Covid: morto don Giacomoni fu al centro di uno scandalo giudiziario

È morto don Giuseppe Giacomoni. Aveva 95 anni e da molti anni viveva a Ravenna. Era stato infettato dal coronavirus e per i sintomi del morbo era ricoverato in ospedale. Si tratta di un volto molto noto sia all’interno della Diocesi che alle cronache. Nel 2006 fu infatti arrestato nell’ambito di una indagine sulla pedo pornografia dove venne condannato in via definitiva.

Don Giuseppe Giacomoni è deceduto nella tarda serata di martedì 1 dicembre, presso l’ospedale civile di Ravenna dove era ricoverato da giorni per le precarie condizioni di salute che lo affliggevano. Condizioni che si sono aggravate soprattutto dopo che è stato trovato positivo al tampone da Covid-19.

Nato a Montescudo (Rimini) il 4 giugno 1925 e ordinato sacerdote il 28 giugno 1953, era il sacerdote più anziano della Diocesi di Cesena-Sarsina. Da anni risiedeva presso l’opera Santa Teresa del Bambin Gesù di Ravenna, dopo un lungo ministero sacerdotale svolto anzitutto come membro della famiglia salesiana.

Fu anche direttore del Collegio delle Scuole Salesiane di Faenza.

Poi passò alcuni anni all’estero quale cappellano degli emigrati italiani.

Negli anni Novanta fu accolto presso la parrocchia di San Giacomo, a Cesenatico. Svolse in seguito il suo ministero a Villalta e in aiuto ai sacerdoti delle comunità della zona pastorale del mare, soprattutto lato Gatteo. Dal 2001 fu inserito a pieno titolo nel presbiterio diocesano di Cesena-Sarsina.

Il funerale, presieduto dal vescovo Douglas Regattieri, si terrà sabato 5 dicembre alle 10 in Cattedrale a Cesena.

La salma sarà portata al Cimitero urbano di Cesena e sepolta nel campo riservato ai sacerdoti.

Il suo debito con la giustizia terrena lo aveva saldato già da qualche anno.

Nel novembre del 2009 la Cassazione aveva reso definitiva la sentenza a suo carico con riduzione da 8 anni a 6 anni e ed 8 mesi della condanna inflitta all’ex leader e guida spirituale dell’associazione Arcobaleno, che era accusato di sfruttamento della prostituzione, anche minorile.

Don Giacomoni era finito in carcere l’11 ottobre del 2006 ed era rimasto in custodia cautelare (soprattutto ai domiciliari) fino al 1º novembre 2008.

In carcere a Forlì gli restavano a quel punto da scontare 4 anni, 8 mesi e 9 giorni. In cella è stato poco anche dopo la sentenza definitiva perché la sua età era già avanzata e difficilmente conciliabile col regime carcerario.

Don Giuseppe Giacomoni in quella inchiesta era sempre stato considerato il leader di un gruppo dedito allo sfruttamento della prostituzione, che ha avuto anche implicazioni pedofile con il coinvolgimento di un minorenne il cui racconto in aula ha contribuito alle varie condanne dei protagonisti di questa storia. Si tratta di persone che non hanno nemmeno proposto Appello, a differenza del parroco che arrivò fino al terzo grado di giudizio. Era stato parroco anche a Fiumicino e prima dell’arresto aiutava anche nella chiesa di Ruffio. La fondazione dell’associazione Arcobaleno risale a diversi anni fa. Ora non esiste più. Aveva sede a Villamarina, mentre il parroco all’epoca di quei fatti viveva a Gatteo Mare.

Don Giuseppe era noto ai più come persona dedita soprattutto all’attività a favore degli extracomunitari. Nonostante questo era un sacerdote in qualche maniera “discusso”, o almeno non visto di buon occhio da tanti ambienti. Era quasi sconosciuto dal mondo ufficiale del volontariato. Anche se la sua associazione si proponeva proprio in questo ambito e lavorava a stretto contatto con i più bisognosi: i senza fissa dimora e clandestini. Nelle sue omelie invitata sempre a soccorrere le persone povere e senza casa. Ai quali quasi sempre riusciva a dare un rifugio ed un pasto caldo. Per l’ accusa penale che lo ha inchiodato, a volte con secondi fini, diversi dallo spirito di carità.

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