Crac A.C. Cesena, prime mosse processuali per 12 imputati

Prime mosse di una partita a scacchi giudiziaria che si preannuncia molto lunga e complicata: quella per il crac dell’A.C. Cesena. Ieri c’è stata un’udienza in tribunale che segna l’avvio del processo per quegli imputati che hanno deciso di non giocarsi la carta dei riti alternativi per chiudere la faccenda ottenendo sconti di pena. Davanti al collegio giudicante presieduto da Marco de Leva, con giudici a latere Giorgi e Sartori, il pubblico ministero Francesco Rago ha comunicato che sono arrivate relazioni integrative del curatore fallimentare Mauro Morelli. Proprio lui sarà il primo testimone ascoltato nella prossima udienza, fissata per il 7 febbraio, e si prevede che serviranno diverse ore per ricostruire la complessa attività svolta: perciò è l’unica audizione in programma quel giorno. Poi, però, bisogna prepararsi a un’interminabile sfilza di testimoni in futuro: dovrebbero essere almeno un centinaio, dei quali quasi 70 chiamati dalla pubblica accusa.

Le prime mosse processuali

Tra le schermaglie preliminari dell’udienza di ieri, alla quale non ha partecipato di persona alcun imputato, c’è stata la richiesta dell’avvocato che difende Luigi Piangerelli di spostare a Verona il processo: anche su questa eccezione di competenza ci si pronuncerà il 7 febbraio. Inoltre, gli avvocati difensori hanno chiesto in coro e ottenuto che i contenuti messi nero su bianco dal pm Rago in relazione alla misura cautelare chiesta dal pm Rago fossero espunti dal fascicolo delle indagini.

Le accuse

Nel merito della contesa giudiziaria, al centro delle accuse sono operazioni dolose di rateizzazione dell’iva: una strategia che sarebbe stata seguita sistematicamente, con l’effetto di indebitare sempre più la società, fino al tracollo, usando i soldi risparmiati in quel modo per fare quadrare i conti traballanti. Le ipotesi di reato più significative da vagliare sono quelle di bancarotta semplice (non più fraudolenta, perché l’ombra di quell’accusa pendeva essenzialmente sulla testa di Lugaresi, che è uscito dal processo, con condanne attraverso riti alternativi) e di falso in bilancio. Quest’ultimo sarebbe stato fatto attraverso il meccanismo delle plusvalenze, con scambi di giocatori (solitamente del settore giovanile) tra il Cesena e il Chievo, attribuendo valori gonfiati e procurandosi in quel modo vantaggi nella stesura del bilancio. Per dare forza a questa accusa, è stato anche evidenziato che spesso i giocatori bianconeri venduti non passavano nelle file della nuova squadra ma restavano al Cesena: questa è però una pratica piuttosto normale nel mondo del calcio-mercato.

Imputati e riti alternativi

In ballo come imputati nel processo appena decollato restano Mauro Giorgini, Claudio Manuzzi, Annunzio Santerini, Christian Dionigi, Luigi Piangerelli, l’ex direttore sportivo bianconero Rino Foschi, l’ex presidente del Chievo Luca Campedelli, Stefano Bondi, Enrico Brunazzi, Barbara Galassi e Luca Mancini. C’è poi Graziano Pransani, che però è chiamato solo a rispondere di un’ipotesi di reato fiscale. Così come Giorgio Lugaresi e Giampiero Ceccarelli, rispettivamente ultimo presidente e calciatore-bandiera del Cavalluccio “original”, che invece per le accuse penali più pesanti hanno fatto ricorso prima al patteggiamento e poi al giudizio abbreviato, accumulando pene abbastanza contenute grazie ai benefici previsti dalla legge per chi sceglie quei riti alternativi: 3 anni e 8 mesi complessivi il primo e 1 anno e 10 mesi il secondo. Oltre a confische per una somma di quasi 5 milioni di euro. Il giudice Giorgio Di Giorgio, in precedenza, aveva anche ratificato la chiusura di altre posizioni processuali con il patteggiamento per alcune imputazioni a carico di Annunzio Santerini, Walter Casadei, Maurizio Marin, Gabriele Valentini, Igor Campedelli, Graziano Pransani e Mauro Urbini.

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