Giochi per i più piccoli arrivati in dono alla Pediatria di Imola Foto dell'Ausl Imola

IMOLA. Le cose che ancora non si sanno sul Covid 19 sono tantissime. Ogni giorno è prezioso per aggiungere un tassello alla conoscenza e quindi alla lotta contro questa malattia. Una delle cose che finora si è sentito spesso dire è che i bambini siano meno insidiati dal virus di quanto non lo siano adulti e anziani. Uno studio recente condotto in Cina e già fatto proprio a livello mondiale (“Pediatrics” e coordinato da Shilu Tong, direttore del dipartimento di epidemiologia clinica e biostatistica presso il centro medico pediatrico di Shanghai) avrebbe rilevato che i bambini di tutte le età sembrano suscettibili al Covid 19 senza significative differenze di genere. È notizia degli ultimi giorni, che emerge dai bollettini quotidiani dell’Ausl di Imola, che vi siano però anche bambini fra i 325 casi positivi censiti nel territorio. Si tratta in effetti di una percentuale molto bassa, abbiamo chiesto quale sia l’effetto dell’epidemia sui più piccoli, e come tutelarli, alla responsabile dell’Unità di pediatria e neonatologia dell’ospedale di Imola, la pediatra Laura Serra.
Anche a Imola ci sono casi di bambini e ragazzi contagiati, dai dati forniti in questi giorni dall’Ausl, due hanno meno di 14 anni. Quanti sono complessivamente i piccoli risultati positivi e che percentuale rappresentano sul totale?
«I casi sul territorio sono in tutto 5, il più piccolo ha 5 anni e rappresentano l’1,5% del totale, la stessa percentuale che rispecchia la media nazionale in base ai dati di Epicentro, che prende in considerazione chi è risultato positivo al tampone. Ma ricordiamo che i tamponi si fanno solo ai sintomatici tuttora e che come aveva evidenziato lo stesso studio cinese, su un campione di 2.143 persone fra 0 e 18 anni, il 94% di questi era asintomatico».
Dal punto di vista epidemiologico, i bambini si ammalano solo se in casa ci sono adulti contagiati o avete verificato che ci siano state altre vie?
«Nei casi imolesi si tratta sempre di bambini con genitori positivi al Covid 19. Non sono stati riscontrati altri percorsi della malattia, anche perché le scuole sono chiuse, fortunatamente, da tempo. Questa azione è stata fondamentale per preservarli. Con le scuole aperte si sarebbe scatenato uno scenario ben diverso».
Sono stati effettuati tamponi su minori?
«I tamponi in età pediatrica sono rari. Ne abbiamo comunque eseguiti una media di uno al giorno nel reparto di pediatria, ma tutti hanno dato esito negativo finora. Così come non ci sono positivi fra i ricoverati in pediatria e neonatologia. Abbiamo comunque organizzato tutti gli spazi e percorsi ad hoc per consentire un adeguato isolamento dei casi sospetti sia in sala parto che in neonatologia e anche in osservazione in pediatria».
Perché le manifestazioni cliniche del virus nei bambini sono generalmente meno gravi rispetto a quelle dei pazienti adulti? Ci sono fasce di età più vulnerabili anche fra i giovani e giovanissimi ?
«Diversamente rispetto all’influenza, questo virus ha una bassa morbilità sui bambini. Le ipotesi sono molte, ma sappiamo ancora poco. Una di questa è che i bambini siano più spesso a contatto con altri virus della stessa famiglia, come ad esempio il raffreddore, e quindi il loro organismo non genererebbe l’iper reazione che invece il Covid 19 scatena negli adulti. Non sappiamo però quale sia l’incidenza effettiva sui bambini perché, appunto, molti possono essere asintomatici. Certo anche per i più giovani ci sono categorie più esposte e sono sempre quelle dei malati cronici per tumore, diabete, malattie respiratorie e renali. Anche se ci sono casi di bambini diabetici che hanno superato la malattia».
In queste settimane sono stati raccontati casi di bambini nati da madri positive al Covid 19 ma sani, è quindi escluso il “contagio verticale”? Come può vivere serenamente il momento una mamma in gravidanza o che ha appena partorito e quindi probabilmente allatta anche al seno, con quali comportamenti e accorgimenti?
«Il contagio verticale non esiste e questo già dovrebbe tranquillizzare le mamme in attesa. Noi abbiamo avuto due gestanti con sospetto coronavirus, poiché provenienti dalla zona rossa, poi non confermato dal tampone. Per le gestanti non sono previste precauzioni aggiuntive rispetto a quelle valide per tutti. Nel post partum, se la mamma ha sintomi respiratori importanti può stare col bambino con precauzioni in allattamento: evitare i baci, tenere la mascherina, lavarsi bene le mani, tenere la culla due metri di distanza da sé»
Cosa devono fare i genitori per proteggere i più piccoli dal virus?
«Quello che devono fare tutti: lavarsi bene le mani, e restare a casa. L’isolamento ad oggi è l’unica forma efficace».
Questa epidemia sui bambini e adolescenti ha anche altri effetti, oltre al fatto di esporli al contagio. Quali sono i rischi che corrono i bambini/adolescenti, come “effetti collaterali” della quarantena e come cercare di prevenirli?
«La loro vita come la nostra è stata stravolta da un giorno all’altro. Come sempre i piccoli risentono dell’ansia dei genitori. Quindi il consiglio è mantenere la calma, parlare della situazione, non minimizzare a spiegare quel che accade con un linguaggio compatibile con l’età. Poi coinvolgerli nelle modalità di autoprotezione: il lavaggio delle mani, come starnutire, indicazioni che resteranno utili anche dopo. Sul web ci sono soluzioni anche divertenti per creare occasioni di gioco e relazione in famiglia. La Società italiana di pediatria ha pubblicato un decalogo che può essere molto utile e si trova sul sito nazionale. Importante un’ora di attività motoria al giorno, aprire le finestre due volta al giorno, fare piccoli lavori in casa insieme. Per le famiglie con minori disabili un utile supporto è il sito dell’Istituto di ortofonologia IdO».

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