzi rivolge «un ringraziamento sentito alla magistratura che ha dimostrato come il diritto è giustizia. E’ la conferma che non bastano mai le istituzioni con funzioni di garanzia».

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