Covid-19, il racconto dell’avvocata: “Come sabbia nei polmoni”

Covid-19, il racconto dell'avvocata: "Come sabbia nei polmoni"

Ricordo a fine febbraio di avere notato una persona al bar che tossiva ripetutamente e non riusciva a trattenersi, mi ha fatto impressione. Qualche giorno dopo mi sono ammalata io, poi anche mio marito». Non è una caccia all’untore ma solo un’immagine rimasta impressa nella memoria di un’avvocata del foro di Ravenna, alla quale proprio ieri è stato fatto il tampone assieme al marito dopo giorni passati con tutti i tipici sintomi della Covid-19. Non avrebbe problemi a parlare con nome e cognome, ma puntualizza premurosa, «non voglio che i miei genitori si preoccupino».

Prima, racconta l’avvocata, «è comparsa una tossetta strana. Ho iniziato a sentire come se avessi della sabbia nei polmoni, mal di testa, dolore agli occhi. Poi dal 6 all’8 marzo ho avuto la febbre e sono comparsi altri segnali come nausea e inappetenza». Li ha trattati con aerosol e tachipirina, mentre nel frattempo il suo medico di base ha iniziato a seguire quotidianamente come si evolveva la situazione. «Ora sto meglio – rassicura – nonostante la sensazione di affanno e spossatezza. Sto a riposo, suono, ascolto musica, non posso fare molti lavori in casa perché mi affatico subito».

Per il marito la situazione è più critica. A lui la febbre è venuta il 9 marzo e continua da 10 giorni». Il termometro è arrivato anche a 39,5, ma è la tosse a preoccupare. Tanto che ieri pomeriggio l’ufficio di Sanità pubblica ha deciso di effettuare il tampone a entrambi. «Mi hanno avvisato chiedendomi anche di descrivere la casa per decidere come muoversi. Arrivati davanti all’ingresso si sono vestiti con tute e maschere e ci hanno chiesto di uscire. Restando fuori ci hanno prelevato un campione dalle narici». Per il referto sarà questione di qualche giorno, ma i segnali a detta del personale sanitario sono inequivocabili.

Al momento le raccomandazioni restano quelle impartite ai casi positivi curati a domicilio: «Riposo, tachipirina e monitorare la ventilazione polmonare, avvisando se ci sono problemi di respirazione, perché a quel punto la febbre passa in secondo piano». Poi c’è un’ulteriore cura, che il legale consiglia a tutti i malati di Covid-19, senza il rischio di avventurarsi in un terreno riservato ai dottori. «È importante reagire – conclude -. Non è un antidoto, ma la reazione emotiva e mentale secondo me vale un buon 50 per cento. Bisogna trarre insegnamento da tutto questo. Anche la capacità di trovare alternative per occupare il tempo pur stando fermi e combattere lo stress allenando il cervello sono un aiuto alla migliore terapia».

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