Crac dell’Ac Cesena verso una nuova consulenza tecnica dal giudice

È passato quasi un anno dall’ultima data. Ieri davanti al giudice Silvia Romagnoli si è riaperto il procedimento civile per il fallimento dell’Ac Cesena. Sede legale in cui il curatore fallimentare Mauro Morelli sta andando a caccia della cifra di 88 milioni di euro ritenuta, secondo i calcoli più all’eccesso, il danno creato dalla fine dell’era storica della squadra del cavalluccio.

In tutto questo tempo il processo civile è andato avanti “sulla carta”: con depositi documentali, richieste d’acquisizione di prove, memorie e perizie dei consulenti, che ieri erano tutte sul tavolo del giudice.

In questa terza udienza sono venuti a mancare degli elementi significatici rispetto agli esordi.

La chiamata in causa era anche per due protagonisti di area dirigenziale che hanno nel frattempo raggiunto una transazione con il curatore fallimentare. Chiudendo formalmente la loro posizione.

Per loro le difese degli altri convenuti hanno chiesto (ma non ottenuto per ora) di conoscere gli esatti ammontare delle cifre con cui il curatore si è ritenuto soddisfatto, sollevandoli da ogni obbligo futuro.

Prima di ieri formalmente erano ancora coinvolti nella richiesta di danni anche i dirigenti del Chievo Verona: sostanzialmente una fetta consistente dei vertici dell’industria dolciaria Paluani.

Essendo il Chievo di Luca Campedelli nel frattempo fallito a sua volta, l’ala veneta del processo ora di fatto non esiste più in Tribunale a Bologna.

Restano invece inballo anche 4 agenzie di assicurazione, che vengono chiamate a risarcire in solido con gli altri i “buchi” eventualmente portati a giudizio dai revisori dei conti del fallito Ac Cesena. Conti resi insostenibili da maglie di plusvalenze che fino ad ora sono state messe sotto la lente soltanto (ed in parte) dalla giustizia penale.

Il giudice al termine dell’udienza di ieri si è riservata la decisione. Comunicherà in futuro se sia già in grado di emettere una sentenza. Facile invece che chieda di poter avere prima una perizia sul crac da parte di un proprio consulente da nominare. Diverso da quello dell’inchiesta penale. Nel qual caso i tempi per arrivare ad una decisione si prospettano ancora lunghi. Una partita che potrebbe chiudersi non prima del 2025.

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