Covid, il sociologo: “Il problema? Idealizzare la scienza”

Se la sociologia è la scienza che studia i fatti sociali, il riminese Antonio Maturo – professore di Sociologia della salute al campus di Forlì dell’Università di Bologna – è la persona giusta a cui chiedere lumi sulla situazione venutasi a creare nell’ambito della professione medica.

Professor Maturo, secondo i dati dell’Ordine dei medici, in Romagna ci sono ben 953 dottori/e che rifiutano la vaccinazione o che non sono in regola con la terza dose. Un numero impressionante. Lei come lo spiega?

«In generale, si tende a dire che i no vax non credono alla scienza. A mio avviso è il contrario. Molti no vax hanno un’immagine idealizzata della scienza e quindi vedono dappertutto complotti, cospirazioni e una scienza corrotta da Big Pharma. Invece, le aziende farmaceutiche ci hanno salvato, anche se ovviamente ci guadagnano. Del resto, se piove non possiamo pensare che ci sia un complotto ordito dall’industria degli ombrelli».

«Tra i no vax – aggiunge Maturo – ci sono medici complottisti. Ma questo non è un pensiero scientifico, bensì politico. A leggere alcune ricerche fatte negli Stati Uniti e in Germania, sembra che molti medici pensino che il vaccino non sia sicuro perché non sufficientemente testato. Anche questa è una sciocchezza perché con centinaia di milioni di vaccinati abbiamo fatto il più grande clinical trial della storia. Nelle stesse ricerche viene detto che l’esitazione dei medici si fonda anche sull’idea che non conosciamo gli effetti a lungo termine. Ma su nessuno farmaco approvato si conoscono! I test clinici durano molti mesi ma non decenni».

Si immaginava che esistesse una tale sacca di resistenza proprio all’interno della categoria?

«No. Ma questo testimonia che si può essere un ottimo medico senza capire nulla di metodologia della ricerca scientifica».

Ci sono addirittura medici che pur sospesi hanno continuato a lavorare come naturopati.

«Intercettano una domanda di mercato. Una richiesta basata su idee fallaci. Si pensa che tutto ciò che è naturale sia buono. Invece, i veleni esistono in natura, eccome. Anche qui c’è un’idealizzazione: quella della Natura buona. Ma la caratteristica dell’uomo è quella di intervenire sulla Natura attraverso la Cultura. In noi c’è poco di naturale per fortuna. Il riscaldamento nelle case non è naturale e neppure i vestiti. Anche se è vero che in molti casi l’uomo ha esagerato nell’intervenire sulla natura e che è meglio fare una passeggiata in riva al mare piuttosto che sulla Statale».

Ritiene che i media abbiano influito sul diffondersi di paure e teorie antiscientifiche?

«I media fanno il loro lavoro, è chiaro che si focalizzano e amplificano anche aspetti controversi. Hanno però la colpa di avere trattato i virologi come rockstar e di non avere considerato altri studiosi, quelli delle scienze sociali, che avevano certamente cose interessanti da dire. Molto spesso ai virologi sono state chieste considerazioni sociologiche a cui non erano in grado di rispondere».

Sembra che negli ultimi anni il “pensiero magico” abbia ottenuto vasta diffusione anche in strati acculturati della popolazione.

«Il problema è l’idealizzazione della scienza. La scienza – ahimè – è per definizione fatta di approcci e prospettive differenti. È nella sua natura essere contraddittoria e “fallibile”. In più, con il Covid gli scenari sono in continua evoluzione. Detto questo, è ovvio, perché provato, che ci si immunizza al Covid con il vaccino e non con le spremute e che il cancro si cura con la chemioterapia e non con le carote».

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