Covid San Marino, l’allarme dell’Authority: “I dati sono catastrofici”

«Stilato il Protocollo di gestione per le scuole alla luce di dati catastrofici». A mettere l’accento su una situazione al limite con 260 positività registrate solo nella giornata di ieri, il dottor Claudio Muccioli, responsabile dell’Authority sanitaria di San Marino. «Un momento d’emergenza – ribadisce – in cui incontri intensi si susseguono senza sosta, per salvaguardare la sensibilità di tutti, facendo con lucidità le valutazioni del caso». Uno dei nodi? Dover ancora portare sul tavolo dati per mostrare l’importanza della vaccinazione, «nonostante i risultati eclatanti». Chi non si è vaccinato infatti «rischia 21 volte in più di finire in Intensiva», rimarca evidenziando che si tratta di «pazienti spesso indisciplinati, come il cittadino che, appena uscito dall’intubazione, ha scatenato tutta la sua rabbia contro i medici, secondo un copione ricorrente anche fuori confine. Come una rete di cui si fatica ad allargare le maglie». Situazione che tuttavia non ferma l’impegno dei sanitari, Authority inclusa. Che nell’incontro di ieri ha predisposto un «Protocollo di gestione dell’apertura delle scuole condiviso dallo staff scolastico per consentire l’andare a scuola con continuità e in salute». Concetto volto a tutelare anche il personale, «a cui si cerca di evitare quarantene continue, adottando il sistema abbracciato in generale anche per la popolazione. Così gli insegnanti asintomatici venuti a contatti con un positivo all’interno della scuola, se sono vaccinati o guariti da meno di 120 giorni, non finiranno in quarantena». Sotto la lente, aggiunge, il concetto di «contatto stretto di cui si può parlare soprattutto alla materna. E in generale restano due strade da percorrere: limitare i contagi rispettando tutti i vincoli e aumentare la quota di immunizzazione». Tanto più perché ora il «funzionamento dell’ospedale è mirato a gestire l’emergenza sanitaria, salvo le operazioni urgenti». E ancora: «Molte risorse sono destinate al tracciamento, ma con questi numeri è complesso arrivare a tutti. Stesso scoglio – nota – per il Covid team territoriale deve seguire 1500 persone di cui almeno un terzo due volte al giorno. Il 10 dicembre avevamo una media di 100 casi a settimana, ora siamo a 4mila, numeri incredibili che richiedono lo sforzo di tutti». I sanitari? «Si stanno prodigando al massimo delle forze sacrificando tutto, senza riuscire neanche a scambiar due parole con i colleghi, perché a volte sono solo in due ad alternarsi nei turni. Lavorare in queste condizioni è dura, c’è sempre da colmare un buco», ribadisce. Perciò su questa base s’innesterà una «scelta politica di fondo. Un passaggio non facile – riconosce – nonostante dati così catastrofici, mentre si profila all’orizzonte il picco di contagi». Che sia chiaro però, ci tiene a precisare «qui non è una battaglia contro i no vax, ma una battaglia per salvare la vita di tutti». Amareggia, osserva, che i no vax strumentalizzino le cifre, dicendo che ad ammalarsi sono soprattutto i vaccinati. Il che è ovvio, visto che essi costituiscono oltre l’80% della popolazione. Fermo restando il dato di fatto: chi non si è sottoposto al vaccino si ammala in modo diverso rispetto a chi ha aderito alla campagna vaccinale e non finisce in Intensiva. Un dato su cui sarebbe bene riflettere», conclude.

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