Covid, turni da 12 a 16 ore al giorno: “Ma noi siamo medici, non un call center”

«Chieda al suo medico di base». In tempo di Covid le incertezze, le ansie, gli adempimenti burocratici per quarantene e vaccinazioni, «qualsiasi incombenza inutile» passa dal medico di base. E’ la denuncia di più di 170 giovani medici di medicina generale che, attraverso una lettera che raccoglie per gran parte la protesta di sanitari romagnoli, vogliono fare conoscere «la verità».
Più volte il Corriere Romagna ha dato voce a questi medici, soffocati dalle pastoie burocratiche, costretti a lavorare senza orario, 12-16 ore al giorno, per rispondere appunto a tutte le richieste dei pazienti che hanno come unico punto di riferimento proprio loro. «Per dare due numeri, da circa due anni ogni medico di famiglia gestisce da 80 a 120 contatti al giorno, un aumento di 3-4 volte le richieste abituali», sottolineano i giovani medici in una lettera aperta. Ma l’ennesima denuncia arriva dopo un’escalation di «continue critiche dei nostri assistiti».
«Siamo stati e continuiamo ad essere accanto alla popolazione, impegnati nel dare risposte alla gente, anche di fronte a comunicazioni spesso caotiche e fumose – scrivono i 170 giovani medici, un numero destinato ad aumentare visto che l’adesione al documento di protesta sta andando avanti attraverso altri canali –-. Siamo stati trattati come marionette in balia di un’orda di pazienti giustamente confusi, spaventati, allarmati, invischiati in difficoltà burocratiche. E alla fine siamo diventati capri espiatori, un vecchio tappeto di casa da buttare, sotto cui nascondere la polvere: ossia tutti i compiti non svolti dalle istituzioni, e riversati su i medici di base».


Il lavoro dei medici di famiglia

«Siamo una categoria che lavora per la maggior parte della giornata in maniera invisibile. Nessuno conosce cosa significhi davvero fare il medico di famiglia. Non lo sa il governo, che vorrebbe imporci la dipendenza, pensando che sia la soluzione a tutti i problemi, mentre a conti fatti servirebbero il doppio dei medici per fare il lavoro che facciamo noi ora. Non lo sanno le Regioni, che ci comunicano le loro decisioni tramite Facebook, e che ci attribuiscono compiti che esulano dalla nostra disciplina. Non lo sa la gente che persa nella confusione di questo momento pensa che il proprio medico di famiglia sia di proprietà esclusiva, ad uso personale, sempre disponibile, sempre reperibile, 24 ore al giorno, sette giorni su sette, ma non siamo un call center e, se il medico non risponde a queste aspettative, lo aggredisce e ahimè in alcuni casi lo minaccia. Le incomprensioni con gli assistiti sono per lo più generate delle false aspettative» sottolineano i giovani medici.


La proposta

Per riorganizzare completamente un ambulatorio «a fronte di una sanità e una società così profondamente mutate ci vogliono cambiamenti importanti», sottolineano i medici nella lettera.
«Innanzitutto è fondamentale per il bene del cittadino che possa esprimere la scelta del medico e non se lo ritrovi assegnato come in ospedale, così come il rapporto convenzionale (da dipendenti non saremmo liberi nelle nostre scelte cliniche), e la capillarità e prossimità ai cittadini (non nascosti in cattedrali sanitarie). E’ necessario snellire subito la burocrazia a favore dell’assistenza. I medici devono operare in gruppi organizzati, e non più in studi singoli, con un triage infermieristico. Non sono cose che si possono organizzare autonomamente, ci vuole un livello normativo che manca totalmente».


Il futuro prossimo

«In questi due anni di pandemia non abbiamo mollato mai, abbiamo mantenuto la nostra attività clinica abituale e abbiamo assorbito con infinite ore di straordinario (sempre gratuite) i compiti propri di altri servizi. Noi medici di famiglia di domani abbiamo la responsabilità di aiutare il legislatore a sviluppare un sistema coordinato ma autonomo delle Cure primarie, dimostrando alle Regioni quello che la medicina generale già sa fare e fa e cosa può fare ancora. La voce di chi conosce il territorio, la nostra voce, va ascoltata» concludono i medici.

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