Covid. Quelli che… “io non voglio essere intubato”

C’è chi rifiuta di essere intubato, chi pretende di ricevere il plasma iperimmune, chi vorrebbe stabilire con che tipo di farmaci essere curato e pure il dosaggio e chi, come accaduto giovedì all’Infermi di Rimini, rifiuta una trasfusione per il padre ultranovantenne perché potrebbe contenere il sangue di persone vaccinate contro il Covid 19.

Il direttore sanitario di Ausl Romagna, Mattia Altini, spiega di essere «molto rispettoso nei confronti del meccanico quando parla di problemi dello spinterogeno» o del filtro anti-particolato. Lo stesso rispetto non sembra però essere più riservato a quelli che un anno e mezzo fa erano considerati gli eroi nazionali, i medici. Le teorie antiscientifiche rimbalzano di telefonino in telefonino, in qualche caso rilanciate anche da politici e tivù nazionali, si radicano nelle convinzioni di chi di medicina non capisce nulla e finiscono per arrivare in corsia al momento del bisogno delle cure. «Sta aumentando l’aggressività, soprattutto tra i familiari dei malati», argomenta ancora Altini. La casistica è ancora limitata ma si creano momenti di forte tensione che finiscono per «mettere tutti a disagio». I pazienti, ovviamente, che perdono la necessaria fiducia nell’affrontare la malattia e le cure, ma anche i medici, stremati da un anno e mezzo di pandemia. «Non è difficile da immaginare come sia stata la vita di chi cura le persone in questi lunghi mesi». Inizialmente in tanti si sono ammalati, anche gravemente, e alcuni sono morti. Si sono sottoposti «a turni massacranti, rinunciando alla propria vita privata e alla propria famiglia: ora devono sopportare gli attacchi di chi ha un approccio non scientifico ma ideologico», e non è facile.

No trasfusione

Il caso emblematico è quello delle due sorelle che giovedì si sono rifiutate di fare sottoporre il padre ultranovantenne a una trasfusione. «Siamo all’assurdo», allarga le braccia il direttore generale di Ausl Romagna Tiziano Carradori. Le due donne pretendevano di sapere prima se il sangue sarebbe arrivato da un donatore vaccinato contro il coronavirus oppure no. Ne è nata una discussione in corsia all’Infermi che si è conclusa – di fronte a medici sconcertati – con la negazione del consenso alla trasfusione. Non si trattava di una terapia salvavita per l’anziano padre ma ne avrebbe accelerato il processo di guarigione. Le due donne temevano un danno: che oltre agli anticorpi sarebbe stato trasferito anche l’Rna. Anche volendo, sarebbe stato impossibile stabilire se il sangue della trasfusione fosse arrivato da una persona vaccinata o meno perché le donazioni sono anonime. In ogni caso, rassicura l’Ausl, anche questa – la trasfusione da vaccinato – rientra nel campionario delle paure sul vaccino del tutto assurde. Non si rischia nulla.

Si rischia, anche tanto, rifiutando le terapie necessarie. «Si tratta di episodi sporadici – conclude Altini – ma prima di questa trasfusione rifiutata c’erano capitati pazienti che hanno negato il consenso a essere intubati; altri che pretendevano di ricevere il plasma iperimmune o altre cure basate su teorie antiscientifiche. La disinformazione sul Covid può essere molto pericolosa».

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