Covid. Sanitari sospesi, nel Riminese iniziano i pentimenti

Rimini maglia nera per l’andamento della campagna vaccinale e per il numero di operatori sanitari contrari alla vaccinazione sospesi sia dal servizio senza stipendio almeno fino alla fine dell’anno sia dagli ordini di appartenenza. Nonostante qualcuno sia ritornato sulla propria posizione, rimangono circa 130 operatori sanitari (un’ottantina di infermieri e 54 medici) sospesi, pari al 59-60% dei 219 operatori sanitari sospesi in tutto il territorio dell’Ausl Romagna. Una situazione che, però, non sta mettendo a dura prova l’organizzazione del lavoro. «Reggiamo l’impatto», tranquillizza l’azienda, anche perché numerosi sanitari sospesi non operano nel sistema pubblico.

I medici

«Ieri mattina abbiamo ricevuto tre certificati vaccinali di tre medici che si sono, potremmo dire, ravveduti – spiega Maurizio Grossi, presidente dell’Ordine dei medici di Rimini –. Cinquantaquattro medici sospesi, però, restano una delusione. Tutti hanno giustificato la propria renitenza e resistenza parlando di malattie intercorrenti che non consentirebbero loro di fare il vaccino, ma l’Ausl non ha ritenuto queste motivazioni valide». Sul tavolo «ci sono una decina di ricorsi al Tar contro i provvedimenti di sospensione da parte dell’Azienda usl, che contestano la procedura che è stata adottata – aggiunge –. C’è, però, una sentenza del Consiglio di Stato che è molto chiara: gli operatori sanitari si devono vaccinare». Contemporaneamente, «nel momento in cui ho ricevuto le comunicazioni della sospensione dei medici da parte dell’Ausl, li ho contattati tutti personalmente, e qualcuno mi ha chiesto di aspettare a procedere con la sospensione dall’ordine, perché entro breve tempo avrebbe fatto il vaccino – continua –. La spiegazione era che non poteva permettersi di andare avanti senza un lavoro». Ed è probabilmente di questo gruppo che fanno parte i tre medici che sono tornati sui propri passi.

Gli infermieri

«Anche noi abbiamo ricevuto tre certificati vaccinali in questi ultimi giorni – sottolinea Nicola Colamaria, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Rimini –. Se la sospensione dal servizio dovesse essere prolungata (il Governo sta ipotizzando di estendere l’obbligatorietà del green pass sui luoghi di lavoro ai primi sei mesi dell’anno prossimo, nda), l’aspetto economico non potrà continuare a essere sottovalutato da tutti. Anche se la ragione per vaccinarsi dovrebbe essere ben diversa da questa». Come prevedibile, «abbiamo ricevuto due o tre comunicazioni da parte degli avvocati degli infermieri sospesi, che indicano alcune patologie come la motivazione della mancata vaccinazione – prosegue –. Ma l’Ordine non ha alcun titolo per esprimersi su accertamenti che sono di competenza esclusiva dell’Azienda Usl». Sicuramente, «il fatto che il 3% degli infermieri sia stato sospeso, in un lasso di tempo molto breve perché abbiamo ricevuto le comunicazioni tutte assieme e in una provincia in cui la campagna vaccinale già sta andando avanti più faticosamente, fa notizia – conclude –. Significa, però, anche che il 97% è vaccinato».

L’Ausl

«Non sono particolarmente preoccupato, perché tutte le Unità operative riescono a reggere l’impatto delle assenze – rassicura Mattia Altini, direttore sanitario dell’Ausl Romagna –. L’adesione numericamente ridotta dei medici fa si che ci siano solamente un paio di casi in tutta la Romagna in cui le assenze di due professionisti si concentrano nella stessa Unità operativa e c’è maggiore sofferenza. Ma si tratta di situazioni rarissime. E in questi casi stiamo valutando di coprire le assenze con dei contratti a tempo determinato».

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