Covid. “Vaccini, Rimini maglia nera per anziani e giovani: si rischia”

Dopo il primo cittadino di Rimini Andrea Gnassi e la giunta comunale, anche il presidente della Provincia Riziero Santi rilancia l’appello ad aderire alla campagna vaccinale. «Attenzione, vaccinatevi – scrive il presidente, in un post pubblicato sul proprio profilo Facebook –. In questo momento, nella Romagna, Rimini è la provincia con più contagiati (ieri altri otto casi, tutti sintomatici, nda) e meno vaccinati. L’autunno potrebbe essere problematico. Distanziamento, mascherina, vaccino».

«Ci si preoccupa di non creare allarmismo, però bisogna prestare attenzione – rilancia Santi, raggiunto telefonicamente –. L’emergenza non è assolutamente superata. Non ne siamo ancora fuori. Invece, il clima che sta prendendo piede è quello del “liberi tutti”».

Oltre a essere maglia nera per il dato sui contagi e le vaccinazioni, «a Rimini siamo ancora al di sotto del 50% di ultrasessantenni vaccinati con la seconda dose – aggiunge –. E i numeri sono bassi anche per i ragazzi».

Al 5 luglio sono stati vaccinati con la prima dose o con la dose unica di Johnson & Johnson il 92% degli over 80, l’82% dei 70-79enni, il 73% degli over 60, il 60% dei 50-59enni, il 44% degli over 40, il 33% dei 30-39enni, il 28% degli over 20, e il 19% dei 12-19enni, percentuali tutte inferiori rispetto a quelle di Ravenna, Forlì e Cesena. Hanno completato il proprio ciclo vaccinale, invece, l’88% degli over 80, il 48% dei 70-79enni, il 49% degli over 60, il 38% dei 50-59enni, il 14% degli over 40, l’11% dei 30-39enni, l’8% degli over 20 e l’1% dei 12-19enni, percentuali che anche in questo caso fanno di Rimini il fanalino di coda. Insomma, «il rischio è veramente quello di ritrovarsi a fare i conti con le zone colorate e le chiusure a settembre/ottobre – commenta il presidente – e di prolungare l’agonia. Se i contagi ricominciano, metteranno in grande difficoltà l’economia e la scuola in presenza».

Ecco perché «le istituzioni hanno il dovere di segnalare questa situazione – continua –. Perché si tende a escludere lo scenario peggiore come una sorta di esorcismo». L’ultimo pensiero è, ancora una volta, un appello: «Il vaccino non è obbligatorio, ma contemporaneamente non ci debbono essere pregiudizi – conclude Santi –. Vaccinarsi è un gesto di correttezza di buon senso. Non si deve pensare esclusivamente a se stessi, ma anche agli altri, a tutti».

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