Covid, il direttore del “Morgagni Pierantoni” di Forlì: “La terza dose è necessaria”

Il virus Sars-Cov-2 circola maggiormente in tutt’Italia e anche i malati di Covid in corsia stanno crescendo. La percentuale di occupazione dei posti letto a livello aziendale, al momento resta ancora sotto controllo, ma a Forlì si inizia già a guardare avanti nella prospettiva di dovere accogliere più pazienti, come spiega il direttore dell’ospedale “Morgagni-Pierantoni” Paolo Masperi.


Ad oggi, quale situazione state vivendo? Quanti pazienti sono ricoverati causa Covid nei vari reparti?


«Abbiamo 34 persone degenti: 22 di queste sono a Forlì tra Malattie infettive e Pneumologia, due sono in Terapia intensiva, ma all’ospedale di Rimini, e 10 nel reparto Covid che abbiamo approntato al “Nefetti” di Santa Sofia e riservato a chi doveva essere comunque ricoverato per motivi internistici e, al contempo, è risultato positivo. Con sintomatologia molto lieve, però».


Qual è stato l’incremento dell’ultima settimana e quale tendenza è ipotizzabile?

«Abbiamo iniziato ad utilizzare i posti letto di Pneumologia negli ultimi 10 giorni sostanzialmente in corrispondenza alla crescita dei contagi tra la popolazione anche se la curva dei ricoveri non sale al ritmo di quella dei nuovi positivi. Dovremo, però, attendere altri cinque giorni per capire se e quanto dall’avere contratto l’infezione si svilupperà anche la malattia».


In proiezione, quindi, state pensando di aumentare i posti letto? Con quale gradualità e progressione tra le singole unità operative?

«Noi ci organizziamo per moduli che attiviamo mano a mano che uno di questi si riempie. Al momento abbiamo 8 posti dedicati a Pneumologia e possiamo arrivare, per blocchi, sino a 32 prima di riservarne altri, eventualmente, a Medicina. Ci auguriamo di non dovervi ricorrere, ma è vero che entro un paio di giorni passeremo da 8 a 16 letti disponibili di Pneumologia-Covid».


Basteranno, sulla base dell’andamento epidemico?

«Ne saremmo ben lieti, ma non possiamo sbilanciarci ed è possibile si creino le condizioni per predisporne di ulteriori. Vedremo».


Al momento qual è la tipologia del paziente ricoverato e il tasso di gravità della malattia?


«Il 60% dei 34 pazienti non è mai stato vaccinato e rappresenta anche la porzione di chi presenta un quadro più serio. Il restante 40%, però, è composto da chi ha ricevuto solo una delle due dosi o da persone che hanno completato il ciclo vaccinale da più di 7 mesi. In Rianimazione sono ricoverati pazienti non vaccinati, anzi, tutti coloro che sono passati da quel reparto non lo erano. I degenti vaccinati sono praticamente tutti in Malattie infettive».


Allora si può dire che il vaccino protegge, ma chi lo ha ricevuto ormai da molti mesi è tornato esposto?

«Maggiormente esposto, ma non come un non vaccinato. Questa situazione ci mette davanti a una certezza: la terza dose è necessaria per aumentare le nostre difese. È importantissimo prenotarla e farla, e molto dell’impatto che la pandemia avrà sugli ospedali, dipenderà da quanto più saremo veloci e capillari nel raggiungere tutti coloro che devono riceverla».


Compreso il personale sanitario?


«Certo, ma abbiamo iniziato 10 giorni fa, la risposta sarà presto massiccia. Contagi tra il personale ce ne sono stati, ma nessun focolaio o malato grave»

C’è, comunque, la sensazione che i livelli dello scorso inverno verranno evitati?


«Sì, purché alla dose “booster” e alla vaccinazione dei bambini sotto i 12 anni, ai quali apriremo come ritengo giusto non appena le organizzazioni sanitarie daranno il via libera, si aggiunga il ritorno alle buone abitudini di tutela: mascherine, lavaggio delle mani, distanze. Con l’inverno il rischio è che al Covid si aggiungano anche i problemi legati a tutte le altre malattie respiratorie. Meglio evitarlo».

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